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Shoah. Storia, colpa, memoria

“Dobbiamo fare i conti con il passato e lavorare con i formatori perché riescano a trasmettere le esperienze dei testimoni, che stanno scomparendo”. Intervista allo storico Marcello Pezzetti, direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah

26 Gennaio 2019 alle 06:00

“La Shoah è la separazione. Comincia dalla separazione dagli amici, dalle cose, dal resto della società, e arriva fino all'ultima separazione: quella dalla vita”. Lo storico Marcello Pezzetti è uno dei massimi studiosi italiani dell'Olocausto e direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah. Al Foglio racconta dei suoi viaggi da studioso, a partire dagli anni Sessanta, in Polonia e nei paesi dell'ex Unione sovietica. Della difficoltà di raccogliere e portare oltre la Cortina di Ferro fonti e documenti sullo sterminio degli ebrei. Della grande rimozione dal discorso pubblico e politico italiano del discorso sulla “colpa”, sulla responsabilità del nostro paese nell'aver collaborato con i nazisti alla “soluzione finale”. Pezzetti presenta la mostra “ La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli ebrei 1938-1943” che si inaugura il 27 gennaio alla Casina dei Vallati (via del Portico di Ottavia, 29, Roma) e ci parla delle sue esperienze con i testimoni dell'Olocausto, che oggi stanno scomparendo, e di come fare per trasmettere la loro memoria alle future generazioni. Perché la memoria è l'antidoto all'odio e perché, come dice Pezzetti, “l'antisemitismo è un fiume carsico: quando crediamo che non ci sia è soltanto perché scorre sotto i nostri piedi e lo vedremo riaffiorare”.


    

Musiche: Soularflair

Nicola Imberti ed Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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  • niky lismo

    27 Gennaio 2019 - 12:12

    Presa di coscienza? Non c'è mai stata in Italia, anzi oggi imperversa la rimozione deliberata e sistematica delle colpe del fascismo e degli orrori da esso perpetrati. La logica della Shoah pervade il pensiero dominante: la razza inferiore dei migranti (come ieri gli ebrei) deve sparire dal patrio suolo italico. Dice lo storico "Lasciar andare gli ebrei o consegnarli ai nazisti, era chiarissimo che voleva dire lasciarli ammazzare"; oggi è altrettanto chiaro che lasciare in mare i migranti o consegnarli alla Libia vuol dire lasciarli morire. Della "separazione" Salvini si fa un vanto, molti si inorgogliscono, i difensori della patria alimentano una retorica disumana e criminale, similmente a quando Mussolini sterminava gli etiopi con l'iprite e gli italiani (brava gente!) applaudivano. Poi, il 27 gennaio, tutti colla lacrimuccia per il crudele destino (destino?) di Anne Frank, per convincersi di avere (appunto) una coscienza (almeno una volta all'anno...)

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    • Carlo A. Rossi

      27 Gennaio 2019 - 16:04

      Non è certo un bell'atto quello di bloccare gli sbarchi, ne convengo. Ma se si incoraggiano gli arrivi, temo che si avrebbe un nuovo esodo. La retorica dell'Europa che invecchia non costituisce, almeno per me, motivo sufficiente per rimpiazzare una popolazione vecchia: e non reggerebbe nemmeno troppo alla prova dei fatti, temo. E infine, cosa significherebbe il punto esclamativo sul destino? Che se l'è cercato? Che fu volontà? Che Anne Frank andò con gioia a morire di stenti in un campo di concentramento? Mi perdoni, ma Lei non è diverso da Salvini: cerca un bell'applauso su internet, niente di più.

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    • Carlo A. Rossi

      27 Gennaio 2019 - 16:04

      (Prosegue) Era esplicita la volontà di annientare cittadini di stati europei in Europa solo perché di altra religione. Possiamo discutere sui campi in cui vengono rinchiusi i migranti: non certo luoghi da ammirare. Ma non vige neppure "Arbeit macht frei". A chi emigra dovrebbe essere garantita una vita migliore, questo sì. Ma il colonialismo è finito almeno settant'anni or sono, e se l'Africa è in buona parte un continente negletto, non è solo l'Europa a doversene assumere la responsabilità. La Cina ne ha fatto oggi, per esempio, una colonia, ma non paga nessun pegno per questo. Il Suo commento confonde le acque e contiene tanta retorica emozionale, allo stesso modo dei discorsi di Salvini, semplicemente dal lato opposto della barricata. Nessuno stermina i poveri migranti, mi sembra: se questi vedono l'Europa come un giardino dell'Eden a cui giungere ad ogni costo, quando invece tale non è, dovrebbe essere dovere delle istituzioni europee bloccare questo fenomeno. (Segue)

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    • Carlo A. Rossi

      27 Gennaio 2019 - 16:04

      Per quanto sia d'accordo sull'ipocrisia che permea la Giornata della Memoria, il resto del Suo intervento è totalmente fuori contesto. Prima di tutto, perché mescola due categorie distinte che sempre più spesso, per ridurre ogni tipo di discorso "razionale" a discorso "emozionale", tendono a sovrapporsi, ovvero "razzismo" e "xenofobia". Per quanto l'immigrazione oggettivamente incontrollata degli ultimi anni abbia generato (a torto o a ragione, non è il punto) molta xenofobia come paura dello straniero, non mi pare abbia generato giudizi razzisti. Per quanto Salvini sia effettivamente truce, non mi pare di averlo mai sentito pronunciare frasi come quelle di Bossi sui "baluba" o altro, né giudizi sui "negri inferiori". Punto secondo, trovo avvilente e moralmente sbagliato fare un paragone fra i "migranti in mare" e gli ebrei negli anni del nazismo-fascismo: i secondo erano braccati, denunciati, rinchiusi in campi dove venir sottoposti ad ogni angheria. (Segue)

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      • niky lismo

        28 Gennaio 2019 - 17:05

        "Retorica emozionale", dice bene sig. Carlo A. Rossi, difatti il riconoscimento dell'umanità delle persone investe innanzitutto la sfera emotiva assai prima che quella socio-giuridica: ti riconosco e ti rispetto in quanto essere umano, solo dopo considero le modalità del tuo essere (cittadino/straniero, lavoratore/fannullone, persona corretta/delinquente, etc.). Stiamo parlando di diritti umani, anzi della similare negazione che ne attuano il fascismo e l'attuale xenofobia-razzista (la sua distinzione è corretta ma, in questo caso, superflua). Resto coerentemente "dal lato opposto della barricata", respingo però l'assurda parificazione tra chi difende i diritti fondamentali e chi li nega (è un po' come quella, folle, tra dittatura e lotta partigiana, tra chi opprime e chi libera, tra fascismo e antifascismo). Infine, provi a chiedere a un migrante scampato alla fame e alla miseria e poi rispedito a farsi torturare il Libia, in cosa si sente diverso dagli ebrei di "quegli" anni bui.

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        • Carlo A. Rossi

          31 Gennaio 2019 - 14:02

          A parte che mi sembra che mi "metta in bocca" parole che non scritte, ovviamente se parliamo dell'effetto finale del respingimento, e di come siano i campi in Libia, potrei anche essere d'accordo con Lei. Ma lo sa bene Lei, come lo so io, che le premesse sono diverse: nessuno caccia di casa in casa i "migranti", le bracca, almeno non qui in Europa. Nessuno, a parte minoranze di minus habentes, ne perora l'eliminazione fisica come "parassiti" (anche se la retorica biologica non è scomparsa dal dizionario di alcuni, questo sì). "Scampato alla fame e alla miseria": è quindi una fuga per migliorare le condizioni economiche, giusto? Molti non scappano perché braccati nei loro paesi, pena la morte per sfinimento o per torture. Non voglio con questo criticarli perché fuggono dalla miseria, ma rimettere un po' il campanile al centro del paese.

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