Matricole in fila a Piazza Affari

Ugo Bertone

Dietro il boom di Cyberoo c’è una truppa di società piccole e grandi che si sta quotando in Borsa

Gli ultimi fuochi d’artificio, per ora, li ha garantiti l’esordio pirotecnico di Cyberoo, la matricola emiliana della cyber security forte delle soluzioni messe a punto nel polo di ricerca di Kiev. “In Ucraina ci sono le università di riferimento – spiega il cofondatore e presidente Fabio Leonardo – E il cirillico, assieme al cinese, è una delle lingue del cyber crime”. Al suo debutto all’Aim, il listino di Borsa italiana per le piccole e medie imprese, ha messo a segno un rialzo superiore al 60 per cento, in piccola parte (meno 8) corretto ieri come capita in casi del genere. Ma non c’è stato il tempo per riflettere sulla performance stellare di questa sentinella attiva 24 ore su 24 che scandaglia il deep e il dark web per prevenire o reprimere attacchi informatici che alla porta di Palazzo Mezzanotte si sono presentati ieri i rappresentanti delle società che parteciperanno al programma di preparazione ai mercati finanziari. Mica novellini, visto che tutte assieme le società fatturano poco meno di due miliardi, ma sono la punta dell’iceberg di un sistema di piccole e medie imprese che cerca di mettersi al passo con il mondo ai tempi dei dazi di Trump, nella convinzione che la Cina non sia tanto una minaccia quanto un partner. La conferma arriverà tra una settimana quando la Borsa celebrerà un gradito ritorno: Ferretti Yachting, la Ferrari del mare, tornerà sul palcoscenico del listino principale da cui era uscito dopo esser stata spremuta per bene dai fondi private anglosassoni che l’avevano portata ad un passo dal tracollo. A salvarla ci hanno pensato i cinesi di Weichai Power che hanno garantito fiducia e capitali al nuovo nocchiero, Alberto Galassi. E così gli yacht torneranno a figurare a Piazza Affari, anche grazie all’attivo dei cantieri San Lorenzo.

 

Insomma, la Borsa italiana torna, quasi sottovoce, a svolgere quel ruolo di polmone finanziario per una parte del made in Italy, ruolo che non ricopriva più dai tempi delle vecchie grida. Al contrario, all’ombra del dito medio levato al cielo, statua provocazione di Maurizio Cattelan, sulle reti in fibra della Borsa Italiana tornano a scorrere i protagonisti dell’economia. Da inizio 2019 sono più di trenta le società che hanno scelto la strada della quotazione (ieri si è aggiunta all’elenco la Newlat, holding lattiero casearia con ambizioni internazionali che punta alla quotazione entro l’autunno). La maggior parte passa attraverso la porta dell’Aim, che rappresenta una tappa intermedia prima dell’approdo al listino maggiore. Così è avvento per Giglio group, specializzata nel marketing digitale con un occhio di riguardo verso il mercato cinese. Ha preso piede intanto il fenomeno delle “business combination”, cioè delle operazioni di investimento realizzate dalle Spac (Special purpose acquisition company), veicoli che raccolgono capitali, si quotano e successivamente acquisiscono una società che accede così direttamente al listino. E’ la strada scelta, per esempio, da Corrado Passera per lanciare banca Illimity, ma anche per l’avventura, meno nota ma altrettanto significativa, di Antares Vision, uno spin-off dell’Università di Brescia da cui è nata una multinazionale leader nella produzione di sistemi per l’ispezione visiva, nelle soluzioni di tracciatura e nella gestione intelligente dei dati per l’industria, nonché partner di quasi tutti i gruppi farmaceutici mondiali. La società creata nel 2007 dagli ingegneri bresciani, Emidio Zorzella e Massimo Bonardi, in costante e continua crescita dalla sua fondazione (118 milioni il fatturato 2018), è approdato in Borsa ad aprile tramite la fusione con una Spac, con i buoni uffici di Mediobanca, raccogliendo 50 milioni di liquidità che sono destinati a nuove acquisizioni per sviluppare la presenza in settori industriali diversi dal farmaceutico (che oggi rappresenta il 90 per cento del giro d’affari). Le matricole dell’Aim hanno mosso, tutte assieme, poco più di 200 milioni, più o meno un decimo di quanto raccolto dalla matricola più “pesante”, cioè Nexi, la società specializzata nei pagamenti digitali. Un fenomeno diffuso che si sviluppa a mano a mano che si restringe il raggio d’azione delle banche, alle prese con le eredità dei crediti incagliati e delle sofferenze piuttosto che andare a caccia di nuovi business.

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