Speriamo che stavolta le parole del Def diventino realtà

Giuseppe De Filippi

Il governo indica, tra i suoi obiettivi, quello di semplificare le procedure amministrative in “settori cruciali per gli investimenti pubblici e privati”. È quello che serve per ripartire

Se la classica manovra economica non fosse stata superata di slancio da almeno un paio di decreti miliardari e dai fantastiliardi dei fondi europei ora saremmo lì a cercare di decrittare dal Def ciò che accadrà a fine anno per spesa pubblica, tasse, bilancio. Certamente parleremmo di clausole di salvaguardia, sparite con il loro importo da 23 miliardi in un attimo dalla nostra agenda politica, dissolte portandosi via l'estrema soluzione del ricorso agli aumenti dell'Iva.

 

Ma nel Def resta la politica economica, con il compito complesso di passare dalla Fase 2 al risveglio produttivo forte, stabile e portatore di lavoro. Qualche parola, delle bozze preparatorie, è incoraggiante e insieme ambiziosa e innovativa rispetto allo schema tutto pubblico, tutto statalista, finora, anche saggiamente, applicato. Ma poi se ne dovrà venire fuori e allora nel Def si legge del progetto di “un ulteriore pacchetto di misure urgenti, dedicato alla drastica semplificazione delle procedure amministrative in settori cruciali per gli investimenti pubblici e privati”.

 

E vengono elencati con coraggio gli ambiti di questa semplificazione: appalti, edilizia, commercio, controlli. Sembrerebbe la lista dei temi off limits per la originaria cultura politica del M5s e in parte anche del Pd e invece eccoli sciorinati, con le migliori intenzioni. Sono in arrivo - si legge nel Def - misure per accelerare la ripartenza economica riducendo oneri amministrativi e semplificando il regime dei controlli per contrastare l'inerzia delle pubbliche amministrazioni. Punto di arrivo una disciplina ampiamente semplificata, ricondotta ai livelli minimi richiesti dalla normativa europea, attraverso una regolazione di qualità (insomma, leggi e regolamenti scritti e pensati bene). 

 

Certo, è roba che magari si scrive sempre nei documenti di politica economica. Però lasciateci sperare che, questa volta, un dramma come l'epidemia dia almeno la spinta per realizzare quanto indicato nel Def. Il coraggio, pensate che il tutto è sottoscritto da un partito che nasce no-tav e no-tutto, va comunque riconosciuto. E per rafforzarlo quel coraggio si può osservare che questa strategia, centrata su semplicità e velocità delle procedure amministrative e degli appalti, vale nel medio termine più dei fantastiliardi, più dei super piani, più di ciò che si negozia in Europa. L'ombrello finanziario europeo e l'azione della Bce servono a non inceppare il motore, il taglio dell'oppressione regolatoria serve a ripartire.

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