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Arriva Buttigieg

Il candidato sorpresa alle primarie democratiche è un veterano gay che parla sei lingue

3 Aprile 2019 alle 06:00

Arriva Buttigieg

New York. Il candidato sorpresa alle primarie democratiche si chiama Peter Buttigieg (si pronuncia butti-gig, con entrambe le g dolci come in Genova). Fino a un mese fa era quasi uno sconosciuto, poi nel giro di due settimane è passato dall’uno per cento di gradimento nei sondaggi al quattro per cento, alla pari con Elizabeth Warren di cui però si parla da un anno. Tanto per dare un riferimento: Beto O’Rourke che monopolizza l’attenzione dei media da settembre è più o meno fisso al dodici per cento. Gli altri per ora non si muovono, lui sale. Lunedì Buttigieg ha annunciato di avere raccolto sette milioni di dollari in piccole donazioni (media: trentasette dollari) e questo prova che ha un seguito reale, non si tratta di una bolla creata dai media. Bernie Sanders, che gode di un seguito quasi messianico nella sinistra americana, per ora ha raccolto venti milioni di dollari. Secondo uno studio dell’agenzia Newship citato da Axios, Buttigieg sta generando più interesse sui social media di tutti gli altri candidati democratici. Tra il 10 e il 31 marzo sono stati pubblicati su di lui 3.017 articoli e per ciascuno ci sono in media 901 interazioni. Per O’Rourke, che in queste cose è il primo della classe, sono stati pubblicati 21.680 articoli, un’enormità in più, ma ciascuno ha 560 interazioni. Vuol dire che la gente rilancia, commenta, mette mi piace molto più agli articoli che riguardano Buttigieg che a quelli che parlano degli altri candidati.

   

Potrebbe trattarsi dell’effetto novità, dell’effetto “gusto del mese”, ma Buttigieg, sindaco trentasettenne di South Bend, una città da centomila abitanti nel nord dell’Indiana, con una faccia da bravissimo ragazzo comincia a trasmettere agli elettori un’aura di rottamatore predestinato contro la banalità degli altri candidati, che in maggioranza sono senatori o comunque sono sulla scena politica che conta da più tempo. Potrebbe durare poco, ma il sito Politico due giorni fa gli ha dedicato un pezzo intitolato: “He’s disrupting the whole 2020 race”, stravolge l’intera campagna elettorale.

     

Il candidato Buttigieg sembra una parodia antitrumpiana creata da uno sceneggiatore in vena di provocazioni. A metà marzo gli è stata presentata la scrittrice norvegese Asne Seierstad durante un festival letterario in Texas, lui si è messo a conversare in norvegese, “con accento di South Bend ma per il resto eccellente” dice lei. È saltato fuori che il sindaco aveva letto un romanzo dello scrittore norvegese Erlend Loe e voleva leggere anche gli altri di cui però non esiste una traduzione in inglese e allora ha imparato il norvegese – che ora è una delle lingue straniere in cui riesce a fare conversazione e ci sono anche il francese, l’italiano, lo spagnolo, l’arabo e il dari, che è una delle due lingue principali dell’Afghanistan. Nel 2014 per sette mesi è stato militare in servizio in Afghanistan in un’unità dell’intelligence della Marina e questo lo copre da quel lato – circolano già foto di lui armato e in mimetica in Afghanistan, abbastanza da respingere le accuse di intellettualismo pedante se arrivasse a correre contro Donald Trump, che evitò il servizio militare in Vietnam con una scusa. Buttigieg si è dichiarato gay nel giugno 2015 e l’anno scorso ha sposato il suo compagno, Chasten Glezman, che parla spesso e volentieri su Twitter. L’elettorato americano spesso sceglie il nuovo presidente come reazione a quello precedente, con un andamento oscillante a pendolo: Obama dopo Bush, Trump dopo Obama e così via. Un presidente gay che parla arabo nel 2020? Sarebbe una lunga oscillazione.

  

Dal punto di vista politico Buttigieg è vicino a Sanders e in un’intervista recente al Washington Post ha detto che “il centro di gravità degli americani è molto a sinistra rispetto al centro di gravità del Congresso e per molti aspetti anche a sinistra del Partito democratico”. A differenza di Sanders non vuole eliminare le assicurazioni sanitarie private, anche se sostiene il modello sanità pagata dal governo per tutti, e si è esposto con alcune posizioni che non sono di sinistra. Per esempio ha criticato la grazia concessa dall’Amministrazione Obama a Chelsea Manning, l’ex analista dell’intelligence militare che consegnò a Wikileaks molte informazioni riservate.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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