editoriali

Usiamolo tutto il Mes, ora

Redazione

E’ un prestito decennale da 37 miliardi, non c’è tempo da perdere

Ora che l’Eurogruppo ha trovato l’accordo definitivo per creare una linea di credito del Mes dedicata alla pandemia coronavirus – e grazie al lavoro e all’impegno del commissario per l’Economia Paolo Gentiloni – Giuseppe Conte deve suonare la campanella di fine ricreazione nella sua maggioranza. Era stato il presidente del Consiglio, in un’intervista al Financial Times a metà marzo, a invocare il Mes per reagire all’impatto economico del Covid-19, salvo poi lanciarsi nel diversivo dei Coronabond della corsa del M5s dietro agli sbraiti sovranisti di Salvini & Co. L’Italia è nel pieno della peggiore crisi economica del Dopoguerra, con una contrazione del 9,5 per cento nel 2020, secondo le previsioni della Commissione. Il Mes offre un prestito decennale da 37 miliardi, a tasso praticamente nullo, senza Troika, senza austerità o riforme aggiuntive, con l’unica condizione di usare quei soldi per sanità e prevenzione. Nel 2030 il prestito sarà costato agli italiani meno di 500 milioni. Con l’economia che deve uscire dal coma artificiale, ogni euro conta per evitare che il paziente Italia non si riprenda più: i 37 miliardi del Mes permetterebbero di spostare risorse dalla sanità verso altre poste di bilancio. Sarebbero più che sufficienti – per esempio – per cancellare l’Irap di quest’anno, come chiesto dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Altro vantaggio che i leader della zona euro non possono proclamare apertamente, salvo stuzzicare speculazioni sui mercati: la linea di credito del Mes permetterebbe alla Bce di attivare lo scudo antispread. Tradotto: una volta esauriti gli acquisti del Pepp, in caso di turbolenze, l’Italia sarebbe in grado di sostenere il suo debito a tassi ragionevoli grazie alla Bce. Non c’è tempo da perdere, nemmeno i sei mesi che serviranno per mettere in piedi il Recovery fund dell’Ue. Non c’è una sola ragione per non usare il Mes. Tranne la propaganda contro gli interessi dell’Italia.

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