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Minniti avverte Salvini: "Allearsi con Orban sull’immigrazione significa diventare l'hot spot dell'Europa"

La riforma bocciata del regolamento di Dublino e il piano di immigrazione zero con l'appoggio di Visegraad. L'ex ministro dell'Interno spiega perché così si riduce l'Italia a centro di controllo unico dei flussi migranti

8 Giugno 2018 alle 10:25

Minniti avverte Salvini: "Allearsi con Orban sull’immigrazione significa diventare l'hot spot dell'Europa"

Marco Minniti (LaPresse)

Roma. Lo scriveva ieri Claudio Cerasa su queste colonne: " l’illusione coccolata da Matteo Salvini di risolvere i residui problemi legati alla gestione dei migranti triangolando con gli stati più euroscettici del continente e scommettendo sul sostanziale isolazionismo dell’Italia nasce da un equivoco: l’idea che sia possibile portare avanti un piano di immigrazione zero e che per realizzare questo sogno sia necessario schierare i propri carrarmatini contro la maledetta Europa". Anche molti quotidiani italiani e internazionali, come il conservatore britannico Telegraph, hanno notato "quello che sembra emergere come un nuovo asse tra Roma ed i paesi dell'Europa centro-orientale noti come 'gruppo di Visegrad'", tanto che "Salvini ha dichiarato di voler collaborare strettamente con il premier ungherese Viktor Orban"Oggi, su questa posizione, interviene anche l’ex ministro degli Interni, Marco Minnitiintervistato da Repubblica:  "I populisti predicano 'l'immigrazione zero' sapendo perfettamente che non è realizzabile. Diffondono l'idea che non sia possibile essere umani e sicuri allo stesso tempo. Una vera democrazia è in grado di conciliare le due cose. L'Italia si avvia invece verso l'ignoto" e "il passo dall'ignoto al salto nel buio può essere breve".  E avverte il vicepremier leghista che allearsi con i paesi dell’Europa orientale per risolvere i problemi legati all’immigrazione  "comporta diventare l'hot spot dell'Europa, esattamente come vuole il gruppo di Visegrad. Ci stiamo consegnando mani e piedi al loro progetto di ridurre l'Italia a centro di controllo unico dei flussi migranti provenienti dall'Africa".
      
Martedì scorso, il 5 giugno, in un vertice informale dei ministro dell’Interno europei, alcuni dei 28 stati membri – oltre all'Italia,  Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca –  hanno respinto  una bozza di riforma del Regolamento di Dublinoche prevede che sia il primo stato membro d’ingresso del migrante che opera la sua registrazione attraverso impronte digitali e foto segnalazione, a prendersi in carico la procedura di richiesta d’asilo ed è additato come uno dei principali responsabili della crisi della gestione dei migranti in Ue negli ultimi anni. Dopo il vertice, Salvini ha detto appunto di aver telefonato al primo ministro ungherese Viktor Orbán.  L’immigrazione è stata la prima prova della “nostra nuova forma di dialogo con la Ue”, ha sottolineato inoltre il primo ministro Conte. “Metteremo fine all’affare dell’immigrazione che è cresciuta oltre misura con il pretesto della falsa solidarietà” e nel loro programma di governo congiunto, Movimento 5 stelle e Lega annunciano l'impegno per la rinegoziazione dei trattati della Ue.
   
Ma il problema, come sottolinea Minniti, è che Italia e Ungheria sono su due trincee opposte e hanno interessi divergenti in materia di immigrazione: "Davvero pensiamo di allearci con chi sta cercando di affossare nel Parlamento europeo la proposta di riforma del trattato di Dublino?", ha detto l'ex vertice del Viminale.  L’Italia è un paese di frontiera (marittima), mentere per l’Ungheria il sistema attuale tutto sommato va bene cos' com’è.  Per l'ex titolare del dicastero dell'Interno, per contenere gli sbarchi, bisogna continuare a intrecciare "delicatissimi rapporti diplomatici nel Mediterraneo. Ma di Mediterraneo Salvini non parla". Minniti ha anche parlato dei risultati ottenuti nel suo mandato e ha sostenuto di avere completato i suoi propositi iniziali "al settanta per cento. Manca l’ultimo miglio, cioè l’istituzione di flussi legali per regolare gli ingressi dei migranti, ma per questo era necessario l’impegno del Parlamento".  "Salvini – prosegue – dice di voler creare Cie in tutte le regioni d'Italia: lo informo che i Cie non esistono più e che se vuole riaprili dovrà farlo con una legge dello stato. Per non parlare di quella boutade che vuole i centri d'accoglienza come prigioni da cui i richiedenti asilo non potrebbero uscire. Si violerebbe qualsiasi diritto e le norme dell'Onu. Ma del resto Salvini ci ha abituato a scivolate peggiori".
    

    
Come quando "commentò con sdegno la notizia di un migrante che aveva spennato un piccione vivo", rilancia poi l'ex ministro dell'Interno uscente, in serata, a Piazza Pulita su La7. "Quando invece hanno sparato in testa a un migrante, anzi a una persona, Soumayla Sacko, che aveva il permesso di soggiorno e lottava contro i caporali, si è pronunciato solo il premier Conte attraverso una fredda e formale dichiarazione". 
   

"C’è chi dice", avvertiva ieri sul Foglio Giuliano Ferrara "che in caso di emergenza estiva il ministro dell’Interno del governo gialloverde proseguirà sulla linea di Minniti, una politica di riduzione e rimpatrio misurata, contrattata con i paesi d’origine, che una sua efficacia relativa l’ha avuta, ma non certo un trionfo simbolico visto che Minniti è arrivato terzo nel collegio di Pesaro contro un grillino che ha vinto pur non facendo campagna elettorale perché variamente sputtanato perfino in casa sua. C’è chi dice che quello stesso ministro dell’Interno, che parla una lingua di cancelleria e una lingua da comizio molto esplicita, contemporaneamente essendo capopopolo in ascesa e titolare della sicurezza nazionale, alla tentazione, sempre in caso di emergenza, di provocare una clamorosa rottura dello status quo con una strategia di respingimenti in mare non resisterebbe. Io sono tra questi, e spero di sbagliarmi, anche se dire che so cosa sperare ormai è una vanteria futile e velleitaria".

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