(Foto LaPresse)

Governo Di Maio

Redazione

Più tasse, più spesa, più spread, più debito. In economia Salvini non tocca palla

C’è la convinzione diffusa che questo sia il “governo Salvini”, che cioè l’esecutivo sia nettamente a trazione leghista. Non c’è dubbio che il leader della Lega stia tirando i grillini dalla sua parte su immigrazione e sicurezza. Ma non è così sull’economia. Bisogna guardare alla legge di Bilancio appena arrivata alla Camera, cioè l’atto sommamente politico di un esecutivo per capire che questo è il “governo Di Maio”. Basta seguire le risorse messe in campo e si sente perfettamente l’accento di Pomigliano: a parte la sterilizzazione delle clausole Iva, i provvedimenti più costosi della manovra sono il “reddito di cittadinanza” e “quota 100”. La vulgata dice che Di Maio ha ottenuto il provvedimento simbolo del M5s e Salvini il “superamento” dell’odiata “legge Fornero”.

 

Ma la realtà è che Di Maio ha ottenuto entrambe le cose. Nel programma del M5s c’era sia il reddito di cittadinanza sia la cancellazione della riforma Fornero, mentre in quello della Lega non c’era il reddito di cittadinanza. Ciò che distingueva il programma di Salvini (e del centrodestra) da quello di Di Maio non era la controriforma delle pensioni (quello era un aspetto in comune), ma la cosiddetta flat tax. Nella legge di Stabilità non c’è alcuna flat tax, né nella forma e neppure nello spirito: “meno tasse”. Al contrario, le tasse con il governo gialloverde aumentano dopo un periodo di lenta ma costante discesa: nell’ultimo triennio la pressione fiscale è diminuita di circa 2 punti (un po’ meno senza considerare il bonus 80 euro).

 

Nel Dpb il governo scrive che l’anno prossimo la pressione fiscale resterà costante al 41,8 per cento, ma solo grazie a una crescita dell’1,5 per cento a cui non crede nessuno. Significa che con un pil più basso, come tutti prevedono, la pressione fiscale salirà. La politica economica del governo è: più spesa assistenziale, più deficit, più debito, più spread, più tasse. Che si aggiungono all’irrigidimento del mercato del lavoro, all’interventismo e alle nazionalizzazioni. Un governo così statalista non si vedeva da decenni. Non è un caso se le prime proteste arrivano dai settori produttivi del nord Italia, che hanno votato Salvini perché volevano la flat tax e invece si ritrovano Di Maio e il reddito di cittadinanza.

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