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La Francia senza ebrei. Il destino segnato della più grande comunità giudaica in Europa

Uscirà tra pochi giorni "La France sans les juifs", il nuovo libro del sociologo Danny Trom

8 Febbraio 2019 alle 06:05

La Francia senza ebrei. Il destino segnato della più grande comunità giudaica in Europa

Roma. Il numero di aggressioni antisemite in Inghilterra è aumentato del 16 per cento nell’ultimo anno, salendo a 1.652 incidenti. E’ il più alto mai registrato da quando il Community Security Trust ha iniziato a contarli nel 1984. Quasi 150 incidenti sono stati collegati al partito laburista, che sotto la leadership di Jeremy Corbyn ha visto l’esplosione di una radicale ostilità antisemita, una novità per un Regno Unito dove la comunità ebraica ha sempre vissuto in sicurezza. A sud invece, la Francia ha già vissuto tutto questo.

 

E proprio lì nei prossimi giorni uscirà un libro il cui titolo dice tutto: La France sans les Juifs. Lo ha scritto il sociologo Danny Trom. E’ un saggio sulla fine del giudaismo europeo. “Mi sono ispirato alla frase di Manuel Valls un anno dopo l’attacco del novembre 2015: ‘Senza gli ebrei, la Francia non sarebbe più la Francia’”, raccontava ieri Trom al Figaro. Ci sono fatti, già ben documentati, su un grande movimento di emigrazione che è aumentato in modo particolare dal 2006, dopo l’assassinio di Ilan Halimi. Dei 470 mila ebrei che ci sono in Francia, più di 50 mila hanno già lasciato il paese, verso Israele, Canada o altrove. Altri sono tornati, a causa della difficoltà di integrarsi nello stato ebraico (chi parte lascia spesso posizioni professionali ed economiche consolidate).

 

“Se gli ebrei, in Francia, hanno avuto a lungo un rapporto teso, a volte doloroso, con il loro paese nel corso dei secoli, oggi affrontano una realtà nuova, particolarmente funesta”, aveva detto qualche mese fa il filosofo ebreo francese Alain Finkielkraut. “Sono estremamente preoccupato, sia per gli ebrei francesi sia per il futuro della Francia”, ha dichiarato nel corso di un’intervista al Times of Israel. “L’antisemitismo che stiamo vivendo ora in Francia è il peggiore che abbia mai visto in vita mia, e sono convinto che sia destinato a peggiorare. A causa della crescente ostilità che gli ebrei stanno affrontando, soprattutto in certe periferie di Parigi, molti sentono il bisogno di lasciare i luoghi dove hanno vissuto per molto tempo. In anni recenti, decine di migliaia di ebrei si sono spostati, alcuni in Israele, alcuni in quartieri dove si sentono più sicuri. Una situazione simile sarebbe stata inimmaginabile vent’anni fa. E’ senza precedenti in Francia e, quel che è peggio, è destinata a continuare”. 

 

Prima della nascita di Israele, gli ebrei avevano cercato protezione sotto regimi più o meno benevoli. Trom analizza questa “strategia di sopravvivenza”, teorizzata a lungo nella letteratura rabbinica e nel Libro di Ester. Dopo la creazione di Israele, il nuovo stato ebraico offre una garanzia unica. “In Israele non è l’individuo ebreo a essere preso di mira, ma lo stato che lo protegge, gli ebrei non si sentono presi di mira come persone, ma attraverso uno stato che li rappresenta”. Ma secondo Trom, oltre all’ascesa dell’islam radicale in Francia, c’è un altro motivo che spinge a partire. “Non viene dall’islam ma dalla nuova etica penitenziale che regna in Europa. Una filosofia del vittimismo, basata sul rifiuto dei confini, l’ideologia inclusiva dell’accettazione incondizionata. Alla luce di questo muto irenismo, lo stato di Israele, che umilierebbe i palestinesi, può apparire solo osceno e arcaico. L’europeo è diventato cosmopolita e pacifista, l’israeliano è diventato un nazionalista disinibito”.
Chi offre oggi la miglior protezione agli ebrei francesi, la Repubblica laica o il sionismo? Fino agli anni Duemila era prevalsa la scelta francese. Ma da allora, dopo dodici ebrei uccisi, gli attacchi quotidiani, gli assalti alle sinagoghe, è iniziato un forte movimento di uscita dal paese. E qui si ritorna al titolo pessimista del libro. Trom pensa che questo movimento, fra accelerazioni e pause, è ormai “irreversibile”. A quel punto, allora, si invererà forse anche la cupa premonizione dell’ex primo ministro Manuel Valls. E la Francia non sarà più la Francia.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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