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La svolta di Salvini sui porti è buona solo per i talk show

La polemica con Malta sulla nave Aquarius. Il leader del Carroccio rilancia questa mattina con un'altra nave, la Sea Watch 3. I commenti di Claudio Cerasa e Giuliano Ferrara

10 Giugno 2018 alle 22:34

La svolta di Salvini sui porti è buona solo per i talk show

[Aggiornamento ore 9:30] La decisione del ministro dell'Interno Matteo Salvini di chiudere i porti italiani all'attracco della nave di una Ong, la Acquarius, con a bordo più di 600 migranti, è forse il primo gesto dal forte impatto mediatico della lunga estate che attende il nuovo esecutivo giallo-verde, che la scorsa settimana ha incassato la fiducia del Parlamento. Nella notte tra sabato e domenica i naufreaghi sono stati soccorsi nel mar Mediterraneo in sei diverse operazioni di soccorso compiute dalle navi della Marina italiana, della Guardia Costiera e dalla nave Aquarius della ong SOS Mediterranée. I migranti sono in tutto 629, tra cui 123 minori non accompagnati e 7 donne incinte. 

 

“Da oggi anche l'Italia comincia a dire no al traffico di essere umani - ha scritto Salvini su Facebook -, no al business dell'immigrazione clandestina”. In una nota congiunta, il ministro dell'Interno e quello alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, hanno chiesto a Malta di "rispondere ufficialmente alla nostra richiesta di apertura dei suoi porti per il salvataggio delle centinaia di naufraghi presenti sulla nave". Ma il governo maltese replica: “Il recupero della nave Aquarius è avvenuto nell’area di ricerca e salvataggio libico ed è stato coordinato dal centro di Roma. Malta non è l’autorità di coordinamento e non ha competenze su questo caso”. Sul caso è intervenuta anche l'Onu che ha rivolto un appello affinché “Stati e attori coinvolti trovino soluzioni rapide che consentano ai migranti e rifugiati dell’Aquarius di essere sbarcati in modo sicuro e rapido. Il rallentamento delle operazioni mette a rischio la salute di centinaia di persone con urgente bisogno di assistenza”. "Tutti in Europa fanno gli affari propri, ora anche l'Italia rialza la testa. Stop al business schifoso dell'immigrazione clandestina", ha scritto su twitter Salvini rilanciando l'hashtag #chiudiamoiporti. L'emergenza e' stata affrontata nel corso del vertice a Palazzo Chigi sulle nomine dei sottosegretari tra il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice, Salvini e Luigi Di Maio. Palazzo Chigi ha disposto l'invio di due motovedette con medici a bordo. Conte ha contattato il premier maltese Joseph Muscat al quale, ha spiegato, "ho chiesto chiaramente che si facesse carico almeno del soccorso umanitario delle persone in difficolta'". Ma "Muscat pur comprendendo la situazione, non ha assicurato alcun intervento anche in chiave umanitaria. Si conferma l'ennesima indisponibilità di Malta, e dunque dell'Europa, a intervenire e a farsi carico dell'emergenza", ha attaccato Conte, chiedendo un cambiamento "radicale" del regolamento di Dublino, perché, ha spiegato, "l'Italia si ritrova ad affrontare in totale solitudine l'emergenza immigrazione".

Lunedì mattina Salvini ha rilanciato la campagna #chiudiamoiporti con un altro tweet: "Oggi anche la nave Sea Watch 3, di Ong tedesca e battente bandiera olandese, è al largo delle coste libiche in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati, da portare in Italia. L’Italia ha smesso di chinare il capo e di ubbidire, stavolta C’È CHI DICE NO", ha scritto sul suo profilo social il leader del Carroccio. il 9 giugno scorso, la nave aveva attraccato nel porto di Reggio Calabria con a bordo 232 migranti soccorsi nel Mediterraneo, fra cui 17 donne, di cui una incinta e 29 minorenni, per lo più profughi sudanesi soccorsi il 5 giugno, nel corso di due distinte operazioni. 

   


 

 

 

  

 

 

 

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  • gheron

    11 Giugno 2018 - 17:05

    Salvarli in mare e riportarli immediatamente alle spiagge di partenza, in Libia, Egitto, Tunisia, Algeria. Dovremo decidere e accettare tutti, NOI e LORO, che per ogni uomo il posto migliore al mondo è CASA PROPRIA. Per secoli le chiese hanno contribuito alla loro crescita civile nei loro Paesi. Oggi l'umanitarismo secolarizzato dei papponi fiuta l'affare e fa capire di non voler rinunciare agli utili. I sedicenti Paesi civili e le cosiddette Organizzazioni internazionali diano prova della loro civiltà e della loro capacità di risoluzione dei problemi. In difetto, non hanno ragione alcuna di continuare ad esistere, tranne quella di spassarsela tranquillamente in giro turistico per il mondo. Tanto, paga Pantalone.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    11 Giugno 2018 - 12:12

    Egregissimi direttorissimi: Cerasa- "Niger", ovvero un solletico militare che non serve ai francesi sul posto e che sono lì da vecchia data con reparti di ben altra portata e capacità belliche e facenti capo all' attuale presidente Macron che la chiusura dei porti (sbarcano in Sardegna mica in Corsica) e dei confini da tempo l'ha attuata tant'è che lo chiamerei l'ispiratore di Salvini; Giuliano Ferrara-"sono", "SIAMO" di nuovo Guelfi & Ghibellini? "E la bocca sollevò dal fiero pasto..." (che "continua" tutt'ora al Foglio e meno male che si esprime con Lux) dove la mettiamo? Egregissimo, anche all'estero, quanto SIAMO "provenzali".

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  • luigi.desa

    11 Giugno 2018 - 12:12

    I comandanti delle navi che imbarcano dalle coste dell'Africa aborigeni per trasferirli in Europa ,secondo la filosofia di Soros che vuole il gran turbillon delle etnie dovrebbero essere denunciati e arrestati per traffico internazionale di esseri umani.

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  • Stefan97

    11 Giugno 2018 - 10:10

    Buongiorno direttori, secondo me, la questione dell'immigrazione può essere affrontata in modo consono se i Paesi appartenenti all'Ue collaborano con i Paesi di provenienza dei profughi. La prima questione è la guerra in Libia, che è divisa tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli, di ispirazione islamista. Nel Paese, agiscono anche l'Isis e le diverse milizie tribali. Questa situazione favorisce i trafficanti e il loro business, proprio per questo, è fondamentale che i Paesi dell'Ue cerchino di fermare la guerra nel Paese nord-africano. Inoltre, risulta fondamentale che L'Ue pensi a un Piano Marshall, cioè aiuti economici, come stato fatto fatto dagli Usa per l'Italia nel dopo guerra. Questi investimenti dovrebbero essere sia di natura finanziaria per creare un tessuto socio-economico nei Paesi dell'Africa occidentale, sia di formazione per rendere le persone di quest'area in grado di costituire imprese.

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