L'economia fantasma ai tempi del coronavirus

Mariarosaria Marchesano

Il nord è come se fosse “morto” perché ha smesso di produrre. Impatto su pil e conti pubblici

Milano. L’impatto del coronavirus sul prodotto interno dell’Italia può arrivare fino allo 0,4 per cento per il 2020, il che equivale in termini assoluti a 5-7 miliardi di euro di ricchezza in meno. La stima è di Confcommercio, che ieri ha rotto la barriera del silenzio alzata dagli analisti delle primarie banche italiane, che da qualche giorno si stanno mostrando particolarmente cauti su commenti e previsioni. Non è forse un caso che dai report mattutini, tranne rare eccezioni, siano praticamente scomparsi i riferimenti al coronavirus e alle possibili ripercussioni sull’economia del paese e c’è meno disponibilità a parlare con i media. Una cautela comprensibile, visto che la situazione si sta facendo delicata anche sul piano politico e internazionale dopo che il contagio rischia di estendersi ad altri paesi europei finora immuni, come Spagna, Olanda e Austria.

 

Il punto è che l’impatto sull’economia italiana del virus cinese dipenderà dalle misure restrittive che hanno praticamente paralizzato Lombardia e Veneto, regioni che contribuiscono a un terzo del pil del paese, ma che sono state ritenute da governo e istituzioni pubbliche le uniche in grado di evitare il peggio. “Un punto percentuale di pil vale certamente meno di mille morti ed è il concetto che si sta cercando di applicare in Italia, lo capisco”, dice al Foglio Alessandro Tentori, ceo di Axa Investment managers, “D’altro canto, arginare la diffusione del virus con quest’approccio avrà dei costi sul piano economico e anche politico per un possibile peggioramento dei parametri del bilancio pubblico, ma i conti si faranno quando l’emergenza sarà finita”. Da analista-economista di una casa di investimenti francese, Tentori si sente meno vincolato a esprimere considerazioni sulla situazione italiana, “molto complessa da valutare”. Ci va con i piedi di piombo anche lui con i numeri, ma ricorda che il virus è scoppiato in Italia quando già si cominciavano a contare i danni che l’epidemia circoscritta alla Cina stava facendo sui settori del lusso e del turismo. E adesso che ha colpito direttamente il nord produttivo, si teme un doppio effetto negativo, esterno e interno. “E’ paradossale, ma dal punto di vista economico è come se le persone della Lombardia non esistessero, morte de facto, perché hanno quasi smesso di produrre, e oggi non sappiamo fino a quando la situazione andrà avanti così. Di conseguenza è davvero difficile fare previsioni sulla crescita dell’Italia per quest’anno e tutte le stime in circolazione, comprese quella della Commissione europea, sono destinate a essere riviste. Quello che posso dire è che tra gli investitori si sta diffondendo la preoccupazione che gli effetti del coronavirus vadano ben oltre il primo trimestre del 2020 per il peso che sul pil nazionale hanno il turismo e le esportazioni. E’ per questo che la Borsa continua a peggiorare e lo spread ha ripreso a correre”.

 

In effetti, dopo il crollo di lunedì scorso, si pensava che Piazza Affari potesse tirare un sospiro di sollievo. E, invece, ieri c’è stata un’altra perdita dell’1,4 per cento che si è aggiunta al -5,4 per cento della seduta precedente che aveva già annullato i guadagni del listino da inizio anno. Certo, c’è da considerare che la situazione è di grande volatilità su tutte le borse europee e a Wall Street proprio per i timori che il virus possa estendersi su scala globale. “Le misure di contenimento adottate in alcune città e la decisione presa nel fine settimana in Italia di chiudere alcune istituzioni per arginare la diffusione del coronavirus sono i principali fattori che hanno scatenato questa improvvisa avversione al rischio – spiegano in una ricerca gli analisti di un altro gruppo di investimenti francese, La Financière de l’Echiquier –. I paesi asiatici erano stati, finora, gli unici interessati da simili misure. L’Europa sembra ormai pronta a mettersi al passo e chissà se anche gli Stati Uniti ne seguiranno presto l’esempio. Quali conseguenze economiche avrebbe l’isolamento delle capitali occidentali? Sono queste le domande che stanno oggi preoccupando il mercato”. Domande inquietanti, che nel caso dell’Italia hanno già fatto allargare il differenziale tra btp e bund tedeschi a 150 punti dopo che appena dieci giorni fa era sceso sotto la soglia di 130 punti. Secondo Oxford Economics il pil dell’Italia nel primo trimestre di quest’anno sarà -0,1 per cento (in caso di contagio limitato), dopo che le stime preliminari dell’Istat del quarto trimestre 2019 hanno registrato -0,3 per cento. In questo caso ci sarebbero due trimestri di seguito col segno negativo. “Non ci giriamo intorno, il pericolo di una recessione per l’Italia è concreto e questo rischia di avere un impatto sui conti pubblici. Se gli obiettivi di crescita saranno inferiori rispetto alle stime inserite dal governo nel Def, il disavanzo è destinato a salire, a meno che non si individui un meccanismo che renda possibile uno sforamento”, prosegue Tentori. In effetti, proprio la crescita inferiore alle attese potrebbe portare il rapporto tra deficit e pil dell’Italia tra il 2,5 e il 2,7 per cento, sopra, quindi, l’obiettivo del 2,2 per cento concordato lo scorso autunno con la Commissione europea che oggi pubblicherà il country report proprio sull’Italia. L’ipotesi riportata ieri dal Sole 24 Ore è che il governo potrebbe chiedere a Bruxelles una certa flessibilità di bilancio (compresa tra 2 e 4 miliardi di euro) perché si è trovato in una “circostanza straordinaria” con lo scoppio del coronavirus. “Sull’ipotesi stanno già ragionando i mercati, ma al buon esito, per ora, non sembrano credere troppo”, conclude Tentori.