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In Lombardia la sicurezza sul lavoro è un’emergenza

Incidenti in grave aumento. La sicurezza ritenuta “un costo”. Come mettere fine al disastro del 2019

8 Settembre 2019 alle 06:06

In Lombardia la sicurezza sul lavoro è un’emergenza

foto LaPresse

Davide, 39 anni, di Marnate, era un ragazzo a posto, pensava al suo lavoro in fabbrica e a tirar grandi i due figli di 14 e 3 anni. Davide, in una bella giornata di fine agosto è morto in un modo terribile: schiacciato tra i rulli di un macchinario alla Orsa Foam di Gorla Minore, in provincia di Varese. Azienda impegnata nella produzione di poliuretano espanso flessibile. I suoi compagni di lavoro hanno scioperato, ma Davide non c’è più e con lui sembra se ne sia andata la fiducia di tanti in un lavoro sicuro.

 

Perché la sicurezza sul lavoro, in Lombardia, è un’emergenza sottovalutata per troppo tempo. I dati dell’Inail sugli infortuni da gennaio a luglio parlano di una cifra impressionante: 378.671 incidenti, dei quali 599 mortali. “I numeri però servono, insieme alla pietas – spiega Massimo Balzarini, della segreteria Cgil Lombardia, delegato alla salute e alla sicurezza – i numeri sono necessari ad analizzare i fenomeni, servono a creare le condizioni per elaborare procedure e norme destinate a migliorare le condizioni di prevenzione e ipotizzare nuovi investimenti in salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E allora su questo versante occorre registrare innanzitutto, ad oggi, i 41 morti sul lavoro del 2019 in Lombardia (dato al 2 settembre). Va sottolineata però una situazione sgradevole, che da diverso tempo Cgil Lombardia mette in evidenza al Tavolo istituzionale regionale. Infatti il confronto tra i dati forniti dall’assessorato Welfare di Regione Lombardia e Inail, che sono i principali soggetti che esercitano il controllo e la registrazione degli eventi infortunistici, sono discordanti: nel 1° semestre 2019 Inail registra ben 88 infortuni mortali (+ 4,35 per cento) in Lombardia (di cui 62 in occasione di lavoro e 26 in itinere), contro i 41 ufficializzati dal Rrim (Registro regionale infortuni mortali). Quindi i lavoratori morti per causa di lavoro, allo stato dei fatti, sono sicuramente molti di più di quanti non ne indichi il registro della Lombardia. Sul piano regionale, relativamente al mese di agosto, il dato evidenziato dall’assessorato Welfare indica un incremento di circa il 25 per cento. Se tale trend dovesse confermarsi, e auspichiamo un arresto dello stillicidio in atto, il dato a fine anno assumerebbe un valore a dir poco catastrofico”.

 

Quali sono le spiegazioni di questa drammatica crescita dei morti e cosa si può fare per contrastarla? “Le cause sono molte – spiega Balzarini – anche se i motivi che provocano un incidente mortale sono ricorrenti. Gli strumenti messi in campo non bastano, perché la sicurezza è vissuta come un costo. Anche il sistema delle ispezioni è inadeguato, non bastano come deterrente. Le aziende devono farsene carico”. La Regione – chiarisce il rappresentante di Cgil – spende 8 milioni per la prevenzione, “risorse che arrivano dalle sanzioni Ats e che vengono investite nell’assunzione di nuovi ispettori, esattamente ciò che impone la legge. Ma bisognerebbe andare oltre, e censire le aziende a maggior rischio”.

 

Quali sono i compiti e i poteri reali della cabina di regia della Regione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro? Lo abbiamo chiesto all’assessore al Welfare Giulio Gallera. “Alla cabina di regia sono affidati compiti importanti di programmazione e di verifica. Come l’individuazione delle ‘priorità d’azione’ per garantire la sicurezza e il monitoraggio costante. Abbiamo elaborato e presentato un Piano triennale straordinario in materia di sicurezza destinando a interventi specifici e mirati i proventi delle sanzioni pari a 8,2 milioni riscossi nel 2017 e 8,6 milioni nel 2018. Continueremo così anche negli anni successivi”.

 

Ma questa collaborazione con imprese e sindacati ha dato qualche risultato? “Abbiamo condiviso un metodo di lavoro importante: ai tradizionali controlli, circa 29 mila verifiche l’anno (almeno 6 mila in più di quanto impongono le norme nazionali) si aggiunge un approccio botton up, che consiste in una mappatura territoriale e settoriale del rischio”. “Alla formazione dei lavoratori e degli stessi imprenditori, si affianca quella scolastica affinché la cultura della prevenzione entri con forza nel bagaglio personale di ogni studente e futuro lavoratore”. Da più parti si lamenta la scarsa incisività dell’azione del governo. Cosa non ha funzionato nel rapporto con il governo e quali sono le proposte della Regione al nuovo esecutivo? “Abbiamo le mani legate, il governo ha dimostrato troppa indifferenza su questo tema. Le assunzioni da destinare ai controlli e alla prevenzione rientrano nei vincoli rigidissimi che regolano il reclutamento del personale del sistema socio sanitario. Regione Lombardia ha più volte segnalato questa criticità, chiedendo la sterilizzazione della spesa per la sicurezza sul lavoro rispetto alle norme finanziarie della sanità. Ma da Roma finora hanno alzato le spalle”, conclude l’assessore della giunta Fontana. Anche il mondo dell’impresa, nei fatti e non solo con le dichiarazioni, è chiamato a fare la propria parte. “Sì, Assolombarda partecipa ai tavoli ma non la sento molto presente – spiega ancora Balzarini – ad esempio in edilizia si fa molto poco, noi chiediamo alle aziende di qualificare la formazione del personale, ma l’impressione è che venga vissuta come un’operazione inutile, un costo”.

Daniele Bonecchi

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    08 Settembre 2019 - 15:03

    I problemi sono l'indifferenza ed il cinismo di troppi imprenditori, che guardano solo agli utili ed a cui non interessa nulla della vita e della salute dei collaboratori. Basterebbe introdurre una norma, più efficace delle sanzioni penali, che prevedesse, in caso di gravi incidenti, la sottrazione dell'impresa all'imprenditore delinquenziale e la sua messa all'asta con ricavato a favore delle casse pubbliche. Vedresti quanti investimenti sulla sicurezza.

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