Perché l'antisionismo è letale

Giulio Meotti

I tunnel di Hezbollah, l’Onu, gli attacchi di Hamas e le periferie europee. Lo stesso assalto a Israele

Roma. “Gli israeliani sperimentano l’antisionismo in modo diverso rispetto ai lettori della New York Review of Books, non come una sortita audace nel mondo delle idee, ma come una minaccia alla loro esistenza”, scriveva ieri Bret Stephens sul New York Times. “È un po’ come la differenza che c’è tra discutere degli effetti del marxismo-leninismo in un seminario al Reed College nel 2018 e sperimentarli a distanza ravvicinata a Berlino Ovest nel 1961. In realtà, è anche peggio di così, dal momento che i sovietici volevano semplicemente dominare o conquistare i loro nemici e impossessarsi delle loro proprietà, non cancellarli dalla mappa e porre fine alle loro vite”.

 

E tre vite israeliane sono state prese dai terroristi palestinesi in Cisgiordania in 24 ore, un bambino di appena tre giorni e due soldati, in quella che sembra essere una escalation del terrore, mentre al confine nord col Libano Israele sta scoprendo una serie di tunnel scavati da Hezbollah per infiltrarsi nello stato ebraico. Hamas e i suoi alleati (l’Iran in testa) hanno un piano e neppure segreto: esportare la loro “lotta armata” contro Israele al di fuori della Striscia di Gaza e, in ultima analisi, prendere il controllo della Cisgiordania. “La Cisgiordania ha assunto l’iniziativa di resistere all’occupazione”, ha detto Hamas dopo la serie di attacchi terroristici. Hamas e i suoi amici sono stati galvanizzati dal recente fallimento dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione sponsorizzata dagli Stati Uniti che condannava Hamas e altri gruppi terroristici palestinesi.

 

Ogni attacco “riuscito” e portato avanti da Hamas gli fa guadagnare popolarità in Cisgiordania a spese di Mahmoud Abbas e della sua Autorità palestinese. Intanto emergono i dettagli dei piani di Hezbollah a proposito dei tunnel: infiltrare terroristi col compito di isolare il villaggio israeliano di Metulla nell’estremo nord del paese, prendere posizioni chiave (con ostaggi) e iniziare a bersagliare i rinforzi israeliani con cecchini e missili anticarro. Il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva già minacciato di “conquistare la Galilea”.

 

In questi giorni, le Nazioni Unite hanno celebrato l’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani, 70 anni fa. Nella stessa settimana hanno de facto assolto Hamas fallendo sulla risoluzione americana di condanna dei terroristi palestinesi. Hamas ha ringraziato l’Onu e ordinato ai suoi di passare all’azione. C’è un solo paese che in 70 anni di vita non si è mai visto riconoscere davvero, moralmente e politicamente, quei diritti umani. È l’“antisionismo che uccide”, come lo ha definito due giorni fa Daniel Schwammenthal sul Wall Street Journal.

 

Il 51 per cento degli ebrei europei ha detto di sentire “frequentemente” o “sempre” che “gli israeliani si comportano come i nazisti nei confronti dei palestinesi”. “‘L’antisionismo non è la stessa cosa dell’antisemitismo’, si continua a sentire”, scrive Schwammenthal. “Il nuovo studio suggerisce che per gli ebrei europei la distinzione non ha senso. Il politico tedesco Heinrich von Treitschke disse che ‘gli ebrei sono la nostra disgrazia’, una frase ripresa dai nazisti e che trova il suo equivalente oggi in ‘il mondo sarebbe un posto migliore senza Israele’”. È l’eco che si propaga dai tunnel di Hezbollah sotto l’unghia più a nord di Israele, alle fermate degli autobus in Cisgiordania, al Palazzo di vetro delle Nazioni Uniti e nelle periferie delle capitali europee.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.