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La Shoah negli occhi

I ritratti di alcuni dei sopravvissuti all'Olocausto. L'orrore, lo sguardo, la memoria

23 Gennaio 2020 alle 16:53

Quando il Foglio aveva intervistato Marcello Pezzetti, uno dei massimi studiosi italiani dell'Olocausto e direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah, lo storico ci aveva raccontato le sue esperienze con i testimoni dell'Olocausto, che oggi stanno scomparendo, e di come fare per trasmettere la loro memoria alle future generazioni. Perché la memoria è l'antidoto all'odio e perché “l'antisemitismo è un fiume carsico: quando crediamo che non ci sia è soltanto perché scorre sotto i nostri piedi e lo vedremo riaffiorare”. In vista della Giornata della Memoria, a settantacinque anni dall'apertura dei cancelli di Auschwitz, due giornalisti di Associated Press, Vanessa Gera e Haron Heller, hanno intervistato e fotografato alcuni dei sopravvissuti al lager che oggi vivono in Germania, Polonia, Svezia, Russia, Stati Uniti e Israele. Molti di loro hanno posato mostrando i tatuaggi blu ancora impressi sulle loro braccia, testimoni per tutta la vita della loro sofferenza. Oggi sono quasi tutti ottantenni o novantenni. La più giovane aveva solo due anni quando il campo fu liberato dall'esercito sovietico: Eva Umlauf ha 77 anni ed è una psicoterapeuta di Monaco.

  

Mordechai Ciechanower, 95enne che vive a Ramat Gan, in Israele, afferma di essere sopravvissuto quasi due anni nel campo grazie alla sua capacità di passare inosservato e al generoso aiuto degli altri. “Sono morto centinaia di volte, ma ho continuato ad alzarmi”, ha detto ad Ap. “Non avrei mai pensato di uscire di lì, figuriamoci di vivere così a lungo”. 

 

Marta Wise, 85 anni, era una ragazzina malata di 10 anni il giorno in cui è stato aperto il lager. Ora si offre volontaria come guida al memoriale dell'Olocausto Yad Vashem e trascorre del tempo con i suoi 14 nipoti e con i molti pronipoti.

 

Leon Weintraub, un ebreo polacco di 94 anni che vive a Stoccolma, è inorridito dal crescente estremismo di destra nella sua terra natale, dove esistono anche alcuni gruppi neonazisti. 

 

“Ricordare è sempre una tortura per me”, ha detto Yevgeny Kovalev, 92enne russo che fu imprigionato ad Auschwitz dal 1943 per aver aiutato i partigiani sovietici a far saltare le ferrovie per sabotare gli invasori nazisti, e che ricorda di aver subito frustate così brutali che la sua camicia si inzuppò di sangue.

 

All'età di 98 anni, Leon Schwarzbaum, un commerciante d'arte in pensione, vive ancora da solo nel suo appartamento di Berlino, le pareti coperte di dipinti e vecchie fotografie in bianco e nero dei suoi 35 parenti morti nell'Olocausto. Continua a frequentare le scuole in Germania per raccontare ai bambini ciò che ha vissuto nel campo di sterminio. Schwarzbaum ha detto ad Ap di essere profondamente preoccupato per l'espandersi dell'antisemitismo in Europa. “Se le cose peggiorano, vorrei immigrare subito in Israele”.

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