(foto LaPresse)

La libertà è la vita

Claudio Cerasa

Ciò che vogliamo proteggere e ciò a cui non vogliamo rinunciare. Pensare alle alternative per trovare il giusto confine

Il punto in fondo è tutto lì: che ne sarà delle nostre libertà? E’ stato scritto da molti in questi giorni che tra coloro che verranno maggiormente colpiti dalla furia del coronavirus non ci sono soltanto esseri in carne e ossa ma anche soggetti il cui profilo corrisponde più a una categoria del pensiero che a quella di un essere umano. Ci si interroga giustamente, e lo facciamo tutti ogni giorno, su quale siano le misure più adatte per governare il contagio, su quali siano i provvedimenti più urgenti per domare la pandemia, su quali siano le scelte più forti per limitare i danni prodotti dal virus letale. Ma tutti coloro che hanno a cuore i valori non negoziabili della nostra libertà, che corrispondono in modo totale ai valori non negoziabili della nostra democrazia, una volta studiati i provvedimenti, una volta osservate le misure, una volta valutate le scelte spendono qualche istante in più rispetto agli altri nel porsi domande su altri punti non essenziali: cosa siamo disposti a perdere per tutelare la nostra salute?

 

E così, lo avrete visto anche voi, non c’è giorno che passi senza che qualcuno non si chieda se per proteggerci dal virus sia opportuno limitare la nostra privacy, sia opportuno limitare i nostri spostamenti, sia opportuno essere severi con i trasgressori. Anche se può apparire curioso che i soggetti che discorrono di privacy sono gli stessi che tendono a regalare ogni genere di dato sensibile sui social network, sono gli stessi che tendono a fottersene quando le autorità giudiziarie abusano del loro potere giocando con la custodia cautelare, il dibattito è suggestivo e se la fase non fosse straordinaria sarebbe corretto tenere le antenne dritte e denunciare ogni tentativo di limitare la nostra libertà. La fase che viviamo oggi, come ha ricordato ieri Mattarella, non è però ordinaria e quando le fasi sono straordinarie, cosa che capita quando un paese si trova sotto attacco – cosa che può accadere con il terrorismo, cosa che può accadere con una pandemia – i campioni delle libertà devono arrendersi alla dura prova della realtà. E così come devono riconoscere quando parlano di economia che nei momenti di crisi deve essere lo stato a dettare l’agenda allo stesso modo devono riconoscere senza fare gli schizzinosi che di fronte a un’emergenza sanitaria alcune libertà devono essere compresse. Non si tratta di voler essere incoscienti e di voler essere superficiali – l’esercito in strada, tanto per capirci, se proprio deve esserci è meglio sia italiano e non russo – si tratta di elaborare comportamenti collaborativi ricordando che occorrerà essere vigili quando tutto finirà, ricordando che la libertà più importante della nostra esistenza, l’unica non negoziabile, è la nostra vita e ricordando che se proprio vogliamo difendere la nostra libertà occorre essere consapevoli di un fatto essenziale: pensare, quando si usano le indecisioni dell’Europa per demolire l’Europa (vedi Salvini), a quali sono le alternative all’Europa e pensare, quando si guardano ad altri modelli (la Cina, really?), che i paesi che sembrano più risoluti di solito sono quelli che le libertà le calpestano non solo quando un paese si trova in crisi.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.