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Il Guaidó di Schrödinger

Una mozione, due sottosegretari agli Esteri. Così l’Italia riconosce e non riconosce il presidente del Venezuela

Luciano Capone

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15 Febbraio 2019 alle 14:43

Il Guaidó di Schrödinger

Guglielmo Picchi, con Giuseppe Conte, giura come sottosegretario (foto LaPresse)

Roma. Negli anni 30 il fisico Erwin Schrödinger elaborò un esperimento paradossale di meccanica quantistica secondo cui un gatto, chiuso in una scatola d’acciaio, al verificarsi di un determinato evento radioattivo, può essere contemporaneamente sia vivo sia morto. Il governo gialloverde ha fatto lo stesso esperimento politico, solo che nella scatola della sua politica estera anziché un gatto ci ha messo il Venezuela, o meglio, Juan Guaidó. Così, il leader dell’opposizione democratica venezuelana, viene contemporaneamente riconosciuto e non riconosciuto dal governo italiano come presidente ad interim del Venezuela al posto del dittatore Nicolás Maduro. Tutto questo è possibile perché al ministero degli Esteri ci sono due sottosegretari: uno del M5s, Manlio Di Stefano, e l’altro della Lega, Guglielmo Picchi.

 

Il grillino Di Stefano, che per anni ha espresso posizioni favorevoli a Maduro, è andato a Caracas per celebrare l’anniversario della morte di Hugo Chávez e ha organizzato convegni per proporre il Venezuela socialista come modello alternativo all’Unione europea “neoliberista”, afferma che il governo non riconosce il presidente che ha l’appoggio della stragrande maggioranza delle democrazie occidentali e sudamericane: “Nella risoluzione approvata non riconosciamo la legittimità di Maduro, ma non riconosciamo neppure l’autoproclamato Guaidó”. Il leghista Picchi, che è stato il primo esponente del governo italiano ad esprimersi sulla crisi venezuelana attaccando Maduro, invece esprime via Twitter, proprio dal Sudamerica dove è in missione diplomatica, un’interpretazione opposta della stessa mozione: “Il Parlamento italiano ha votato una risoluzione che dice: 1) Maduro non è il Presidente; 2) L’Assemblea nazionale ha legittimità democratica; 3) Bisogna applicare l’art 233 della Costituzione; 4) Devono tenersi elezioni libere ed eque. Quindi Juan Guaidó è il legittimo Presidente ad interim del Venezuela”.

 

Così i due sottosegretari agli Esteri riconoscono e non riconoscono Guaidó, mandandolo in confusione. Infatti il giovane leader dell’opposizione venezuelana, alle prese con la catastrofe economica e umanitaria causata dal regime chavista, pochi giorni fa aveva scritto una lettera agli italiani: “Con profondo sconcerto non comprendiamo le ragioni della posizione politica italiana”. Ma dopo aver visto il tweet di Picchi, Guaidó ha commentato entusiasta: “L’Italia si unisce ai paesi che riconoscono la nostra lotta. Apprezziamo il pronunciamento del Parlamento italiano a favore delle libere elezioni in Venezuela”.

 

Nel mondo, rispetto alla crisi venezuelana, c’è un gruppo di paesi che riconosce Guaidó (Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Australia, Ecuador, Germania, Francia, Israele, Sveziea, etc.) e un gruppo che non riconosce Guaidó (Cina, Russia, Turchia, Cuba, Bolivia, Nicaragua). E infine c’è l’Italia che fa un esperimento politico: lo riconosce e non lo riconosce. E’ il Guaidó di Schrödinger.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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