Il dilemma di Draghi è anche quello delle altre banche centrali

Mariarosaria Marchesano

11/09/2019

Il dilemma di Draghi è anche quello delle altre banche centrali

Mario Draghi (foto LaPresse)

La Bce potrebbe optare per un rinvio del nuovo Quantitative easing. Ma il presidente dell'Eurotower dovrà mitigare la delusione degli investitori

Milano. La Bce si prepara a deludere gli investitori? Secondo l’opinione di alcuni economisti e analisti finanziari è proprio quello che potrebbe accadere giovedì, dopo che la Banca centrale europea avrà annunciato un pacchetto di misure che è stato in discussione fino all’ultimo per le profonde divergenze all’interno del board. Il dilemma del presidente Mario Draghi, che concluderà il mandato il 31 ottobre, è stato se cedere alle insistenti pressioni dei “falchi”, per i quali non ha molto senso schierare il “bazooka” dando fondo a tutte le cartucce a disposizione della Bce in una fase in cui il contesto economico è in deterioramento sebbene non sia nemmeno catastrofico, oppure proseguire sulla strada indicata dalle “colombe”, secondo cui la recessione si combatte prima che diventi concreta e con tutte le armi consentite.

 

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Da quanto emerso finora, è probabile che a prevalere sarà un approccio prudente, con l’esclusione o il rinvio di un nuovo Quantitative easing, cioè il programma che consente l’immissione di liquidità nel sistema interrotto lo scorso anno e che di recente era tornato nelle parole di Draghi come una prospettiva concreta. Paul Diggle, senior economist di Aberdeen Standard Investments, spiega in una ricerca che in un contesto caratterizzato da un’inflazione cronicamente bassa, da una recessione produttiva e da un’escalation della guerra commerciale, è cresciuta l’attesa sui mercati. Si attende un annuncio che tagli il costo del denaro di 20 punti base, che prometta che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo e che preveda il lancio di un secondo Qe. “Dopo la posizione più restrittiva espressa dai governatori della Banca centrale tedesca, di quella olandese e persino di quella francese nelle ultime settimane, vi è tuttavia una crescente possibilità che Draghi possa essere frustrato nei suoi tentativi di essere più accomodante e che possa decidere di limitare il taglio dei tassi a soli 10 punti base, abbandonando l’idea di un nuovo programma di riacquisto dei titoli. In questo scenario, il mercato resterebbe deluso e potrebbe scattare un sell off, sia su azioni sia su obbligazioni”, avverte Diggle.

 

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Così, alla sua penultima riunione prima di cedere il testimone a Christine Lagarde, l’abilità di Draghi consisterà nel cercare un punto di mediazione e nel mitigare la delusione degli investitori. Ma questo non è l’unico punto. “La politica monetaria da sola non può fare molto per contrastare il rallentamento della crescita europea e, più in generale, globale. E’ necessario un allentamento concertato della politica fiscale. Sembra che in Europa non vi sia ancora un consenso su questa strada, ma almeno nelle ultime settimane i tedeschi hanno parlato più apertamente di questa possibilità”, prosegue l’economista.

 

Il dilemma della Bce è anche quello di altre banche centrali, che in questa fase non sembrano più tanto propense a offrire la quantità di stimoli auspicata dai mercati. A mettere in evidenza quest’aspetto è un’analisi di Pictet AM, secondo cui la contraddizione che si sta evidenziando tra eccessivo ottimismo degli investitori e maggior cautela degli istituti centrali si spiega con un’analisi del ciclo economico fatta di ombre ma anche di luci. Pictet indica che la crescita economica globale è destinata a rallentare quest’anno fino a un ritmo del 2 per cento rispetto al 3,4 per cento del 2018, con difficoltà maggiori per le economie sviluppate. “Sebbene le previsioni per i settori orientati alle esportazioni siano deprimenti, a livello globale il sentiment dei consumatori è ai massimi storici, sostenuto da un robusto mercato del lavoro e da tassi sui mutui in discesa. Per questi motivi, riteniamo che la probabilità di una recessione globale sia inferiore alle stime degli analisti di circa il 30-40 per cento”. L’unico a non essersi accorto di come stiano cambiando le cose è il presidente americano, Donald Trump, che mercoledì ha avviato una nuova crociata nei confronti della Fed, che si riunisce la prossima settimana, chiedendo che i tassi americani vengano portati a zero o, addirittura, al di sotto.