L'Europa e l'Italia antieuropea

Redazione

Come cambia la velocità del nostro paese dopo il trionfo dei populisti

Jean-Claude Juncker ieri ha fatto un po’ lo struzzo di fronte alla vittoria dei populisti in Italia. “Aspettiamo i risultati ufficiali” e “confidiamo nella capacità del presidente Mattarella di facilitare la formazione di un governo stabile in Italia”, ha detto il portavoce della Commissione. Infilare la testa sotto la sabbia era lo scenario immaginato per un’Italia senza maggioranza chiara, ma con la possibilità di formare una grande coalizione. Juncker, come gran parte dei leader europei, è rimasto senza voce di fronte al 56 per cento di elettori che hanno votato per populisti antieuropei, aprendo le porte a scenari di instabilità finanziaria e politica per l’Italia. Sui mercati “keep calm and carry on”, ha risposto il portavoce della Commissione. La verità è che tutti tremano perché il paese è troppo grande per essere salvato e con quel 130 per cento di pil non può permettersi alcuno sbandamento sui conti. Ma sbaglierebbero i populisti nazionali a pensare di minacciare di uccidere la zona euro – per rinegoziare trattati o tetti del deficit: la Grexit e la Brexit hanno dimostrato che l’Ue rimane tanto più ferma quando si sente sotto ricatto. Lasciar fare i mercati è un’arma imbattibile per riportare i populisti alla realtà.

   

A pagare il prezzo sarà l’Italia in Europa, che se va bene conterà come la Polonia nelle mani del nazionalista Jaroslaw Kaczyinski. Tra qualche giorno Emmanuel Macron e Angela Merkel presenteranno la proposta franco-tedesca per rafforzare l’integrazione della zona euro, dando avvio al negoziato sul futuro dell’Ue. La Francia continuerà a “difendere l’ Europa dell’ambizione” del discorso alla Sorbona, ha spiegato il presidente francese. La cancelliera è determinata a fare dell’Ue il suo lascito politico. Senza governo a Roma, o con un governo in mano a un azionista di maggioranza populista, l’Italia si metterà ai margini. Difficile immaginare un provvisorio Gentiloni sottoscrivere grandi scambi, che includono cessione di sovranità economica e fiscale per ottenere tutele comuni, nel momento in cui in Parlamento c’è una maggioranza che vuole riprendersi la sovranità. Peggio: l’Italia si è già messa nella posizione di rimetterci sui pochi progressi che sembravano già acquisiti sull’Unione bancaria. Impossibile sperare che Berlino accetti il meccanismo europeo di garanzia sui depositi, se i futuri inquilini di Palazzo Chigi rinnegano non solo il bail-in ma anche la responsabilità di bilancio. Alla fine – come sanno a Bruxelles – chi ha più da rimetterci non è l’Ue senza l’Italia, ma l’Italia senza l’Ue.

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