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Analisi di laboratorio dicono (ancora) che dietro agli attacchi chimici in Siria c'è il regime

Nuove ricerche dell'Onu dimostrano che lo stesso gas sarin è stato usato dal governo di Damasco in tre luoghi diversi

Luca Gambardella

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gambardella@ilfoglio.it

30 Gennaio 2018 alle 18:33

Analisi di laboratorio dicono (ancora) che dietro agli attacchi chimici in Siria c'è il regime

Bashar el Assad (foto LaPresse)

Alla montagna di prove già accumulate e che dimostrano la responsabilità del regime siriano negli attacchi chimici degli ultimi anni, oggi se n'è aggiunta un'altra, forse quella decisiva. Alcuni laboratori hanno analizzato dei reperti raccolti in Siria da una missione delle Nazioni Unite e hanno dimostrato che dietro al bombardamento al sarin del 2013, quello lanciato nella regione della Ghouta, c'è il regime di Bashar el Assad. Lo scoop è dell'agenzia Reuters, che ha sentito fonti scientifiche e diplomatiche vicine all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) che ha analizzato i campioni.

 

Il fatto che Damasco abbia usato armi chimiche in passato è stato già dimostrato proprio dall'Opcw. In un suo rapporto del 2014 l'organizzazione aveva provato l'uso di bombe al cloro da parte dell'aviazione siriana nel nord del paese; poi, l'anno scorso, in un'altra relazione aveva anche confermato che a Khan Sheikhoun (dove i morti furono oltre 80) era stato lanciato del gas sarin. La vera novità delle ultime rilevazioni in laboratorio compiute sui frammenti rinvenuti nella Ghouta è che gli stessi identici marcatori sono stati trovati anche sui resti presi in altri due luoghi, entrambi bombardati con armi chimiche. Si tratta di Khan Sheikhoun, attaccato ad aprile dell'anno scorso (e che spinse gli americani a reagire col bombardamento della base siriana di Shayrat nell'aprile 2017), e di Khan al Assal, vicino ad Aleppo, che risale al marzo del 2013 e che causò una ventina di morti. "Ci sono tracce (di sarin, ndr) in tutti e tre i campioni", ha detto una di queste fonti a Reuters. "E' come una prova del dna, una prova definitiva", ha commentato Amy Smithson, un esperto di non proliferazione di armi biologiche. Secondo Smithson, l'uso dello stesso tipo di gas sarin in tre luoghi diversi è "senza ombra di dubbio" un marchio di fabbrica dell'esercito siriano.

 

Gli esami dei laboratori confermano le accuse avanzate dalla comunità internazionale contro Assad, difeso solo dalla Russia. Sia Damasco sia Mosca hanno sempre negato ogni loro coinvolgimento e hanno dichiarato che gli attacchi erano stati compiuti dai ribelli oppure dallo Stato islamico, che avrebbero tentato di fare ricadere i sospetti sul governo di Damasco (e gli ultimi esami hanno confermato l'uso in Siria del gas mostarda da parte del Califfato, un'arma che però è più rudimentale rispetto al sarin). Il Cremlino è anche riuscito a congelare l'attività investigativa delle Nazioni Unite in Siria quando, lo scorso novembre, non ha rinnovato il mandato del gruppo di esperti ponendo il veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ma il tentativo di mettere a tacere altre eventuali accuse, come dimostra l'ultimo rapporto del'Opcw, sembra essere arrivato troppo tardi.

 

I risultati ottenuti dal team di scienziati sono anche un elemento ulteriore che smentisce la versione formulata da Damasco e da Mosca, quella che accusa ribelli e Califfato (un'ipotesi mai dimostrata dai siriani e dai russi). L'attacco al sarin nella Ghouta è stato realizzato a regola d'arte – ha raccontato Smithson – da personale addestrato. Il tipo di gas sarin ritrovato, inoltre, richiede di un vettore potente come quello dei missili terra-terra. E secondo le rilevazioni satellitari, gli unici missili adatti a questo scopo sono partiti dalle postazioni delle brigate dell'esercito siriano.

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