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Cosa ho capito dei 5 stelle stando con la delegazione venezuelana in Italia

Cronache dalla delegazione venezuelana in visita in Italia nei giorni scorsi. Le perplessità sulla posizione del governo gialloverde su Guaidó

14 Febbraio 2019 alle 06:03

E l’Italia sul Venezuela cosa fa?

Juan Guaidó (foto LaPresse)

Al direttore – La delegazione venezuelana in visita in Italia nei giorni scorsi ha posto molte domande, aveva bisogno di spiegazioni per capire l’ambiguità e anzi le divergenze nella posizione italiana nei confronti del Venezuela. “Perché i Cinque stelle ostacolano il riconoscimento di Juan Guaidó come legittimo presidente del Venezuela?”, mi ha chiesto uno di loro. Ho risposto: perché l’appoggio al regime di Caracas per il MoVimento ha rappresentato esattamente lo stesso che l’opposizione ai vaccini, alla Tav o alla Tap. Il punto forte di una lobby ideologica piccola ma agguerrita che nell’assoluto vuoto ideologico di un partito fondato solo sul ‘Vaffa’ si è inserita imponendo la sua agenda. Diventati forza di governo e per di più in alleanza con un altro partito i Cinque stelle hanno dovuto fare una marcia indietro dopo l’altra. Ma per non perdere del tutto la faccia hanno cercato di nasconderlo. Ad esempio, ribadendo l’obbligo della vaccinazione per andare a scuola, ma consentendo di dimostrarlo con una semplice autocertificazione. O demandando la valutazione della Tav all’analisi costi-benefici di una commissione che ha fatto in modo da bloccare tutto fino a dopo le europee. O, appunto, spiegando che l’Italia non deve stare con Maduro ma neanche con Guaidó.

 

Mi aspetto un’obiezione: perché i delegati venezuelani non lo hanno chiesto direttamente ai Cinque stelle? Perché i Cinque Stelle si sono rifiutati di ascoltarli! Come ha spiegato il presidente della commissione Esteri dell’Assemblea nazionale, Francisco José Sucre Giffuni, “il presidente Mattarella, il vicepresidente del Consiglio Salvini e tutti i gruppi parlamentari eccetto i Cinque stelle hanno riconosciuto che le elezioni presidenziali dell’anno scorso sono illegittime, e che dunque l’unica autorità legittima è l’Assemblea nazionale. In base ai meccanismi della Costituzione, capo dello stato diventa allora il presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó. Questa è stata anche la posizione espressa dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero”. Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, che è dei Cinque stelle, ha però ribadito: “Non riconosciamo Maduro ma nemmeno un presidente che si autoproclama come Guaidó”. “La voce del governo è Moavero”, ha risposto un italiano che accompagnava la delegazione. “Ciò vuol dire che Di Stefano apre bocca per prendere fiato?”. “Questa è una affermazione che fa lei”.

 

“Abbiamo ascoltato i parlamentari dei Cinque stelle in aula. Anche loro lo hanno detto espressamente: non appoggiamo Maduro e vogliamo elezioni in Venezuela. Come è possibile dire questa cosa e non riconoscere Guaidó? Non lo capiamo”, ripete sconsolato Sucre. Avete provato a chiederglielo direttamente? “Abbiamo sollecitato un incontro con loro, ma non ci hanno voluto vedere”. Da incrociare con quanto detto nel comunicato del senatore pentastellato Gianluca Ferrara, che dopo essersi rifiutato col suo gruppo di vedere gli inviati di Guaidó ha spiegato: “Per noi è fondamentale ascoltare tutti, perché non può esserci dialogo senza ascolto. Ascoltare entrambe le parti”. E ha poi diffuso una lunga velina dell’ambasciatore in Italia di Maduro.

 

Ribadisco: gli inviati di Guaidó non ci hanno capito niente. Ma incrociando quello che dicevano loro con quanto pubblicato dal Foglio a proposito di un convegno pro chavista organizzato da Di Battista il 13 marzo 2015, con la polemica in corso sulla Tav e anche con la ultimissima contestazione dei No Vax al “tradimento” di Grillo, ho avuto l’improvvisa illuminazione. E così ho provato a spiegargliela. Qualcun altro ha invece chiesto: “Ma è possibile che i Cinque Stelle abbiano ricevuto finanziamenti dal governo i Caracas?”. “A quanto ne sappiamo no”, ha risposto Sucre. “Sarebbe irresponsabile affermarlo senza prove”. Ma il destituito sindaco di Caracas Antonio Ledezma – anche lui nella delegazione – ha sentito il bisogno di commentare con due proverbi popolari: “Ci sono amori che uccidono”; “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • m.pascucci

    14 Febbraio 2019 - 17:05

    Penso che sia davvero molto improbabile che i cinque stelle possano aver ricevuto finanziamenti da Caracas (ammesso che a Caracas abbiano i soldi per finanziare qualcuno). Secondo me è ottusità ideologica di una parte persino minoritaria di quel movimento politico. La maggioranza del M5S invece non ha idea di dove siano Caracas e il Venezuela e li lascia fare: per loro è un non-problema, e pur di evitare discussioni interne i più preferiscono assecondare quella minoranza. Ma vi ricordate quando Di Maio ha parlato di Pinochet come "ex dittatore del Venezuela"? E quindi, cosa volete aspettarvi da gente simile?

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  • Bacos50

    14 Febbraio 2019 - 10:10

    Meno male che c'è qualcuno che dice di aver capito qualcosa dei Cinque S...talle.

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