“I sovranisti sono illiberali e antipatici, ma a Israele servono”, ci dice Gerstenfeld

Giulio Meotti

Il matrimonio forzato tra Netanyahu e i populisti europei. "Non c'è amore, solo convenienza politica. I paesi orientali non sono molto democratici ma sono filoisraeliani". Parla l'ex direttore del Jerusalem Center for Public Affairs

Roma. “Gli europei dell’Europa centrale sono attratti dall’Israele di Bibi Netanyahu come quelli di sinistra erano ipnotizzati da Cuba”, ha scritto Ivan Krastev sul New York Times la scorsa settimana. Come spiegarlo? “Nel sovranismo non c’è nulla di chiaro e i populisti non sono tutti uguali, la Repubblica ceca è più occidentale della Polonia”, dice al Foglio Manfred Gerstenfeld, nato a Vienna nel 1937 e poi trasferitosi in Israele, dove ha diretto il Jerusalem Center for Public Affairs, autore di numerosi saggi sull’antisemitismo è oggi il più attento osservatore in Israele dei populisti (ne scrive settimanalmente sul Jerusalem Post). “I sovranisti vedono i musulmani come un pericolo e immaginano un paese che si difende, Israele, mentre loro hanno paura della Russia, come i polacchi e gli ungheresi”.

 

A cosa punta Netanyahu? “Vede in Bruxelles e nella Ue un nemico a tempo parziale e vi cerca alleati. Israele non si interessa a cosa accade in questi paesi, perché nazioni molto più rispettabili come Olanda e Germania votano contro Israele. Il ministro degli Esteri svedese non può venire in Israele. I paesi orientali non sono molto democratici ma sono filoisraeliani, i paesi occidentali sono molto democratici e antisraeliani. Come se ne esce? L’antisemitismo dei polacchi è immenso e abbiamo problemi con loro, ma dall’altro lato all’Onu sostengono Israele”. Il motivo? “Investimenti e tecnologia israeliani, la comune antipatia per Bruxelles e vedono in Israele un intermediario con gli Stati Uniti di Trump. Qui in Israele c’è un forte sentimento anti Bruxelles, sostenuto dagli arabi. È un gioco politico di Netanyahu quest’alleanza con i sovranisti, ma l’unica cosa vera di cui si parla qui è Trump. Israele boicotta l’AfD in Germania, c’è un cordone sanitario, e i Le Pen. I sovranisti non sono gente simpatica, non li vorrei mai come amici, ma la politica non si fa tra amici. Abbiamo ottimi rapporti con gli arabi antidemocratici, dal Bahrein all’Oman, e i sauditi e il Kuwait. In politica lavori con chi puoi. E gli arabi ci aiutano più degli svedesi”.

 

I “criteri” per dialogare con i sovranisti

 

E l’accusa che Israele lavorando con i sovranisti tradirebbe i valori ebraici? “Roba da caffè dell’intellighenzia”. Secondo Gerstenfeld, ci sono “criteri” non ufficiali usati da Israele. “Il governo in visita sostiene l’Autorità palestinese che gli consente di liberare fondi per pagare gli assassini di israeliani? Il paese vota contro Israele? Interferisce negli affari di Israele? Gli ebrei in quel paese sono vittime di violenze? Sono negazionisti sulla Shoah? Sostengono il boicottaggio? Secondo questi questi criteri – fatta eccezione per la Shoah – la realtà della Francia è più negativa per noi di quella dell’Ungheria. La Francia è il paese dell’Europa occidentale dove la maggior parte degli omicidi di ebrei ha avuto luogo. Non è necessario simpatizzare con Orbán per dargli il benvenuto. E si può non essere d’accordo con il suo carattere illiberale”. Si possono applicare gli stessi criteri all’Olanda. “In base ai criteri di cui sopra, l’Olanda emerge in modo più negativo rispetto all’Ungheria. Che sia più piacevole andare in vacanza nei Paesi Bassi piuttosto che in Ungheria non è rilevante qui”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.