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Le pietre d'inciampo dei gialloverdi

Gli incontri tra Salvini e Casapound, gli attacchi di Grillo e Di Maio a Israele. Gli attacchi alla comunità ebraica non nascono per caso 

11 Dicembre 2018 alle 06:00

Sull'antisemitismo i gialloverdi non hanno la coscienza pulita

(Foto LaPresse)

C’è Salvini con Marine Le Pen e c’è Salvini a cena con quello là, quel tipino di CasaPound che va poi ad applaudirlo a piazza del Popolo. C’è la sede di CasaPound, a Roma, che sarebbe illegale però chissenefrega. Ci sono le ronde dei nazi sulle spiagge e sui treni, ma che sarà mai. Ci sono i grillini che invitano alla Camera Omar Barghuti, perché lo definiscono “il Mandela palestinese arbitrariamente detenuto”, loro. C’è il Campidoglio della Raggi che invita Diana Carminati, l’autrice di “Boicottare Israele”. C’è il Di Maio che vuole entrare a Gaza per riconoscere ufficialmente “l’alto ruolo di Hamas per la pace nel mondo”.

 

Ci sono i Cinque stelle che chiedono il ritiro dell’ambasciatore italiano da Tel Aviv. C’è Alessandro Di Battista, el guerillero: “Quello che sta portando avanti Israele è un genocidio”. C’è il grillino di Livorno che inveisce contro “la giudeomassoneria italica”, e c’è l’altro grillino, questo è di Milano, che propone di abolire la Giornata della Memoria. Poi Beppe Grillo, il guru in persona: “La Palestina è sotto il tallone di Israele”; oppure: “Ve lo ricordate Attila? Oggi gli israeliani dicono: dopo di noi non cresceranno più palestinesi”. E ci sono infine, buone ultime, le pietre d’inciampo per le famiglie Di Castro e Di Consiglio profanate e devastate l’altro ieri a Roma. Dice: e cosa c’entrano le pietre d’inciampo? Ma niente, teste di cazzo.

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