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Cubani che reprimono in Venezuela

Secondo Bloomberg l’intelligence castrista sta aiutando Maduro

15 Aprile 2019 alle 08:47

Cubani che reprimono in Venezuela

Maduro con il presidente cubano Miguel Diaz-Canel (foto LaPresse)

“Gli uomini che hanno strappato le unghie a Carlos Guillen e che gli hanno stretto una busta di plastica attorno al volto nel quartier generale del controspionaggio a Caracas erano venezuelani”, scrivono Ethan Bronner, Alex Vasquez e David Wainer su Bloomberg: “Ma le autorità che hanno sorvegliato la tortura erano cubane. Gullen, un ex tenente dell’esercito venezuelano accusato di tradimento, ha detto che l’accento spagnolo degli ufficiali ha svelato la loro nazionalità. Gli accenti sono stati un indizio anche per Maria Martinez Guzman, che faceva parte della troupe televisiva della Univision che ha intervistato il presidente venezuelano Nicolás Maduro lo scorso febbraio. Martinez Guzman racconta di essere rimasta colpita da ciò che ha visto: i cubani in giacca e cravatta davano ordini agli assistenti di Maduro, che indossavano un paio di jeans. La comunità internazionale cerca di spiegare la sopravvivenza di Maduro, a dispetto di un’economia al collasso e le sanzioni americane, attraverso il ruolo della Russia e della Cina, due paesi che finanziano il regime sudamericano”. Tuttavia, spiegano i giornalisti di Bloomberg, “anche l’intelligence cubana ha fornito un sostegno enorme a Maduro. ‘Siamo al corrente del fatto che i bodyguard del dittatore siano cubani’, ha detto in un’intervista Elliott Abrams, l’inviato speciale del Dipartimento di Stato americano in Venezuela: ‘I cubani sono il sistema nervoso di questo regime. Non sarebbe al suo posto se non fosse per loro’”.

 

Il legame stretto tra i due paesi socialisti ha avuto inizio dopo l’elezione di Hugo Chávez nel 1998. Decine di migliaia di cubani sono andati in Venezuela per stabilire dei centri medici e per sviluppare dei programmi atletici, oltre che per offrire degli strumenti di repressione politica. Secondo il governo americano, tra i 5 e 10 mila cubani occupano delle posizioni di rilievo in Venezuela, soprattutto nell’intelligence e negli apparati di sicurezza. Caracas ricambia attraverso il petrolio: a oggi, Cuba riceve 50 mila barili di petrolio al giorno, ha detto Abrams. Tuttavia, la disintegrazione del Venezuela significa che Cuba dovrà trovare altri strumenti per uscire dalla povertà. Gullen sostiene che i bodyguard cubani presidiano la residenza di Maduro e del suo ministro della Difesa. Molti si domandano il motivo per cui i cittadini venezuelani non se la prendono con le autorità cubane, come era successo durante le proteste del 2002 contro Chávez. Il senatore americano Marco Rubio sostiene che ci siano alcune fazioni anticubane all’interno dell’esercito di Maduro. In un rapporto diplomatico americano del 2006, svelato da Wikileaks, un ufficiale venezuelano parla dell’impegno di Chávez per accogliere il maggior numero di cubani. Lo studioso americano Fonseca sostiene che il rapporto tra Cuba e Venezuela sia diventato più debole nel tempo, come testimonia il calo del commercio tra i due paesi. “Per ora, – concludono i giornalisti di Bloomberg – la presenza dei cubani nelle posizioni di potere continua a essere fondamentale”.

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