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Il mondo è sconvolto, Notre-Dame è ancora lì

La cattedrale non è il simbolo di un occidente che crolla, ma di un’Europa che sa come reagire di fronte ai focolai

17 Aprile 2019 alle 06:08

Il mondo è sconvolto, Notre-Dame è ancora lì

foto LaPresse

La repubblica del cialtronismo sovranista ha scelto di trasformare le immagini infernali delle fiamme che hanno inghiottito Notre-Dame nella metafora perfetta di un’Europa pronta a collassare da un momento all’altro sotto il peso della sua incuria, della sua disunione, della sua litigiosità, della sua inutilità, della sua inarrestabile fragilità.

 

Alcuni commentatori stimati all’interno del mondo sovranista hanno avuto il coraggio di dire ad alta voce quello che ciascun populista desideroso di sbarazzarsi della cattedrale europea ha probabilmente pensato di fronte alle fiamme che hanno avvolto una delle chiese più famose del mondo. “Era sopravvissuta alla barbarie della rivoluzione francese e della Comune ma non a quella della Francia liberal-libertaria di Macron”, ha scritto Marco Gervasoni, professore della Luiss, editorialista del Messaggero, e pochi istanti dopo di lui un altro volto molto apprezzato nel mondo sovranista, Diego Fusaro, non sappiamo se anche lui con cattedra in qualche università, ha detto che l’immagine della guglia in fiamme, nientemeno, “fa riflettere sul destino dell’Europa tutta”. 

 

Voler dare un significato politico a un incendio è un gioco che non denota una grande predisposizione ad analizzare con profondità i problemi complessi del mondo. Ma se vogliamo stare al gioco del dramma-parigino-metafora-di-qualcosa possiamo dire che le immagini della cattedrale salvata dalle fiamme (la guglia e parte del tetto sono crollati, il resto ha retto), le immagini dei pompieri che fortunatamente hanno scelto di non seguire il protocollo suggerito da Trump che aveva invitato con un tweet a spegnere le fiamme con i Canadair (fossero stati usati forse si sarebbe avverato il titolo offerto ieri da Repubblica: “Notre-Dame non esiste più”), le immagini dei francesi che hanno scelto spontaneamente di passare la notte a cantare e a pregare davanti a Notre-Dame, le immagini dei pericolosissimi capitalisti che nel giro di poche ore hanno risposto all’appello di Macron per ricostruire la cattedrale con fondi privati (in poche ore 600 milioni di euro, soprattutto grazie Pinault a Arnault), ci dicono qualcosa di diverso: i simboli dell’Europa hanno una scorza più forte rispetto a quello che vorrebbero farci credere coloro che sognano un’Europa più debole e le società democratiche, come ricordato ieri dal direttore di Libération, non hanno nulla da invidiare alle altre in termini di capacità di recupero e di testardaggine.

 

L’Europa è sotto assedio, in giro ci sono molte fiamme, i focolai divampano ma in Europa, nel suo spirito solidale, comunitario, collettivo, cattolico, esistono gli anticorpi per ripartire, per resistere alle tragedie, per superare i drammi, per ricostruire, rebâtir, e rimettere al loro posto i piromani dell’occidente che ogni giorno cercano di dimostrare con saggi di incompetenza che sia necessario scappare dalla cattedrale dell’Europa. Il tetto è crollato, le fiamme si sentono, ma la casa resiste e le campane che sentirete suonare oggi alle 18.50 in tutte le cattedrali della Francia sono le campane non di chi si dà per vinto ma di chi sa che le ferite dell’occidente si riparano unendosi, aprendosi, non isolandosi, trasformando la nostra comunità in qualcosa in cui trovare conforto, protezione, come in una famiglia.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    17 Aprile 2019 - 16:04

    Vorrei che tutti rivolgessero un pensiero ai sapeurs-pompiers di Parigi che hanno, come il loro cappellano, sfidato le fiamme pur di salvare l'ostensorio e le reliquie, come la corona di spine. Hanno lottato eroicamente contro l'incendio per far sì che le torri con i campanili e buona parte della navata restassero in piedi.

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    17 Aprile 2019 - 15:03

    “Le campane che sentirete suonare oggi alle 18.50 in tutte la cattedrali di Francia, sono le campane di chi sa che le ferite dell’occidente si riparano unendosi”. Di qui, l’appello di Macron all’ “unità della nazione”, di qui la pioggia di euro -600 milioni in 24 ore- subito arrivati per l’ “impresa”…. Certo che Notre-Dame verrà ricostruita. Dubito, solo, che l’impresa potrà imputarsi al sentimento di ritrovarsi “comunità”, men che meno al riscoprirsi “come una famiglia”, magari (perché “famiglia” questo è) unita sotto la protezione (non richiesta) e la guida (non riconosciuta) della “Dame”. Semplicemente (e senza polemica alcuna), sarà ricostruita perché è unica e meravigliosamente bella e attrattiva, e l’orgoglio dei francesi ne va giustamente fiero. Per il resto, mi piace ricordare con Gomez Davila (non sarà cialtrone pure lui?) che “La religione non è nata dall'esigenza di assicurare solidarietà sociale, come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo”.

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  • luzi.marta

    17 Aprile 2019 - 11:11

    Direttore, come fa sempre lei ci offre un'articolo perfetto! Le sue parole sono quelle che tutti noi vogliamo sentire, il valore, l'orgoglio di sentirci parte dell'Europa è quello che proviamo insieme a lei! Notre Dame de Paris è stata ferita e noi con lei, ma non è crollata e non crollerà! Grazie

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  • lorenzolodigiani

    17 Aprile 2019 - 11:11

    Caro Direttore, un tale Meluzzi, ospite fisso di un talk show, ha dichiarato, mentre divampava l’incendio, che probabilmente al posto di Notre Dame sarebbe sorta una moschea. Non ha osato dire niente di piu’.

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