La post verità del Viminale

Redazione

Non c’è emergenza migranti, e in Europa facciamo patti con chi ci affosserà

Cinici e irresponsabili dicono di noi i francesi, e potrebbero evitarselo visto che alle loro frontiere non ammettono sgarri, ma questo è il rischio che si corre quando si creano emergenze che non c’erano, quando si annunciano invasioni mai avvenute. Dall’inizio dell’anno, in Italia sono sbarcati 14.286 migranti, secondo i dati dell’Unhcr, un calo del 78 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017, dice il commissario europeo Dimitris Avramopoulos. In proporzione alla popolazione, Grecia e Spagna subiscono una pressione più forte dell’Italia, rispettivamente con 12.065 e 8.727 arrivi (cui vanno aggiunti 2.581 migranti via terra, attraverso Ceuta e Melilla). Rispetto al picco della crisi, tre anni fa, i flussi attraverso il Mediterraneo si sono quasi azzerati: 1.015.078 migranti nel 2015, 362.753 nel 2016, 172.301 nel 2017, 35.090 nel 2018. In termini di stock – secondo i dati Eurostat sui richiedenti asilo – la Germania è messa molto peggio dell’Italia. Ma anche Malta, quando si guarda alla popolazione. Il fatto che i paesi del nord abbiano più richieste di asilo del numero di migranti che hanno attraversato la rotta dei Balcani indica che parte dei 600.000 irregolari sbarcati in questi anni è uscita dall’Italia. I gendarmi di Bardonecchia e Ventimiglia o la minaccia dei carri armati al Brennero non riescono a bloccare tutti quelli che vogliono andare in Francia, Olanda, Austria e Germania. Allo stesso modo il blocco contro l’Aquarius non è destinato ad avere effetti concreti duraturi. Questa mattina al porto di Catania arriverà la nave Diciotti della guardia costiera con a bordo 937 migranti: la Francia può avere molte colpe ma, di fronte alla post verità del titolare del Viminale, Matteo Salvini, Macron ha gioco facile a dire che “ciò che è inaccettabile è il comportamento e la strumentalizzazione politica che è stata fatta dal governo italiano”.

  

 

Se i flussi dovessero ripartire, l’Italia rischia di trovarsi senza alleati nell’Ue. Invece di chiedere più soldi per l’integrazione e i centri di detenzione, più aerei per le espulsioni, più accordi di rimpatrio con i paesi terzi, Salvini ha scelto di fare fronte comune con quelli che non vogliono le quote e sono pronti a chiudere le frontiere di Schengen – lasciando all’Italia tutto l’onere dell’accoglienza. Dopo l’ungherese Orbán, martedì è stata la volta di Horst Seehofer: peccato che il ministro dell’Interno tedesco voglia usare le regole attuali per rispedire in Italia i migranti che riescono ad arrivare in Germania e abbia votato contro la riforma di Dublino perché cinque anni di “responsabilità permanente” non sono sufficienti.

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