La notte dell'antisemitismo

Redazione

Profanato un cimitero ebraico in Alsazia. A Parigi solidarietà e divisioni pericolose

Alain Finkielkraut? Uno “sporco sionista”. Emmanuel Macron? Una “prostituta degli ebrei”. E ieri, a confermare l’aria antisemita che tira in Francia, dopo le croci uncinate sul volto di Simone Veil e la scritta “Juden” sulla vetrina di un negozio della catena Bagelstein, è arrivata anche la profanazione di ottanta tombe nel cimitero ebraico di Quatzenheim, in Alsazia. “Prenderemo provvedimenti, faremo leggi, puniremo”, ha dichiarato il presidente Macron, giunto sul luogo dell’oltraggio per manifestare la sua solidarietà alla comunità ebraica. “Chi ha fatto questo non è degno della Repubblica”, ha aggiunto l’inquilino dell’Eliseo, prima di raccogliersi in silenzio accanto al grande rabbino di Francia, Haïm Korsia.

 

 

  

Negli ultimi vent’anni, il clima non è mai stato così pesante per i francesi di confessione ebraica, al punto che il ministro dell’Immigrazione israeliano, Yoav Galant, li ha invitati a “rientrare a casa”. “Condanno con vigore l’antisemitismo in Francia e lancio un appello agli ebrei: rientrate a casa, immigrate in Israele”, ha scritto su Twitter Galant. L’ultima volta che un responsabile del governo israeliano aveva invitato gli ebrei francesi a fare l’aliyah era il febbraio del 2015, quando il premier Netanyahu disse che “Israele non è soltanto il luogo dove tornate per pregare, è la vostra casa”.

 

Gli ultimi dati diffusi dal ministero dell’Interno francese mostrano un inquietante aumento degli episodi antisemiti nel 2018, da 311 del 2017 a 541, pari a un più 74 per cento. Ieri sera, la Francia politica, religiosa, intellettuale e popolare è scesa in piazza per far sentire la sua voce contro l’antisemitismo.

 

Non c’era Marine Le Pen, che ha detto che non aveva intenzione di sfilare accanto a partiti che per anni hanno protetto e fomentato le reti islamiste, ma ha promesso che con il suo Rassemblement national organizzerà una manifestazione “dall’alto potere simbolico”. C’era però Jean-Luc Mélenchon, che ha giurato che nel suo partito, France insoumise, non c’è spazio per l’odio razziale, ma dovrà spiegarlo anche ai gilet gialli che rimangono simpatizzanti del suo movimento.

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