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Le porte dell'Africa

Per secoli il suo destino s’è giocato in Europa, ora sarà lei a determinare il futuro del Vecchio continente. Dagli aiuti agli investimenti. Il salto tecnologico, le potenze straniere. Gli abbagli sul franco parallelo

28 Gennaio 2019 alle 12:21

Le porte dell'Africa

Foto LaPresse

L’Africa, ma quale Africa? Dopo tutto il gran parlare di questi giorni, si stenta ancora a capirlo. Chiudiamo pure i porti, spranghiamo anche le porte, ma non dimentichiamo il monito di Plinio il Vecchio: “Dall’Africa viene sempre qualcosa di nuovo”. Lo scrittore e naturalista romano aveva negli occhi il nord del continente, la terra più ricca dell’impero, pianure ubertose che producevano grano, colline ricoperte di ulivi e di viti che sfamavano e dissetavano l’Urbe. A noi oggi arriva soltanto un’immagine...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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