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La guerra dei ristoranti contro Trump e le regole della resistenza

La portavoce del presidente americano cacciata da un ristorante è solo l'ultimo dei boicottaggi verso i trumpiani, costretti alla fuga mentre si occupano delle loro private faccende

26 Giugno 2018 alle 15:10

La guerra dei ristoranti contro Trump e le regole della resistenza

Sarah Huckabee Sanders. Foto LaPresse

New York. Com’era prevedibile, Donald Trump non ha preso bene l’incidente occorso alla portavoce, Sarah Huckabee Sanders, mentre cenava con la sua famiglia in un ristorante della Virginia rurale, il Red Hen. Il personale ha allertato la proprietaria, Stephanie Wilkinson, della presenza di Sanders, e dopo una breve consultazione ha deciso di chiederle di andarsene. Sanders e i suoi ospiti si sono alzati da tavola senza fare una piega e sono andati altrove, mentre il Red Hen si trasformava nel provvisorio epicentro della turbolenza politica permanente. Wilkinson ha spiegato ai cronisti che in nome della decenza e degli affari ha sempre servito clienti con i quali non era d’accordo politicamente, “ma questo è il momento in cui le persone sono chiamate a prendere decisioni scomode per difendere la loro morale”. La morale di Wilkinson dice che una complice di Trump, il presidente per cui la separazione delle famiglie al confine è solo l’ultimo degli oltraggi, non deve essere servito. Sanders ha scritto che la condotta della proprietaria “dice molto più di lei di quanto dica di me. Faccio sempre del mio meglio per trattare con rispetto le persone, anche quelle con cui non sono d’accordo, e continuerò a farlo”, ma ieri mattina il presidente ha preso la testa della battaglia da par suo: “Il ristorante Red Hen dovrebbe occuparsi più della veranda, delle porte e finestre (che hanno disperatamente bisogno di una verniciata) invece di rifiutarsi di servire una persona ottima come Sarah Huckabee Sanders. Ho sempre avuto una regola: se un ristorante è sporco di fuori, è sporco anche dentro!”, ha twittato.

  

La cacciata dal ristorante del funzionario dell’amministrazione è ormai un tema politico a sé. La segretaria per la sicurezza nazionale, Kirstjen Miller, è stata costretta dalle proteste di avventori e camerieri ad andarsene da un ristorante messicano in cui aveva malauguratamente deciso di andare nei giorni più caldi del dibattito intorno alle vicende sul confine; Stephen Miller, il consigliere che è al centro di quelle vicende, essendo l’architetto della linea più intransigente, è stato accolto dall’urlo “fascista!” in un altro ristorante messicano della capitale. La guerra dei ristoranti non è che una sfumatura di un più ampio dibattito sulla liceità di boicottare, rifiutare, respingere, costringere alla fuga pubblici ufficiali mentre si occupano delle loro private faccende. Nel fine settimana la deputata californiana Maxine Waters ha teorizzato, in un fiammeggiante comizio, l’aggressione verbale, lo svergognamento e il “push back” fisico – qualunque cosa implichi – come legittima e anzi doverosa tattica della resistenza all’inciviltà trumpiana. Gli attivisti che fanno il picchetto fuori dalle case dei membri del governo cantando “no peace, no sleep”, non sono sufficienti: “Se vedete qualcuno dell’Amministrazione in un ristorante, in un negozio, a un benzinaio, uscite allo scoperto, create un capannello e reagite, dicendo loro che non sono graditi lì né da nessun altra parte”. Le interruzioni di spettacoli e le proteste di comuni cittadini alla vista degli odiati politici sono occorrenze comuni, ma il caso Red Hen e la chiamata all’aggressione di Waters vorrebbero portarle al livello della strategia permanente. Trump ha tuonato ieri minaccioso contro Waters, una “persona con un quoziente intellettivo molto basso” che “ha invitato a fare del male ai supporter del movimento Make America Great Again”, ma dovrebbe “stare attenta a ciò che desidera”. Qualcuno, confondendo i piani, ha accostato il rifiuto del ristorante alla decisione della Corte suprema di non esprimersi sul caso di un fiorista che si è rifiutato di prestare i suoi servizi commerciai a sposini dello stesso sesso, scelta che va nella stessa direzione della sentenza sul pasticcere del Colorado. Nel caso di Sanders la libertà religiosa non c’entra nulla, anche se nel suo discorso Waters ha detto che l’aggressione dei trumpiani è legittima perché “Dio è dalla nostra parte”.

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  • adebenedetti

    27 Giugno 2018 - 15:03

    Ripropongo. La signora Sarah Sandres Huchabee non ha chiesto nessun piatto speciale . Tutto cio` che ha chiesto era nel Menu` del ristorante. Di contro il pasticciere di cui si porta ad esempio nell`articolo serviva TUTTI i clienti se questi richiedevano la mercazia che era nel negozio. Solo si e` rifiutato di fare una Torta Speciale per due speciali clienti che chiedevano a lui di celebrare una cosa che era contraria alle sue convinzioni religiose. Se la famiglia Sanders avesse chiesto un piatto che esaltava la politica di Trump sarebbe stato logico,dal mio punto di vista, ricevere un rifiuto e ordinare un piatto che era disponibile. Averla fatta allontanare dal ristorante e` un atto di intolleranza e di violenza. Violenza che e` usata come arma da molti democratici. E` facile prevedere tempi violenti se si pensa al risultato delle primarie democratiche di ieri nello Stato di New York.

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  • adebenedetti

    26 Giugno 2018 - 17:05

    Questo e` razzismo o intolleranza?. Ad Aprile alla cena dei Corrispondennti della Casa Bianca la signora Sarah fu violentemente e volgarmente insultata da Michelle Wolf. Il padre di Sarah l`ex governatore Mike Huchaben ha raccontato che mentre sua figlia e il marito sono tornati a casa, gli altri famigliari sono andati nel ristorante che si trova dall`altra parte della strada. Non contenta di aver cacciato colei che lavora per Trump, l`intollerante ha organizzato una manifestazione davanti all`atro ristorante colpevole di ospitare chi e` sgradito politicamemente a questi ANTIFA. Notizia non riportata o meglio insabbiata dai media. Nei giorni scorsi l`attore Peter Fonda ha scritto che bisognerebbe rapire il figlio dodicenne di Trump e metterlo in una gabbia con un pedofilo. Tutto e` lecito contro Trump, Cio` mi ricorda che Riccardo Lombardi anni fa negando la violenza di sinistra paragono` le loro azioni ad un esercizio ginnico e chiamo` Lollo (quello di Primavalle) compagno.

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  • branzanti

    26 Giugno 2018 - 15:03

    Il dibattito (se possiamo chiamarlo così) esposto da Ferraresi dice molto sulle condizioni in cui versano gli Usa attuali. Credo però che quando una democrazia è in pericolo (gli Usa lo sono, contestatemi ma sono in ampia ed autorevole compagnia a pensarla così) esprimere il proprio dissenso con gesti piccoli, ma eclatanti sia un modo per far sentire che il percorso verso l'autoritarismo e la soppressione dei diritti non sarà accettato supinamente. Quindi esprimo il mio apprezzamento per tutti gli americani che non si arrendono e che fanno sentire la loro voce contestando senza nessun tipo di violenza (e così dovrà continuare) e che mi ridanno fiducia in loro. Un apprezzamento anche al loro coraggio perché i sostenitori di Trump sono certamente più propensi alla violenza (NRA e non solo). Infine posso citare la bullesca rodomontata sulla vetrina del ristorante? Basterebbe per farmi votare un altro.

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    • Carlo A. Rossi

      26 Giugno 2018 - 23:11

      Spero di non venir censurato, perché forse esagero, ma Lei, Branzanti, non è solo perfido e ostinato, ma è financo un miserabile. Ha letto quanto nell'articolo? L'ha meditato bene prima di scrivere il Suo ultimo infame commento? "Nessun tipo di violenza"? Chiedere ad un avventore che non disturba e cena con degli amici di andarsene perché non si condividono le proprie idee non è violenza? E cosa sarebbe secondo il Suo illuminato parere? Nell'articolo si invita all'aggressione verbale, o sono diventato analfabeta? E il "push-back" fisico? Lei critica il commento di Trump sul ristorante, ma nemmeno per un picosecondo si ferma a pensare al significato dei gesti degli altri. Sono contro Trump? Tutto è lecito. Lo ribadisco: Lei è proprio un miserabile. Ho sinceramente pena per Lei, mai avrei creduto che avrei scritto un intervento come questo. Ma se l'è davvero cercata con acribia. E non mi risponda con la sua solita untuosa gentilezza: me lo risparmi, per favore.

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      • branzanti

        27 Giugno 2018 - 14:02

        Peccato siamo arrivati alle contumelie e, nel confronto fra idee diverse dovrebbe essere evitato,. Comunque la mia untuosita' mi porta a non replicare. Ho riletto il mio infame commento (chissà se un redivivo Borges mi riserverà una riga nella sua storia universale) e confermo quanto scritto, perché quando esiste un reale pericolo (e Trump lo è non solo per il suo paese - problema loro - ma per la stabilità economica e politica mondiale) è lecito chiedere senza violenza, a persone che sostengono il pericolo, di lasciare il proprio locale, per far capire che non si accetta un avvenire totalitario. E visto il Suo commento cortesemente mi firmo Thenardier.

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        • Carlo A. Rossi

          27 Giugno 2018 - 16:04

          Il fatto che Lei, Branzanti, utilizzi sempre uno stile apparentemente garbato, non la rende automaticamente migliore e non la mette dalla parte giusta. Io ho provato ad essere cortese, a capire il Suo punto di vista. Ho tentato davvero. Ma alla fine mi sono arreso: perché onestamente non si può essere così palesemente di parte. Io non ho apprezzato Obama, ma mai mi sarei permesso di giustificare chi lo avesse sbattuto fuori da un ristorante perché non fosse d'accordo con lui. Il ristorante Red Hen non è stato bruciato dal KKK, si svegli. Si può non essere d'accordo con Trump, ma non state combattendo una guerra di liberazione, né c'è Hitler al potere. E poi, "senza violenza": cosa sarebbe successo se queste persone fossero volute rimanere? Quale reato si sarebbe imputato loro per obbligarle ad andarsene? Me lo spieghi. Non stiamo parlando dei nazisti che liquidano il ghetto di Varsavia, Santo Cielo! Un avvenire totalitario? Fra sei anni al massimo, Trump sarà fuori dai giochi. Punto.

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        • branzanti

          27 Giugno 2018 - 22:10

          Mi permetto di dire che io sono realmente (non apparentemente) garbato e che non penso per questo, in alcun modo, di essere migliore o di stare dalla parte giusta. Semplicemente ritengo che Trump sia un reale, concreto, verissimo pericolo per il suo paese e per le sorti del nostro pianeta. Anch'io, parlando di qualsiasi altro Presidente, avrei espresso apprezzamento o contrarieta' per le sue politiche (di Bush Jr., ad esempio non mi convincevano alcune impostazioni, ma fui totalmente a favore della liberazione dell'Iraq e ne apprezzai il carisma dopo l'undici settembre). Ma qui siamo in presenza di un palazzinaro pluri bancarottaro, gestore di casino' (immagina con quali rapporti), molestatore seriale, capace di esprimere disprezzo per persone deboli ed incapace di qualunque rispetto (lo vedete abbracciare un pompiere sul cumulo di macerie di Ground Zero? Io no). Ed animato da un chiaro progetto autoritario e questo fa la differenza. Spero comunque di continuare a discutere con Lei.

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