La Polonia, il latte antisemita e la rabbia contro Netanyahu

Micol Flammini

Il summit tra Israele e i paesi di Visegrád è stato annullato dopo le parole di Netanyahu sul coinvolgimento della Polonia nell'Olocausto

Roma. L’incontro dei quattro di Visegrád a Gerusalemme avrebbe dovuto avere anche un retrogusto storico, per la prima volta i leader dell’Europa centro orientale si sarebbero visti fuori dai confini europei, in Israele. Ma niente summit, niente prima volta. A Gerusalemme ci saranno soltanto tre bilaterali: Netanyahu-Orbán, premier ungherese; Netanyahu-Babis, premier ceco; Netanyahu-Pellegrino, premier slovacco. Nessuna foto di gruppo dopo che qualcosa si è rotto tra Varsavia e Israele. Anche la Polonia fa parte del gruppo di Visegrád, costituitosi nel 1991 per promuovere l’integrazione di quelle nazioni che uscivano dal comunismo e volevano fuggire il più possibile dall’est.

 

Integrazione voleva dire prepararsi, compattarsi per entrare a far parte dell’Unione europea, ed è curioso notare come, a quasi trent’anni di distanza, quel vertice di europeisti raduni oggi quattro dei volti più euroscettici dell’Ue. La crisi diplomatica tra Polonia e Israele si è aperta dopo le parole che Netanyahu avrebbe pronunciato mentre si trovava a Varsavia per la conferenza sulla sicurezza e la pace in medio oriente e riportate da due dei maggiori quotidiani israeliani, Jerusalem Post e Haaretz. Netanyahu avrebbe accusato i polacchi di aver collaborato con i nazisti, spalancando così una serie infinita di rabbie, di offese e risentimenti. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e il presidente Andrzej Duda hanno preteso le scuse di Israele, anche in virtù della legge, approvata lo scorso anno dal Parlamento polacco, che vieta e punisce qualsiasi affermazione volta a insinuare una complicità tra i polacchi e l’Olocausto.

 

La legge aveva scandalizzato tutti, anche lo stesso Netanyahu, storico amico del governo del PiS, il partito nazionalista che guida il paese dal 2015, che si era augurato che la legge venisse cambiata al più presto. Il testo è stato soltanto modificato, laddove si prevedeva la reclusione fino a tre anni, i legislatori hanno messo come pena una multa, ma rimane assurdo, eccessivo e pericoloso. “Questa legge è espressione di un popolo immaturo, il PiS parla di recupero dell’identità polacca, ma sta tirando fuori un’identità infantile”, dice al Foglio Barbara Elgenking, direttrice del centro studi per l’Olocausto, che però si rifiuta di commentare le parole di Netanyahu.

 

Domenica Morawiecki aveva deciso di mandare a Gerusalemme il ministro degli Esteri Jacek Czaputowicz, ma poi sono arrivate anche le parole di Israel Katz, il ministro degli Esteri israeliano, che ha pronunciato la frase che per un istante ha ricompattato maggioranza e opposizione, destra e sinistra, ebrei e cattolici di tutta la nazione: “I polacchi hanno succhiato l’antisemitismo con il latte materno”. Per qualche ora la Polonia è rimasta unita, oltre gli interessi partitici che scalpitano in vista delle europee: quella frase ha fatto male e ha fatto infuriare.

 

Ormai era chiaro che la Polonia non sarebbe andata in Israele nemmeno sotto la rappresentanza di Czaputowicz e Andrej Babis, il premier ceco, ha comunicato nella mattinata di ieri che senza Varsavia non ci sarebbe stato nessun summit. Nell’introduzione a un’opera gigantesca, per spessore e importanza, dal titolo “Contro l’antisemitismo 1936-2009”, curata da Adam Michnik, il direttore di Gazeta Wyborcza, c’è scritto: “Il mio interesse per questa antologia è personale, volevo dimostrare che i polacchi non hanno succhiato l’antisemitismo con il latte materno. Ho sentito più volte questa affermazione e sempre mi ha irritato”. La frase è dell’ex primo ministro israeliano Yitzhak Shamir e la società polacca si è sempre tormentata su queste parole. Non è un caso che anche il leader delle comunità ebraiche in Polonia e il rabbino capo si siano arrabbiati, “quella frase offende tutti noi”, hanno scritto in un comunicato congiunto.

 

Per il PiS, che sembra meno turbato dalle ferite nazionali e più attento alla propaganda, quella di Netanyahu è stata una mossa politica, lo attendono le elezioni tra pochi mesi e presentarsi come il punto di riferimento delle destre europee potrebbe non convenirgli. Bisognava rompere questo incontro, secondo alcuni deputati, farlo in modo plateale e, soprattutto, che piacesse agli israeliani.

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