I preti, il sesso e l'America. Un peccato non è sempre un reato, “la carne è debole”

Maurizio Crippa

Il caso McCarrick visto da Antonio Monda, autore de “L’indegno”

Napoleone aveva uno zio cardinale per parte di madre, non sappiamo dire se uno stinco di santo ma gran diplomatico, come spesso i cardinali, e buon collezionista d’arte. Una volta l’Imperatore gli disse: “Un giorno distruggerò la tua chiesa”. Lui gli rispose: “Se non ci siamo ancora riusciti noi, non ci riuscirai tu”. E’ la prima citazione che viene in mente, prima ancora di entrare in argomento, ad Antonio Monda. Scrittore, critico e gran conoscitore dell’America e anche del cattolicesimo, sulle due sponde dell’Atlantico. L’argomento, manco a dirlo, è il sesso e i preti. Il peccato (“la carne è debole”, lo ha detto Gesù”) che è sempre stato scandalo per i cristiani, ma ora è rubricato soprattutto, dal mondo e da loro stessi, come reato. Storia antica, intesa come peccato, che la chiesa ha sempre provato a gestire con una molta misericordia un certo lassismo, e spesso soprassedendo sulle questioni legali.

  

Seconda citazione, d’arte: “Filippino Lippi, magnifico artista del Rinascimento, era figlio d’arte di un frate, Filippo, e di una suora”. Antonio Monda è papista, “per me il Papa è sempre il Papa, non si discute”, e vede questa tremenda faccenda dello scandalo della pedofilia, riesplosa con la vicenda del vecchio (ex) cardinale McCarrick, come un “temporale, buio e cupo, ma un temporale, che passerà. Non credo che la chiesa, né negli Stati Uniti né nel mondo, verrà travolta da questo scandalo”. Sul quale ha un opinione netta, forse non quella che va per la maggiore tra i fedeli d’oltreoceano: “La trovo una cosa orribile, e non ho una grande opinione di questo Viganò. Far uscire un documento così, e proprio nel momento in cui il Papa sta chiedendo scusa, in Irlanda, con questa tempistica da bomba a orologeria. E’ una cosa che è stata usata, non mi piace”.

 

Monda non è un teologo, è uno scrittore, e due anni fa ha scritto un romanzo che metteva a tema, in modo brusco e anche sboccato come usa adesso, il gran travaglio della carne: il sesso e i preti. Si intitola L’indegno (Mondadori), ora è tradotto anche in America. La storia di un prete che ha una donna (“Non crediate che con Lisa sia solo amore: il nostro è anche sesso”) vive il tormento e l’estasi (facendo spesso confusione tra le due cose), ma crede alla Misericordia, alla Bellezza e alla Dannazione. Una storia ambientata a New York, negli anni 70 (buona data: è quando cominciò tutto il bailamme di cui alle prime pagine di questi giorni). Una storia che tocca però il punctum dolens (Ferrara ieri sul Foglio) della chiesa nell’età postmoderna: la castità, il celibato e il mondo pansessuale che, come una musica, gira intorno. Tema che ferisce, “fa sanguinare”, particolarmente una chiesa come quella statunitense, che non ha dietro di sé la secolare tradizione lassista latina, ma è cresciuta in un contesto in cui l’etica sessuale ha sempre pesato molto.

  

Distingue però Monda: “Non bisogna assolutamente sottovalutare la gravità, orribile, della pedofilia, e tutto quello che comporta. I bambini violati. Ma il tema della sessualità dei consacrati, laddove non ci sia violenza, è un tema che pertiene alla ‘debolezza della carne’, fa parte della storia umana e perciò della chiesa. Quindi è sbagliato, è eccessivo, che oggi venga trattato esclusivamente, violentemente dentro questo contesto in cui tutto deve diventare reato, roba da tribunale. E trovo sbagliato che oggi certe messe in stato d’accusa avvengano o per odio della chiesa, o addirittura per un ‘eccesso di amore’ che si tramuta in odio, incurante dei danni che può causare”.

  

Che tipo di reazione sta producendo sui cattolici americani il riesplodere violento di questo scandalo? “Ci tengo a sottolineare due cose – riflette Monda – di solito trascurate. La chiesa cattolica, anche considerando la crescita attuale dovuta all’arrivo dei latinos, negli Stati Uniti è sempre stata e resta minoritaria, attorno al 25 per cento. Perciò si è sempre sentita un po’ a parte, esclusa, spesso assediata. Questo ha sempre generato due atteggiamenti, o di chiusura o di aggressività. Oggi molti cattolici tendono, credo, a sentirsi messi sotto accusa: per la pedofilia, per la regola del celibato. Questo accresce il dolore e fa reagire chiedendo che chi è colpevole sia punito. Inoltre, storicamente, il cattolicesimo americano è in maggioranza irlandese, con tutto quello che si porta dietro, di questi tempi. E’ una chiesa particolare, forse in Italia uno scandalo così verrebbe vissuto diversamente. Qui fa sanguinare. Ma, ripeto, mi viene in mente lo zio cardinale di Napoleone: la chiesa non sarà distrutta da tutto questo”.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"