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Salvini e le alleanze boomerang

Il ministro si accomoda con i volenterosi anti immigrazione, ma l’alleata perfetta sarebbe la Merkel

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

13 Giugno 2018 alle 18:24

Salvini e le alleanze boomerang

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Milano. Vogliamo le scuse della Francia, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, altrimenti il primo ministro Giuseppe Conte “fa bene a non andare a Parigi”, dove è atteso venerdì. I francesi, che “fanno i fenomeni”, come dice il titolare del Viminale, moderano i toni, non vogliono inasprire lo scontro, “siamo consapevoli degli sforzi italiani” fanno sapere dal Quay d’Orsay, “lavoriamo con l’Italia – dice il presidente Emmanuel Macron – Ma non bisogna cedere alle emozioni”. L’Italia vede in questo conflitto l’opportunità di consolidare le nuove alleanze e di posizionarsi con quell’Europa – tendenza est – che i migranti non vuole accoglierli né integrarli, ma evitare che arrivino. Il premier austriaco Sebastian Kurz, che prende la guida del prossimo semestre europeo a partire da luglio e sta avendo molti incontri soprattutto sul tema dell’immigrazione, ha lanciato mercoledì “un asse dei volenterosi” con i ministri dell’Interno austriaco, tedesco e italiano, “contro l’immigrazione illegale”. E’ il progetto cui lavora Salvini assieme al collega tedesco, Horst Seehofer, che guida la Csu, la cugina bavarese della Cdu di Angela Merkel: l’obiettivo di quest’asse è un accordo tra stati sulle frontiere esterne. Esiste già a livello europeo un piano sulle frontiere esterne concordato con gli stati membri e con il Parlamento europeo: prevede una guardia costiera europea e tutti i controlli necessari per verificare chi passa, dalle impronte digitali alle banche dati. Di fatto, questo progetto aumenta la responsabilità dei paesi in prima linea, come l’Italia.

 

Se un giorno la guardia costiera europea dovesse essere funzionante (un’evoluzione di Frontex), dovrà rispettare le regole d’ingaggio attuali che prevedono che i migranti salvati in mare vengano portati a un paese di primo approdo, cioè l’Italia.

 

Questo progetto fa parte dell’intero pacchetto di riforme dell’immigrazione, compresa quella che riguarda il trattato di Dublino, in particolare quelle quote previste per la redistribuzione che ormai sono defunte: al vertice europeo di fine giugno si dovrà decidere se sfilare la riforma di Dublino dal pacchetto generale – e in questo caso ci sarebbe anche il progetto delle frontiere esterne su cui c’è consenso – o affossare tutto.

 

L’asse ideato da Kurz spera in un boicottaggio complessivo, e propone un’idea che non è nuova e su cui si sa già che una convergenza comunitaria è impossibile: fare con i paesi dell’Africa del nord quel che si è fatto con la Turchia, cioè delegare – a fronte di un lauto compenso – la gestione degli ingressi, la divisione tra chi può chiedere la protezione internazionale e chi no (i cosiddetti migranti economici), prendendosi poi carico di chi ha accesso ai paesi europei. Come si è detto infinite volte – tutte le volte che questa proposta di stampo orbanista ritorna – la Libia, per esempio, non è la Turchia, non si saprebbe nemmeno con chi firmare un accordo, ed esistono uno standard di accoglienza e un divieto a fare respingimenti (sono illegali) che rendono il piano tecnicamente infattibile.

 

Questa è la strada su cui s’incammina il governo italiano. Ci sono degli effetti collaterali: il primo, già detto, riguarda l’alleanza con paesi che hanno affossato Dublino che introduceva quel principio di solidarietà interna che tanto servirebbe all’Italia. Il secondo ha a che fare con la Germania: il ministro Seehofer che è in asse con Salvini ha appena avuto uno scontro con il suo capo, la cancelliera Angela Merkel. I due avrebbero dovuto presentare il piano del governo sull’immigrazione in 63 punti, ma il mancato accordo su uno di questi ha fatto slittare la presentazione. Questo punto riguarda i migranti che si sono registrati in un paese membro dell’Ue: Seehofer, che ha elezioni a ottobre e deve fare la faccia dura “prima che l’inverno si congeli” per evitare l’avanzata dell’Afd e che mercoledì ha ignorato un summit sull’integrazione organizzato dalla cancelliera, vuole respingerli e rimandarli al paese in cui sono registrati, ma la Merkel, che difende il principio di solidarietà europea, s’oppone. Immaginate se la Germania dovesse respingere coloro che chiedono asilo al confine con l’Austria: dove li manderebbe l’Austria? Ecco.

 

L’asse Kurz-Salvini-Seehofer non contempla la Merkel, la quale sull’immigrazione si conferma la migliore alleata che l’Italia potrebbe avere.

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Commenti all'articolo

  • mristoratore

    13 Giugno 2018 - 21:09

    Il problema dell'Italia non è distribuire in Europa i pochi migranti che hanno diritto d'asilo, ma invece cosa fare dei tantissimi che NON ne hanno diritto.

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