È l'India il nuovo fronte del conflitto sui dazi?

Mariarosaria Marchesano

I mercati credono a metà all'intesa tra Stati Uniti e Cina e s'interrogano sulla decisione di Trump di porre fine agli scambi agevolati con Nuova Delhi

Milano. Il maxi accordo tra Stati Uniti e Cina sui dazi è quasi pronto ma i mercati dimostrano di non crederci completamente (ieri sera Wall Street ha chiuso con l'indice Dow Jones a -0,8 per cento). L'umore degli investitori internazionali oscilla tra l'ottimismo per l'avvicinarsi della fine della guerra commerciale che ha dominato la scena nell'ultimo anno e il timore che all'ultimo momento qualcosa possa andare storto oppure che, terminato il braccio di ferro con Pechino, Washington possa aprire un nuovo fronte di conflitto negli scambi, ad esempio con l'India.

 

Qualche segnale, del resto, già c'è: il presidente americano Donald Trump ha annunciato di voler interrompere il programma commerciale che permette a 5,6 miliardi di dollari di beni prodotti in India di entrare negli Stati Uniti esenti da dazi. Ma si vedrà e, intanto, l'attenzione degli investitori sembra più concentrata a valutare gli effetti del rallentamento economico della Cina, che ha tagliato il target di crescita in un range compreso tra il 6 e il 6,5 per cento varando contemporaneamente una serie di misure volte al sostegno del sistema industriale (compreso un taglio alle spese militari) con la promessa di non far lievitare il debito pubblico. Per sostenere i settori chiave dell'economia, il governo cinese adotterà una politica fiscale “dinamica ed efficace” con un massiccio taglio delle tasse del valore di 2 mila miliardi di Yuan (pari a 265 miliardi di euro)

 

In questo scenario le Borse europee hanno aperto stamattina tutte intorno alla parità, con Piazza Affari che cresce dello 0,3 per cento dopo due ore di negoziazioni e lo spread btp-bund che viaggia poco sopra i 250 punti base. Il clima è dominato dall'attesa per il board della Bce in programma per dopodomani e dal quale si spera arrivi il segnale che l'Eurotower è pronta a varare una nuova tornata di finanziamenti agevolati alle banche (i cosiddetti Tltro), ma non è detto che, anche se questo segnale dovesse arrivare, la misura venga poi adottata in tempi brevi. E in una giornata ricca di dati macro, l'Istat, rettificando i dati provvisori diffusi a fine gennaio, ha rivisto al rialzo la stima di crescita per l'Italia relativa al quarto trimestre del 2018, portandola da -0,2 per cento a -0,1 per cento rispetto al trimestre precedente mentre la variazione è nulla nei confronti dello stesso periodo del 2017. 

 

Sul listino milanese stamattina ha debuttato Illimity Bank, la nuova banca fondata lo scorso anno da Corrado Passera attraverso una Spac quotata sull'Aim e che, in seguito alla business combination con Banca interprovinciale, ha assunto la nuova denominazione ed è traslocata sull'Mta, il listino principale di Piazza Affari. Durante la cerimonia di esordio che si è svolta stamattina a Palazzo Mezzonotte (il titolo ha fatto subito un exploit del 4 per cento), Passera ha confermato l'interesse per il salvataggio di Condotte. “Abbiamo fatto la nostra manifestazione di interesse: secondo noi esiste la possibilità di tenere assieme un bel pacchetto di attività e di cantieri per non perdere la capacità dell'azienda di essere presente sui mercati nazionali e internazionali. Siamo a disposizione perché questo pezzo di Condotte costituisca un azienda vitale magari anche con altri operatori ancora attivi sul mercato perché l'Italia non perda un operatore importante”, ha concluso Passera. E per una new entry in Borsa, si registrano due delisting: Parmalat e Luxor, le cui azioni saranno revocate a partire da oggi. 

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