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L’Onu agli israeliani: “Perché vivete lì?”

Quella seduta incredibile del Consiglio dei diritti umani nella quale è emerso il pregiudizio anti-israeliano che caratterizza in generale le agenzie delle Nazioni Unite

10 Dicembre 2018 alle 10:57

L’Onu agli israeliani: “Perché vivete lì?”

Foto LaPresse

"Batia Holin, del kibbutz Kfar Aza, e Adele Raemer, del kibbutz Nirim, hanno accettato l’invito a parlare di fronte alla commissione indipendente d’indagine del Consiglio Onu per i Diritti umani, incaricata di investigare gli eventi del 2018 ai confini della striscia di Gaza, e hanno accettato di raccontare ai membri della commissione come si vive sotto la minaccia continua di attacchi di razzi, infiltrazioni di terroristi, incendi dolosi”, scrive Yedioth Ahronoth, il primo quotidiano israeliano.

 

“La commissione le ha convocate avendo notato la loro attività sui social network, dove le due israeliane hanno tenuto un diario degli eventi al confine postando foto e video e soprattutto scrivendo degli incendi scoppiati negli ultimi otto mesi a causa degli aerostati con ordigni incendiari ed esplosivi lanciati quasi quotidianamente dalla striscia di Gaza verso Israele. Benché invitate a parlare davanti alla commissione Onu, a Ginevra, Batia Holin e Adele Raemer dicono di esservisi recate con poche aspettative, ben conoscendo il pregiudizio anti-israeliano che caratterizza in generale le agenzie delle Nazioni Unite. Ciò nonostante, dicono d’essere rimaste sbalordite quando, dopo che avevano descritto la propria vita sotto la minaccia di razzi, tunnel e incendi dolosi, uno dei membri della commissione ha tranquillamente chiesto loro, come fosse la cosa più normale del mondo, perché insistano a vivere nella regione di Israele che confina con Gaza. Per inciso, si calcola che siano tra 800 mila e un milione i civili israeliani che vivono nel raggio di 35 km dal confine di Gaza, cioè alla portata dei razzi Grad-Katyusha di cui Hamas dispone almeno dal 2008-2009. ‘Quando mi è stato chiesto perché mai rimango nella mia casa e non me ne vado via a causa della situazione – dice Holin – ho capito quanto i membri di quella commissione siano scollegati dalla realtà. Non hanno la minima idea di come viviamo qui e di cosa siano Israele e la storia del sionismo. Siamo arrivati di fronte alla commissione con una presentazione e un sacco di materiale – continua Holin – per mostrare a quel comitato, che è presieduto da un giurista, com’è la nostra vita al confine con Gaza. Dovevamo parlare un’ora a testa, ma le cose da spiegare erano talmente tante che abbiamo finito col parlare per quattro ore. Abbiamo raccontato loro della nostra vita sotto i razzi, dei tunnel che sono stati scoperti vicino a dove abitiamo, del fumo nero dei pneumatici che ogni venerdì appesta l’aria e ci soffoca. Abbiamo capito che i membri della commissione non conoscono per nulla Israele, né la striscia di Gaza. Non sono mai stati qui. Ho dovuto mostrare loro su una mappa quanto il mio kibbutz si trovi vicino al confine e spiegare cosa significa questo nella vita di tutti i giorni’. Conclude Holin: ‘A un certo punto mi hanno chiesto: come spiega il fatto che un venerdì, durante le proteste, le Forze di difesa israeliane hanno ucciso tanti manifestanti palestinesi che si erano avvicinati alla barriera di confine? Ho dovuto spiegare loro che quegli attivisti, mandati da Hamas, non volevano attraversare il confine per manifestare: volevano infiltrarsi nelle nostre comunità, infiltrarsi in casa mia per farci del male, e quindi abbiamo il pieno diritto di difenderci’”.

Redazione

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