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L’effetto domino è contro l’Italia

Merkel insiste su azioni comuni sull’immigrazione. L’incontro con Conte

19 Giugno 2018 alle 06:00

L’effetto domino è contro l’Italia

Cancelleria federale - Giuseppe Conte incontra Angela Merkel (foto LaPresse)

Giuseppe Conte fa bene a maneggiare con cura la crisi politica in Germania, evitando di ascoltare troppo le sirene salviniane, almeno così può provare a tutelarsi dal fatto di passare alla storia come il presidente del Consiglio che avrà portato l’Italia fuori dall’area Schengen. Il cancellierato di Angela Merkel è messo in discussione da Horst Seehofer, il ministro dell’Interno tedesco, alleato di Matteo Salvini nel nuovo “asse” Monaco-Vienna-Roma antimigranti, che vuole respingere alla frontiera i richiedenti asilo che dovrebbero presentare domanda nel paese di primo ingresso. Come se non bastasse, ieri anche il presidente americano Trump ha tuittato sostenendo la linea dura in stile salviniano, contro la politica dell’apertura della Merkel (c’è chi sostiene che un’ingerenza così nella politica interna di un paese alleato non si era mai vista).

 

Malgrado alcuni segnali di distensione, Seehofer, che è anche il leader della Csu bavarese, si è limitato a spostare il suo ultimatum al primo luglio, appena dopo il vertice europeo del 28 e 29 giugno, quando i capi di stato e di governo discuteranno del pacchetto immigrazione, compresa la riforma delle regole di Dublino. La Merkel ha risposto a Seehofer che serve una “soluzione europea”, perché gli “atti unilaterali” rischiano di provocare un effetto domino che danneggerebbe tutti. In fondo al domino che Seehofer vuole innescare ci sono Italia e Grecia, i due paesi di primo ingresso da cui è arrivato il milione e oltre di richiedenti asilo che la Germania oggi si ritrova a gestire. Se Seehofer metterà in atto la sua minaccia, con ogni probabilità il governo austriaco di Sebastian Kurz, altro alleato di Salvini, farà altrettanto: dato che il flusso lungo i Balcani è bloccato, l’ultima frontiera che resta aperta per raggiungere la Germania è quella del Brennero.

  

Lo strumento austro-tedesco è la sospensione di Schengen con i controlli alla frontiera. Ieri in conferenza stampa con Merkel, Conte ha ammesso il rischio, oltre a riproporre l’idea irrealizzabile degli hotspot extraeuropei nei paesi di origine o transito. Ora però il premier italiano farebbe bene anche a spiegare quel che sta accadendo: inseguendo gli slogan di Salvini, si accumulano insidie per l’Italia. La legislazione europea prevede che i respingimenti alla frontiera si possano fare in circostanze molto limitate: una delle condizioni è che ci siano i controlli temporanei alle frontiere, in deroga al normale funzionamento di Schengen. La Francia potrebbe seguire il duo Seehofer-Kurz, rafforzando il dispositivo già all’opera a Mentone e Bardonecchia. Altro che hotspot extraeuropei: è l’Italia che rischia di trasformarsi in un grande campo profughi fuori dalla Schengen europea.

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Commenti all'articolo

  • Beresina

    Beresina

    19 Giugno 2018 - 16:04

    Ma respingimenti alle frontiere non dovrebbe significare a tutte le frontiere quindi anche quelle marittime dell'Italia? In effetti l'Italia dovrebbe dire ai partner:se non volete clandestini che passano le alpi e che non riuscireste in realtà a controllare dovete aiutarmi di fronte alla comunità internazionale ad effettuare una chiusura delle frontiere marittime. Perché il salvataggio in mare, giustissimo, non si capisce in base a quali norme dovrebbe significare accoglienza indiscriminata.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    19 Giugno 2018 - 11:11

    Ma quindi se Germania e Austria respingessero i clandestini (la Francia, da buona prima della classe già lo fa da molto tempo) sarebbe colpa di Salvini? Certo ci metterebbe in una situazione difficile, ma se non altro l'Europa non avrebbe più scuse per effettuare i respingimenti sulle coste dell'Africa, anche modificando i regolamenti attuali. Se anche cià non dovesse avvenire, allora l'Italia dovrebbe fare da sola, come d'altronde ha detto lo stesso ministro dell'interno, e vorrò poi vedere chi avrà il coraggio di protestare, a parte l'ineffabile Macron, europeista dei miei stivali

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