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Il prestigiatore Trump all'attacco della Germania

Il presidente americano cerca sollievo dagli affanni sulle sue disumanità migratorie agitando il nemico esterno prediletto

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

18 Giugno 2018 alle 21:03

Il prestigiatore Trump all'attacco della Germania

Usa Germania, incontro lampo Trump-Merkel dell'aprile scorso (LaPresse)

Donald Trump, il prestigiatore che catalizza o devia l’attenzione a seconda dei venti, è andato all’attacco della Germania per alleggerire il peso dell’assedio sulle disumanità di cui è accusato al confine con il Messico: “Il popolo tedesco si sta rivoltando contro la sua leadership mentre l’immigrazione sta scuotendo la già fragile coalizione di Berlino. Il crimine in Germania è in crescita. E’ un grande errore in tutta l’Europa lasciare entrare milioni di persone che hanno cambiato la sua cultura in modo così profondo e violento”, ha scritto il presidente.

      

E’ una variazione migratoria e law and order sull’ancestrale tema trumpiano “non diventeremo come l’Europa”, già di recente esplorato con le avvisaglie di una guerra commerciale con gli alleati. Alimentare la battaglia Trump-Merkeliana, puntando tutto sul nemico esterno, ha lo scopo di proiettare il presidente fuori dalla crisi interna riguardo alla separazione forzata dei minori dalle famiglie che varcano illegalmente il confine meridionale, e poco importa se il tasso di criminalità in Germania è in calo. Il punto è reiterare il concetto: “Gli Stati Uniti non saranno un campo profughi”. Per chiudere il cerchio della deresponsabilizzazione ha gridato “change the laws!”, cambiate le leggi, ovvero prendetevela con il Congresso.

  

Di fronte allo sdegno per gli oltre duemila bambini divisi dai genitori nelle ultime sei settimane, sentimento bipartisan che ha unito Melania Trump a Laura Bush e Bill Clinton, molti repubblicani al Congresso ed esponenti dell’Amministrazione, fino ai vertici del tabloid trumpiano New York Post, il presidente ha scaricato le colpe: “E’ colpa dei democratici che sono stati deboli e inefficaci con la sicurezza dei confini e il crimine”.

 

Il messaggio che trasmette alla sua base è che il governo sta soltanto applicando le leggi approvate con i voti dei democratici, e che l’Amministrazione Obama non ha esitato a far rispettare. Lo slogan propagandistico contiene una mezza verità: è vero infatti che la legge permette la separazione dei minori e la loro detenzione temporanea, ma il predecessore aveva dato mandato agli agenti di frontiera di non dividere i nuclei famigliari, se non in casi estremi in cui i genitori potevano rappresentare un pericolo per i figli.

  

La legge dunque permette il disgiungimento familiare, ma a tradurlo in pratica è una scelta politica dell’attuale Amministrazione. Si tratta della politica di “tolleranza zero” abbracciata dal governo su pressione di Stephen Miller, il consigliere che teorizza la necessità di misure scioccanti e oltraggiose per creare un effetto deterrente. All’inizio della presidenza Trump, quando gran parte dell’energia politica era concentrata sul muro al confine con il Messico, il numero degli stranieri che tentavano di varcare il confine meridionale è calato, salvo poi tornare a livelli pre Trump nel corso di un anno e mezzo segnato più da slogan che da provvedimenti fattivi.

   

E allora Trump è tornato ad abbeverarsi alla fonte di Miller, il quale peraltro smentisce la promessa di non indagare genitori di minori che entrano illegalmente formulata da Jeff Sessions, procuratore generale ormai senza portafoglio. Nello sghembo tentativo di difendere la legittimità della decisione, Kirstjen Nielsen, segretario della Sicurezza nazionale, si è ritrovata a contraddirsi platealmente negli ultimi due giorni: domenica diceva che “non abbiamo una politica di separazione delle famiglie al confine”, ieri a New Orleans spiegava che è “importante capire che ci stiamo prendendo cura di questi minori”. Un giorno i bambini non vengono separati dai genitori, il giorno dopo vengono separati ma con gentilezza. Nel dubbio, è colpa della Germania.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    19 Giugno 2018 - 10:10

    Con tante anime pie che non perdono occasione per mostrare quanto il loro cuore sia ricchissimo di umanità il mondo dovrebbe essere un paradiso eppure nonostante loro è sempre più brutto e Gesù lanciato il suo messaggio di amore universale ora è solo effige su un santino.

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    • branzanti

      19 Giugno 2018 - 12:12

      Mi creda gentilmente l'appellativo di anima pia è veramente estraneo alla mia persona. Io penso soltanto che dobbiamo porci una domanda che parte dalla oggettiva difficoltà (e rischiosita') che l'esplosione dei fenomeni migratori comporta : dove siamo disposti a spingerci e cosa siamo disposti a rinunciare dei nostri principi di rispetto (il kantiano ogni uomo è un fine) e di convivenza civile che abbiamo maturato uscendo da immani tragedie. Sapendo che ogni passo oltre la soglia è una vittoria dell'Isis o di Bin Laden che proprio in quella direzione volevano portarci. Possiamo difendere confini e sicurezza senza rinchiudere bambini (Usa) o gettare dal treno una donna incinta (Francia). Il rispetto umano non esclude comunque l'uso della forza quando sia necessario, ma mi preoccupa una deriva cdi cui non riesco a vedere un traguardo certo.

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  • luigi.desa

    18 Giugno 2018 - 23:11

    Pregiudizio -molesto per molti lettori- della redazione del Il Foglio vs Donald il grande presidente Usa

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  • branzanti

    18 Giugno 2018 - 23:11

    Gli Usa non sono certamente una nazione generosa e caritatevole, incarnano anzi un modello spietato sul piano sociale ed assai poco interessato alla vita degli individui (certo molto dipende dalla loro storia nessuno lo nega), ma quanto sta accadendo ai confini meridionali risulta carico di una estrema gravità anche per gli standard americani. Che la responsabilità delle scelte ricada su un razzista estremo come Miller poco importa, mentre le accuse alla Germania sono francamente risibili, a meno di non inquadrarle in una sorta di complesso edipico nei confronti del paese da cui viene Trump stesso. È positivo che un ampio articolato fronte stia duramente criticando quanto di terribile avviene a nord del Rio Grande, ovviamente sempre gradito alla irriducibile base trumpista. Ehi, senza offesa, vedendo che apprezzano i bimbi in gabbia, non è che siano veramente deplorables?

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    • Skybolt

      19 Giugno 2018 - 16:04

      Branzanti, lei sa benissimo perchè i bambini vengono sepratai dai genitori, perchè i loro genitori sono considerati criminali (nel senso anglosassone, di chi commette un crimine), e per la legge americana i criminali in carcere non possono portare i figli.

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