Cronache amare (e semiserie) dall'isolamento fisso lodigiano

Piero Vietti

Maurizio Milani è bloccato a Codogno: “Ho fondato un giornale nella Zona Rossa, lo dirige un farmacista”

Premessa, assurda ma necessaria, dato il clima preoccupato, per chi fa le rassegne stampa con le keywords, per chi si ferma ai titoli o legge di fretta i virgolettati delle interviste: Carlo Barcellesi, in arte Maurizio Milani, è un comico, uno scrittore, autore da dodici anni di una rubrica quotidiana sul Foglio, “Innamorato fisso”, in cui racconta storie surreali d’amore, di circhi, grandi obesi e improbabili personaggi che abitano la provincia italiana. Si dà anche il caso che Maurizio Milani abiti a Codogno, il paese diventato improvvisamente noto in tutto il mondo per il focolaio di Coronavirus, e sia lì bloccato da venerdì sera, quando con un messaggio ci ha fatto sapere che qualcosa non andava: “Ciao sono a Codogno. Autorità dicono stare casa. Noi del Toro siamo a casa”. Come in un racconto che avrebbe potuto inventare lui, “Quarantena fissa” o “Uomo Putrella vs Virus Cinese”, vive nel bel mezzo di una delle situazioni più surreali di sempre, raccontandocela via Whatsapp. Quando sabato gli abbiamo chiesto se erano preoccupati, ha risposto: “Sì. Noi del Toro Club no”. Milani è tifoso dell’Inter. E’ “spaventato fisso”, ma non riesce a non cercare di sorriderne, fosse anche solo per non impazzire del tutto in questo isolamento forzato. Chi non è mai stato a Codogno non si è perso granché, noi che ci siamo stati ricordiamo molti campi a fare da contorno alle strade che uniscono i paesi di quella che adesso è la Zona Rossa, trattorie, bar, la tabaccheria da cui Milani manda via fax i suoi articoli per il Foglio (scritti a mano), il panorama così poco turistico della Bassa lombarda, quasi Emilia, in cui la gente lavora, ha poco tempo da perdere ed era ben contenta che nessuno sapesse della loro esistenza. “Adesso sembra di stare nel Truman Show”, ci racconta il nostro corrispondente forzato al telefono, “gli anziani non hanno internet e guardano solo la televisione, accendono e vedono al tg casa loro, la piazza del paese… Questa sera con una squadra di guastatori andiamo a tirar giù il ripetitore sul Monte Penice: basta tv, basta internet, basta tutto”. In effetti a Codogno hanno chiuso molte attività, i supermercati sono presi d’assalto, nei negozi il cibo finisce già di prima mattina.

 

Milani torna serio, e dice che se da una parte capisce la precauzione, l’isolamento e la quarantena, dall’altra non capisce perché sia così difficile trovare da mangiare: “Non vogliamo che lo stato ci dia i viveri gratis, abbiamo i soldi per comprarli, ma ce li facciano arrivare”. Ci manda le foto del suo frigo vuoto, ci informa che “stiamo già formando bande di miliziani con stranieri che ci sostengono. Serve cibo, mettilo sul Foglio”. L’ironia è uno sguardo intelligente e non cinico sulla realtà, in questi giorni di panico fa bene sentire il nostro innamorato fisso scherzare. Gli chiediamo se tra concittadini, quando si incontrano in coda ai negozi, si riesce a sorridere della situazione: “Sì, ridiamo, ma poi torniamo subito seri. Tanti vanno in giro con la mascherina, io no”. Perché ha seguito le indicazioni degli esperti? “No, perché erano finite in farmacia”. Si legge sui giornali che c’è gente di Codogno che forza i blocchi per uscire. “Ieri mi sono travestito da Renzo Tramaglino, con i pantaloni alla zuava, il cappello con la piuma e tutto quanto e abbiamo organizzato l’assalto ai forni”. Quando una cosa si fa va fatta bene, in effetti. “Con venti avvocati della zona e due magistrati siamo nel retro di un bar albanese per denunciare Conte. Per noi grandi obesi manca tutto”.

 

Realtà e surrealtà si mescolano nelle “cronache dall’isolamento fisso con fidanzata da baciare tutto il giorno” che Milani ci fa via messaggio. E’ preoccupato quando dice che “questa situazione mette i cittadini l’uno contro l’altro: ci sono liti e tensioni nelle code ai negozi, gente che pensa a se stessa e finisce le scorte”. “Vado a cercare un litro di latte. Non RIESCO a trovarlo”, ci scrive. “Anche di gazzella di Thompson va bene”. Come mangiano a Codogno? “Sono spariti già diversi gatti”. E ancora: “DATECI ALMENO LA POSSIBILITÀ DI FARE LA SPESA PAGHIAMO REGOLARE MA DATECI TALE COSA. DOBBIAMO MANGIARE 50000 CITTADINI ITALIANI. Chiediamo di spendere i nostri soldi. O non SI PUÒ PERCHÉ SI OFFENDE BONO DEGLI U2?”.

 

Lo dicevamo all’inizio, Milani è un comico, mica uno scienziato: “No, a questo punto voglio dirlo: ho una cattedra di Virologia alla Sorbona di Parigi. Non l’ho mai detto a nessuno”. In un suo racconto sarebbe lui l’organizzatore della forzatura dei blocchi ai confini della Zona Rossa. “Sì, forziamo adesso con un PULLMANN Del 1964 che c’è in una cascina qui”, ci scrive. “Noi siamo già scappati e tornati dal blocco tramite stradine nei campi”. Già, i campi. “Oggi banche chiuse e anche edicole. Per la prima volta non ho comprato il Foglio in dodici anni”. Ma se le banche sono chiuse… “No più soldi per spesa”, ci scrive. Arriva l’apocalisse e non sappiamo cosa metterci, ma bisogna almeno essere ben pettinati. “Le 400 barberie della Zona Rossa sono chiuse, andiamo da dei barbieri in casa, quelli in pensione, circa 140”. Qualcosa si deve pur fare, però. “ABBIAMO APPENA FONDATO UN GIORNALE NELLA ZONA ROSSA, SI CHIAMA IL DROMEDARIO”. Tempo per leggere ce n’è. “Esce adesso, due edizioni al giorno, tiratura 50.000 copie”. Ma nella Zona Rossa sono meno di 50.000 persone… “Sì infatti la metà tornano indietro”. Chi è il direttore del Dromedario? “Il farmacista del paese che però gli manca un esame che non vuole farlo”. Non si può leggere dal barbiere però. “Noi andiamo dal barbiere tutti i giorni, adesso è aperto uno. A Codogno ci sono 400 vie, tutte hanno minimo dai 5 ai 6 barbieri. Nelle barberie lavora metà della popolazione. Siamo tutti lavoratori di barberie notturne. Anzi, no, siamo tutti laureati in Biologia con specializzazione in Virologia”.

 

Sulla bolla di Twitter i sedotti dal progresso sono tutti contenti per il boom del telelavoro, anche il governo consiglia il telelavoro fino alla fine dell’emergenza. “Ma quale telelavoro, qui lavorano tutti nei campi o nelle fabbriche, che telelavoro fanno? Io domani devo far pulire il tombino che c’è nel mio cortile, me lo puliscono col telelavoro? Anzi, voglio dirtelo, nel tombino del mio cortile c’è il virus, lo facciamo piombare dal comune subito”. Ma un appello alle autorità non vuole farlo, Maurizio Milani? “Dispiace dirlo, ma noi siamo per Renzi. Se Renzi viene a Codogno lo accogliamo alla stazione al grido di ‘Italia Viva! Italia Viva!’, lo portiamo in trionfo per le strade, lo nominiamo podestà e il suo partito va fisso al 30 per cento”. Ma le strade non sono deserte? “L’altro giorno c’era solo una giornalista straniera che filmava le case per strada. Molto bella”. E la morosa di Milani? “Vive a Parma, mi ha lasciato appena ha saputo che mi avevano isolato. Anzi, delle 150 morose che altrettanti codognesi avevano fuori dalla Zona Rossa ben 138 hanno lasciato il loro amore… senza essersi messe d’accordo tra loro”.

 

Prima di salutarci Milani si fa di nuovo serio: “Noi facciamo tutto quello che ci dicono le autorità, certo non è bello essere visti da tutti come degli appestati. Se andiamo avanti ancora a lungo così la gente impazzisce. Io spesso parlo a vanvera, non si può scherzare troppo, lo so”. Per fortuna è più forte di lui, senza troppe alternative se non l’attesa che la bufera passi l’ironia è un’ancora di salvezza. Se fossimo in una sua storia si organizzerebbe subito “una bella polentata in piazza: si mangia, si canta, si beve e così passa tutto. Mio padre diceva sempre che il vino sconfigge i virus. A Codogno battiamo il coronavirus con il bottiglione”.

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  • Piero Vietti
  • Torinese, è al Foglio dal 2007. Prima di inventarsi e curare l’inserto settimanale sportivo ha scritto (e ancora scrive) un po’ di tutto e ha seguito lo sviluppo digitale del giornale. Parafrasando José Mourinho, pensa che chi sa solo di sport non sa niente di sport. Sposato, ha tre figli. Non ha scritto nemmeno un libro.