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Sui mercati andrà tutto bene finché si dirà che va tutto bene

Copiosi rapporti di banche e fondi dicono che l’incertezza è la normalità. La Borsa tiene bene. Il Cav. accusa e Mediaset viene aggredita

5 Marzo 2018 alle 20:04

Sui mercati andrà tutto bene finché si dirà che va tutto bene

Foto LaPresse

Roma. Si è verificato lo scenario elettorale più temuto dagli investitori con nessun partito o coalizione in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi e l’ascesa dei partiti populisti ed euroscettici, la Lega e il Movimento 5 stelle, che insieme hanno raccolto circa il 50 per cento dei suffragi. Nonostante questo risultato, la prima seduta la Borsa non è stata traumatica – Milano è stata la piazza peggiore d’Europa ma con un calo contenuto dello 0,42 per cento – perché gli investitori avevano in parte scontato uno scenario di ingovernabilità che per l’Italia non è inconsueto. Gli investitori istituzionali si erano già posizionati al ribasso dai 22.800 punti e la resistenza a 21.500 punti per ora regge, Piazza Affari è arrivata a 21.648.

  

Un’alleanza tra Lega e M5s è stata esclusa da Matteo Salvini che intende guidare la coalizione di centrodestra. Quindi lo scenario più grave – un’alleanza di partiti euroscettici – non è probabile anche per differenze programmatiche e, in ogni caso, avrebbe vita breve dato che la Lega è forte nel ricco nord mentre il M5s nel più povero sud. La banca d’affari americana Citi invita comunque ad “allacciare le cinture” perché “non ne si vede uno scenario positivo per i mercati” e gli investitori dovrebbero tenere presenti certe variabili e altre costanti: la probabile paralisi dei partiti politici in qualche modo già con la mente alla prossima campagna politica anche se non si prevedono elezioni anticipate nel 2018; la consequenziale difficoltà a ridurre l’alto rapporto debito/pil; l’esaurimento del Quantitative easing della Banca centrale europea e la fine del mandato di Mario Draghi che protegge il paese dai rovesci e garantisce minori interessi sul debito. 

  

Oggi lo spread tra Btp e Bund tedeschi è salito di 4 punti base chiudendo a 135, dai 154 in apertura (lontano dai 500 del 2011). Per la banca svizzera Ubs Piazza Affari ha avuto una delle migliori performance d’Europa dal referendum costituzionale del 4 dicembre, e cadrebbe dall’alto, ma un colpo di coda non è da escludere: nei prossimi venti giorni ci sarà volatilità mentre i partiti si incontreranno con l’intenzione di cementare o creare alleanze di governo. I titoli più esposti sono i finanziari che pesano per il 30 per cento della capitalizzazione di Piazza Affari. L’indice Ftse Banche ha ceduto oltre tre punti percentuali (-7,3 per cento Bper, -6 Banco Bpm, -3,7 Ubi, -3,4 Unicredit, -1,4 Intesa Sanpaolo). Fermo restando che l’uscita dall’euro è stata abbandonata nella retorica della campagna elettorale da Lega e M5s, la prospettiva di un governo a inclinazione euroscettica indebolisce l’Italia nei negoziati europei sull’Unione bancaria con maggiori chance di vedere passare le proposte tedesche, con nulla osta francese, di pesare il rischio dei titoli di stato nel portafoglio delle banche e maggiori coperture per i crediti deteriorati. Proposte osteggiate da Roma. Gli analisti della banca giapponese Nomura, ottimisti alla vigilia delle elezioni, rimarcano il fatto che i sondaggi hanno sottovalutato i partiti anti establishment. Rispetto alla media dei sondaggi il M5s ha avuto circa 4 punti in più (da 27,2 a 31,4) ma è soprattutto la Lega ad avere spiazzato gli osservatori con 4,9 punti di scarto (13,3 a 18,8) superando Forza Italia che era invece data in vantaggio (14,2 da 16,6). Per quanto gli economisti dovrebbero prendere con le pinze i sondaggi, in particolare quelli elettorali, la protesta contro l’immigrazione percepita come insostenibile ha catalizzato il voto sovranista (andato anche a Fratelli d’Italia, terzo alleato del centrodestra) come nelle elezioni in Olanda, Francia, Germania e Austria dove i partiti nazionalisti hanno guadagnato consensi.

  

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha detto che “l’Italia, è innegabile, ha sofferto per mesi e mesi sotto la pressione dell’immigrazione”, un “contesto brutale”. Secondo Maria Paola Toschi, Market Strategist di JP Morgan, una coalizione di centrodestra è possibile, se appunto si riesce a trovare un terreno comune su temi come l’immigrazione, le riforme fiscali e pensionistiche e l’interazione con le istituzioni europee. La caduta di Forza Italia ha motivato vendite su Mediaset particolarmente severe (-6,17) rispetto all’andamento del listino. Silvio Berlusconi è uscito sconfitto dalle elezioni e il mercato ha visto l’occasione di colpirlo perché potrebbe perdere forza negoziale nei confronti di Vivendi, azionista rilevante, con cui è aperto un contenzioso legale. In realtà se Salvini vorrà avere peso dovrà passare da Berlusconi che quindi potrà avere qualcosa in cambio. E anche se la retorica 5 stelle è anti berlusconiana nel programma elettorale il Movimento parla di una Rai con un canale solo di pubblicità; in teoria favorevole a Mediaset che la intercetterebbe. L’impressione, per ora, è che gli investitori siano in modalità “guarda e aspetta”. Secondo l’assicurazione tedesca Allianz, proprietaria del fondo Pimco, “è probabile che il focus dei mercati ritorni dalla politica ai fondamentali”. Ovvero la crescita del pil dell’1,5 per cento nel 2017 (circa il doppio di quanto atteso a inizio di quell’anno) e gli ultimi dati economici segnalano una continuazione di questa tendenza oltre a un rapporto deficit/pil contenuto all’1,9 per cento e a un calo del debito/pil per la prima volta da anni.

  

Sembra che infine anche l’Italia si sia agganciata al treno della ripresa globale – dice Allianz – e i risultati sono evidenti sia nella performance fiscale del governo che nei risultati aziendali”. L’incertezza politica potrà ostacolare la performance dei titoli italiani? “Fino a che le prospettive economiche continuano a migliorare, è probabile che i mercati continuino a concentrarsi sui fattori positivi che hanno supportato i titoli italiani nei trimestri recenti”. Guardando ai fondamentali gli operatori sono preoccupati dell’imposizione di dazi all’importazione di acciaio negli Stati Uniti, la minaccia di ritorsioni dall’Ue e la possibile estensione dei prodotti (anche italiani) colpiti. Gli investitori sono avvezzi ai bizantinismi. Per l’agenzia Standard & Poor’s siamo solo al primo tempo: i risultati “non avranno impatto immediato” sul rating, dice, tutto dipende dalla direzione politica del governo, “fattore chiave della solvibilità” del paese. Insomma, finché il governo Gentiloni è operativo l’incertezza è amica.

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