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Il governo gialloverde vuole la sua luna di miele con Pechino

Il ministero dello Sviluppo economico, “su impulso del vicepresidente del Consiglio e ministro Luigi Di Maio e del sottosegretario prof. Geraci" ha costituito una “Task Force Cina”

22 Agosto 2018 alle 10:33

Il governo gialloverde vuole la sua luna di miele con Pechino

Foto Imagoeconomica

Roma. Qualcosa si muove, nel governo gialloverde. Di sicuro si muove verso oriente. L’altro ieri il ministero dello Sviluppo economico, “su impulso del vicepresidente del Consiglio e ministro Luigi Di Maio e del sottosegretario prof. Geraci ha costituito una “Task Force Cina”. Si legge nel comunicato: “Tra gli obiettivi primari c’è quello di potenziare i rapporti fra Cina e Italia in materia di commercio, finanza, investimenti e R&D e cooperazione in Paesi terzi, facendo sì che l’Italia possa posizionarsi come partner privilegiato e leader in Europa in progetti strategici quali la Belt and Road Initiative e Made in China 2025”. La task force sarà coordinata dal sottosegretario Michele Geraci, economista e tra i maggiori conoscitori italiani dell’ambiente cinese, che da settimane sta nominando la sua squadra fatta di sinologi ed ex diplomatici. Così pure al ministero dell’Interno, con l’arrivo di Stefano Beltrame, ex console generale di Shanghai e ora consigliere di Matteo Salvini. E insomma, sembra che il 2019 sia l’anno dei rapporti tra l’Italia e la Cina (e delle task force, dato che al ministero dello Sviluppo ne è stata istituita una pure sui “sui costi e benefici degli accordi di libero scambio”).

 

Intanto si preparano due missioni strategiche in Cina.

 

Il primo viaggio all’estero del ministro dell’Economia Giovanni Tria sarà a Pechino (notizia del Corriere ma non ancora confermata dal dicastero) a fine agosto, e negli stessi giorni quella del sottosegretario Michele Geraci. E’ lui ad aver suggerito ai mandarini del governo del cambiamento di spostare l’asse d’attenzione diplomatica verso est: in un articolo pubblicato sul sacro Blog delle stelle a giugno, Geraci scriveva che la Cina potrebbe essere prima di tutto l’antidoto all’allentamento sul QE da parte della Bce: “L’Italia dovrà cercare altri acquirenti del proprio debito, acquirenti che abbiano abbondanza di liquidità, interesse strategico a forgiare rapporti con l’Italia e che siano alla ricerca di investimenti con rendimenti più elevati di quelli offerti da America e Germania. La Cina possiede tremila miliardi di dollari equivalente in riserve valutarie, in passato investite in modo non del tutto ottimale”. Quindi da Pechino potrebbe arrivare la soluzione a debito e spread.

 

Non solo: secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico, “la Flat tax funziona meglio se arrivano investimenti stranieri. Da dove? Dalla Cina”. E poi: “Uno dei motivi alla base del successo economico cinese è anche stato l’alto grado di sicurezza pubblica. In Cina, donne possono passeggiare la notte tranquille per strada senza il terrore che regna da noi”.

 

Ma c’è anche un altro punto fondamentale, nel programma della Task force cinese di Di Maio: i migranti. La Cina da tempo sta colonizzando intere aree del continente africano: sulla costa orientale si sviluppa la Belt & Road, ma già da nove anni Pechino ha superato gli Stati Uniti come maggior partner commerciale dell’intera Africa. Nei progetti del governo italiano, la Cina potrebbe aiutare l’Italia a risolvere il problema dell’immigrazione aiutando l’Africa – una specie di “aiutiamoli ad aiutarli a casa loro”. “La Cina è il paese che più ha investito in Africa”, si legge nella nota del ministero, “con effetti che sono già visibili in termini di impatto sui tassi di povertà e che nel lungo periodo dovrebbero gradualmente contribuire a far diminuire i flussi migratori verso l’Europa”.

 

Ieri a Pechino era in visita di stato il nuovo leader della Malaysia, Mahathir Mohamad, che è uno statista di lungo corso abituato a trattare con i cinesi e che durante una conferenza stampa con il premier Li Keqiang ha detto: “Non vorrei una nuova versione del colonialismo, con i paesi poveri che non sono in grado di competere con i paesi ricchi in termini di libero commercio. Deve essere equo, il commercio”. In pratica, mentre i paesi asiatici e partner come la Germania iniziano a interrogarsi sull’opportunità di consegnarsi ai cinesi, noi ci buttiamo a peso morto.

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