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Noti al mondo o nascosti, alla fine tutti ci assomigliamo

Ennio Morricone e Giorgio Gasperini con la loro musica ci hanno tolto un po' di tristezza

19 Luglio 2020 alle 06:00

Noti al mondo o nascosti, alla fine tutti ci assomigliamo

Antiveduto Gramatica, "The Theorbo Player", olio su tela

La prima settimana di luglio ci ha tolto due maestri di musica, due uomini che hanno dedicato la loro vita alle note, a quella splendida disciplina tanto gradita dagli uomini di ogni tempo, gradita a Dio, se è vero com’è vero che le Sacre scritture, a partire da quella meravigliosa opera poetica che sono i Salmi, nascono in realtà per essere cantate, appunto. 

 

Il primo è stato celebrato in ogni angolo del mondo. E’ Ennio Morricone. Un artista che con la sua opera ha inciso in maniera indelebile l’immaginario di intere generazioni. Nato a Roma nel 1928, e alla Capitale legato da inossidabile amore, anche calcistico, Morricone si diploma al conservatorio di Santa Cecilia, dapprima in tromba, poi in composizione. Nel 1956 conosce quella che diventerà compagna di tutta la sua vita, Maria, con la quale darà al mondo quattro figli. Aneddotica la sua collaborazione con la Rai, da cui verrà assunto ma che abbandonerà, licenziandosi, nel giro di poche ore una volta scoperto il divieto alla trasmissione di tutte le opere create dai dipendenti. Morricone, nel corso della sua lunghissima carriera, ha semplicemente offerto al paese una quantità sterminata di melodie indimenticabili, tanto nella musica leggera, da “Se Telefonando” a “Sapore di sale”, quanto, e soprattutto, in quella magnifica produzione che lo vedrà musicare tanti dei più grandi successi cinematografici degli ultimi sessant’anni. Fare l’elenco delle collaborazioni sarebbe impossibile, almeno nelle battute a disposizione. Si citano quelle più gradite al sottoscritto. E non si può fare teoria senza partire da Sergio Leone, romano pure lui, con cui Ennio lavorerà per tanti anni. Il buono il brutto e il cattivo. Giù la testa. C’era una volta in America. Temi indimenticabili. Alzi la mano chi non ha mai versato almeno una volta la sua commozione all’ascolto di queste melodie. Poi non possono mancare all’appello le collaborazioni con Bernardo Bertolucci, Brian De Palma; “Gli intoccabili” è un altro suo capolavoro assoluto, poi Carlo Verdone, Tarantino e John Carpenter. Ma davvero, come detto, non basterebbe tutto il giornale per citare intera la sua straordinaria produzione. Stesso dicasi per i premi e i riconoscimenti ottenuti. Dai Golden Globe ai Grammy, dai Bafta a una miriade di premi nostrani, sino all’Oscar, centrato due volte, la prima alla carriera, nel 2007, e poi alla migliore colonna sonora nel 2016, per “The Hateful eight” di Quentin Tarantino. Non si esagera, in conclusione, nel ritrarre Morricone con queste parole. Il genio che ha dato lustro alla musica cinematografica.

 

E ora ecco il secondo maestro di musica.

 

Giorgio Gasperini, nato ad Albano Laziale nel 1954 e ivi scomparso, il 1 luglio scorso. Nasce con la passione della musica, è lei che lo ha scelto, sin da bambino. Dopo studi scientifici decide di iscriversi a medicina, ma al terzo anno il suo primo amore lo richiama a sé. E lui non ci pensa due volte. Giorgio si iscrive al Conservatorio di Santa Cecilia, dove si diploma in canto. E’ un baritono, di ottimo livello. Nei suoi gesti, nella naturale inclinazione al prossimo, ha tutte quelle caratteristiche che farebbero di lui un grande maestro. Nel suo caso, un maestro di musica. E questo decide per sé: Gasperini unisce le sue due vocazioni, alla musica e all’insegnamento. Sceglie la scuola come sua grande palestra di vita e musica, al servizio dei ragazzi.

 

Giorgio è un artista, non di meno un uomo per bene. Il mondo lo è molto meno di lui. Così il suo lavoro, fare l’insegnante, si trasforma in una lunghissima rincorsa all’ottenimento di una cattedra di ruolo. Giorgio insegna per 25 anni da precario, una trottola impazzita da una scuola all’altra. In una delle tante sue tappe, incontra quella che diventerà, a distanza di anni, sua moglie, la sua terza vocazione in vita. Teresa. Con lei convolerà a nozze nel 2004. A lei rivelerà, nel corso degli anni di insegnamento, tutta l’amarezza di un sistema scolastico che fa della musica una materia secondaria, se non superflua. E lui soffre nel vedere la scarsa attenzione di tutti rispetto alla disciplina che tanto ama. Sino all’anno scolastico da poco terminato. Sino alla pandemia. Giorgio non si tira indietro, malgrado non sia incline al digitale si mette a disposizione dei suoi alunni, con l’insegnamento a distanza, con tutto quello che serve per non abbandonare i suoi alunni. Sa, in cuor suo, che tra poco si concederà finalmente al riposo. La pensione. A settembre comincerà l’ultimo anno scolastico della sua faticosa carriera d’insegnante. Ma il destino si oppone. Si spegne all’alba del 1° luglio, alla fine degli esami di terza media dei suoi ragazzi.

 

Molti si chiederanno per quale motivo intrecciare le vicende di questi due uomini. Per molti la risposta sarà ideologica, per altri sociologica, altri ancora sceglieranno quel che più gli aggrada. Niente di questo. E’ che ad avvicinare le storie degli uomini, noti al mondo o piccoli dentro un paese, tutti alla fine ci si assomiglia. Ognuno con il suo carico di amori e successi, fallimenti e gloria. E musica. A toglierci un poco di tristezza.

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