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Comunicatori globali

Storia di Sec, partita da una mansarda e che ora ha fatto il gran balzo globale: trentesima al mondo

15 Settembre 2019 alle 06:09

Comunicatori globali

Il fondatore di Sec Fiorenzo Tagliabue festeggia i trent'anni dell'azienda con il sindaco di Milano Beppe Sala e il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana (foto Facebook)

Comunicare con strategie scientifiche e mirate e la forza d’urto necessaria è una delle chiavi del successo di ogni azienda, di ogni politico, e anche di ogni istituzione pubblica. Non è strano, così, che Milano sia anche una capitale della comunicazione e che l’arte (oggi è anche tecnologia) del comunicare sia a sua volta un business, campo d’azione per agenzie che lavorano e si muovono sul mercato come grandi aziende. Milano che di agenzie ne vanta parecchie e di grande reputazione, daa Barabino & Partners a Hill+Knowlton, tanto per citarne due delle più note nel mondo business. La storia di Sec, che da molti anni sta dietro al successo di molti milanesi e imprese milanesi, e che nei giorni scorsi ha fatto un salto verso il mondo globale, merita di essere conosciuta.

 

Erano in tre all’inizio, nel 1989, quando la Sec, ovvero Societas europaea ad communicationes, dna milanese e nome latino, una scommessa e una vocazione europea nell’anno in cui cadevano i muri e l’Europa si avviava a diventare un mercato unico. Una agenzia di pubbliche relazioni indipendente (oggi in città ci lavorano 140 persone). Fiorenzo Tagliabue (oggi Group ceo Sec Newgate), Ariberto Necchi della Silva e Paola Ambrosino (direttore generale Sec Newgate con la responsabilità dell’Italia). Un business people che in trent’anni ha scalato le vette, fino ad essere classificata prima italiana nel ranking mondiale (Holmes Report 2016). “Milano ci ha dato tantissime opportunità che non avremmo avuto in altri contesti – racconta Tagliabue al Foglio, raggiunto a Londra – Andando in giro per il mondo dal 2013 a oggi, da quando abbiamo iniziato il nostro progetto di internazionalizzazione, il fatto che un’azienda italiana si muovesse a livello internazionale, soprattutto in certi contesti, non è sempre stato un elemento facilitatore, soprattutto il mondo anglosassone. Ma il fatto di avere la nostra radice e le nostre origini a Milano ci ha aiutato molto, ci ha sdoganato”. Non è un caso che Tagliabue abbia voluto accanto a sé professionisti di livello. Sono i digital specialist che puntano i riflettori sul cliente: reputazione, costruzione del consenso, consolidamento della marca, fidelizzazione, promozione di beni e servizi. E il gioco, apparentemente, è fatto. Tutti conoscono bene il mestiere e puntare a diventare sempre più grandi con vere e proprie mire espansionistiche è quanto meno ovvio. Nel 2016 Sec, si quota all’Alternative Investment Market della Borsa di Londra, per consolidare il proprio posizionamento internazionale e sostenere il percorso di acquisizioni: prima società a quotarsi a Londra dopo la Brexit, salutata come segnale di speranza dalla presidenza della Borsa e dall’ambasciata italiana. Tre anni dopo forse le vene ai polsi tremerebbero ancor di più, guardando l’Isola che rischia di allontanarsi dall’Europa. Invece, qualche giorno fa, si è compiuto il processo di fusione avviato da Sec spa verso il gruppo inglese Porta Plc che opera commercialmente con il brand Newgate Communications nel Regno Unito, medio ed estremo oriente e Australia, dando origine alla Sec Newgate spa, un nuovo gruppo di consulenza e comunicazione destinato a posizionarsi nei piani alti del range internazionale.

 

“Sono due realtà che hanno bisogno di essere integrate sotto il profilo organizzativo , culturale e la vera sfida ora è estrarre valore da quel che abbiamo fatto. Prima sfida, gli Stati Uniti. Questa operazione è una tappa fondamentale nella nostra storia, ma essere fra i primi 30 gruppi di comunicazione al mondo non è che un nuovo punto di partenza”. Il team di Sec Newgate è formato da circa 600 professionisti che operano in 14 paesi e in 4 continenti. Non male, per una scommessa che partì in una mansarda di via Soperga, proprio di fronte a quello che sarebbe diventato Palazzo Aporti, l’ultima sede istituzionale. Tra gli ultimi anni 90 e i primi anni del 2000 si avvia una nuova fase. “Entriamo nel radar di aziende multinazionali che ci affidano la loro comunicazione”. Due nomi esemplari, Abbey National Bank, che diventerà poi di Unicredit, American Express. Poi il ruolo con il pubblico, e progetti importanti che hanno segnato il volto di Milano degli ultimi anni. “Ne cito tre. Tutto il progetto della costruzione del nuovo Polo fieristico con Fondazione Fiera Milano, il progetto di Porta Nuova che al quale siamo stati accanto dai primi passi fino a oggi e, but not least, l’Expo dove vincemmo delle gare già al momento della candidatura, per poi aggiudicarci la gestione del Media Center: 57 persone a lavorare per sette mesi”. Qualche anno fa, un gruppo internazionale molto forte iniziò un avvicinamento per verificare una possibilità di acquistare la società. La risposta: picche.

Paola Bulbarelli

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