Antivirus con la privacy

Eugenio Cau

Esiste un’alternativa tecnologica alla sorveglianza di massa? Le ultime mosse del governo e il modello Singapore

Milano. Da qualche tempo a questa parte, e con più insistenza negli ultimi giorni, si fa un gran parlare in Italia di “modello coreano” contro il coronavirus. Alti esponenti del governo hanno detto di ispirarsi alla Corea del sud, che è riuscita ad abbattere la curva senza nessun lockdown, e i media hanno cominciato a concentrarsi in maniera predominante su uno soltanto degli aspetti di questo modello, quello tecnologico. Siccome fare i tamponi mirati, efficienti e di massa come fanno i coreani è al momento impossibile, siccome imporre isolamenti davvero rigidi (in Corea del sud i positivi, anche gli asintomatici, fanno la quarantena da soli in dormitori designati dallo stato, a volte lontani centinaia di chilometri da casa) sembra complicato, ci si è concentrati su un altro aspetto, che purtroppo per noi non è il più importante: i coreani (e non solo loro) hanno una app per sorvegliare gli spostamenti dei cittadini e rintracciare i malati, proviamo a replicare almeno quella. Così sul primo giornale italiano ieri si titolava che “una app sui nostri telefonini potrà contenere l’epidemia”, ed è nato un dibattito intenso su: dovendo scegliere tra un sistema di sorveglianza invasiva e coronavirus, cosa preferite? Spoiler: scelgono tutti la sorveglianza, e negli ultimi giorni sui media si parla con leggerezza di sistemi che incrociano i dati di localizzazione dei cellulari, quelli delle celle telefoniche, dei conti bancari e delle telecamere di sorveglianza, manco fosse la Stasi. Sul Financial Times di venerdì, l’intellettuale israeliano Yuval Noah Harari ha scritto che per le democrazie la scelta tra sorveglianza e salute non dovrebbe porsi – e in ogni caso consigliava di rifuggire il Grande fratello. Esiste il modo di farlo?

 

Tenendo presente che le app e le tecnologie di tracciamento sono soltanto una parte di una strategia di contenimento (e ricordandoci quanti pochi anziani in Italia sono dotati di un moderno smartphone), alcuni ricercatori hanno provato a immaginare un sistema che consenta di controllare i contatti degli infetti senza sorvegliare le persone, e la soluzione più citata è quella di conservare i dati degli utenti sui loro telefoni, in forma criptata, senza passare niente ai database di stati o aziende. A Singapore hanno introdotto qualche giorno fa una app del genere, prodotta dal governo, che ieri mattina era già stata scaricata 620 mila volte e che funziona tramite bluetooth: si chiama TraceTogether e sfrutta questo sistema di connessione di prossimità per controllare tutti gli altri utilizzatori della app che sono stati entro un raggio di pochi metri con l’utente, in maniera anonima e senza raccogliere altri dati, per esempio Gps o pagamenti. Se l’utente è al ristorante, la app si accorge grazie al bluetooth di quanti altri utenti si trovano nelle vicinanze e li registra in maniera anonima nel telefono, senza inviare niente al governo. In questo modo, se uno degli avventori del ristorante si ammala, le autorità possono accedere a questo elenco di contatti anonimi e avvertirli tramite app di mettersi in isolamento. La notifica potrebbe essere qualcosa del tipo: “Nel giorno X all’ora Y sei stato in prossimità di un malato, per favore contatta le autorità sanitarie”.

  

 

E’ un sistema molto conveniente che evita la sorveglianza centralizzata, e che potrebbe essere riprodotto – occhio però a elogiare il “modello Singapore”, che è un autoritarismo soft: le forze dell’ordine della città-stato utilizzano anche altri sistemi di sorveglianza ben più invasivi, infischiandosene dei diritti fondamentali.

 

Ieri il ministero dell’Innovazione e quello della Salute italiani hanno lanciato un’iniziativa in cui chiedono a tutte le aziende private e pubbliche che si occupano di tecnologia di presentare progetti che possano aiutare il paese a combattere il virus. Il periodo di presentazione dura tre giorni, e tra le tecnologie richieste ci sono anche quelle che “consentano o facilitino il monitoraggio, la prevenzione e il controllo del Covid-19”, in pratica la famosa app. Il governo è intenzionato a seguire la strada del monitoraggio tech, ma nel documento reso pubblico ieri c’è un passaggio notevole: queste tecnologie devono funzionare “nel rispetto della normativa vigente”. E’ interessante perché secondo gli esperti legali le app di cui si è parlato finora, quelle invasive in stile sudcoreano, hanno tutte bisogno di una legge ad hoc per poter essere praticabili. Al contrario, app di scopo più ridotto come TraceTogether potrebbero andare bene anche con la “normativa vigente”. Questo forse indica che la strada imboccata dal governo non è quella coreana.

Di più su questi argomenti:
  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.