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La violenza contro l'evidenza

Jo Cox in Inghilterra. Il Ku Klux Klan in America. I burini di Francia. Il sequestro dei 49 naufraghi. Il linguaggio violento contagia tutto e la violenza è generatrice di violenza. Indagine sul sottotesto della congiuntura civile, con puzza di anni Trenta

9 Gennaio 2019 alle 06:06

La violenza contro l'evidenza

Testo e sottotesto della presente congiuntura civile e politica: la violenza. Esito prevedibile: maggiore violenza. La questione va svolta con un minimo di decenza. Quindi inutile soggiungere: siamo contro la violenza, non solo quando è squadrismo contro giornalisti democratici. Pleonastico. Ipocrita. Un’evidenza che non convince alcuno. Mauro e Sofri insistono: a Macerata la Lega era allo 0,6 per cento, dopo la sparatoria contro i neri è balzata al 26 per cento. I burini inglesi hanno ucciso Jo Cox, deputata antiBrexit, e chissenefrega hanno detto gli elettori. Trump flirtava con il Ku Klux Klan e i neoconfederati, fino ai famosi scontri tra neonazi e antinazi a Charlottesville, Virginia, di cui si è messo al di sopra dall’alto del suo linguaggio impostorico e violentissimo. I burini di Francia sono nati eversivi. Forma di lotta antifiscale: il blocco stradale, violenza materiale contro la libertà di muoversi, extrema ratio mai abusata dal movimento operaio, ora gancio della mobilitazione permanente. Segno di riconoscimento: una divisa gialla, una divisa, alla portata di tutti i portabagagli bolsonari. Blindati mortiferi: i Suv con l’aggravante (per me l’esimente) di un diesel. Connessione: in rete, orizzontale contro la verticalità del potere delle élite. Programma: stare meglio di quelli che stanno bene, nonostante servizi gratuiti, buoni stipendi, vacanze pagate, libertà di movimento, assegni familiari e molto molto altro della famosa joie de vivre à la française. Mezzo: l’invasione distruttiva di Parigi, capitale dei bobo. Risultato: i bobo e i bouticcari perdono miliardi di incassi, intanto però lo stato tira fuori dieci miliardi di sou, soldini cash. 

 

(Ungheria di Orbán: 463 euro al mese, 400 ore di straordinari obbligatori per legge, il 19 sciopero generale). 

 

Menzogna o fake invasiva in gilet: non arriviamo alla fine del mese, come Giovanna d’Arco, con l’aiuto di sociologi ed economisti della mutua, e i soliti fascisti opportunisti neri e rossi. Leadership: chi pretende di costruirla è minacciato di morte: è la logica orizzontale, in senso macabro, della rete stessa lasciata a sé stessa. Ora Edouard Philippe ci prova, a darle invece che a prenderle, a nome della République, ma lui si allena alla boxe, per tenersi in forma, due volte a settimana in palestra, mentre sul ponte delle Tuileries quello che ha cercato di stendere un gendarme a cazzotti era un campione di boxe professionale (lui si è reso noto al popolo giganteggiando violento e miserabile via Facebook, recitando la vittima della repressione, dei gas, delle matraques, delle pallottole di gomma, e il poliziotto Cédric, sfuggito all’agguato cazzottistico, è intervistato in tv nell’anonimato protettivo più assoluto, un disperato).

 

Violenza, dunque. Anche in Germania, con la bastonatura a sangue di un capo della AfD di Brema. Anche in mare con il sequestro dei 49 naufraghi, compresi donne e bambini, illegale e coattivo. I catalani sono più delicati, come i milanesi, ma anche lì stava per degenerare, e un po’ la cosa è degenerata. Il romano chiacchiera e fa la spesa, finché dura, a parte lo squadrismo del Verano e il bagno di sangue minacciato per difendere vittoriosamente lo scrocco di CasaPound. Il russo in genere è eliminato in patria e all’estero, a meno che non sia un pensionato da recuperare. Il polacco si allinea, più che altro. Il brasiliano dà la caccia ai gay e ai delinquenti con metodi da delinquenti. Il linguaggio violento contagia tutto e tutti, straborda, deborda, tracima o come si dice. Un’inondazione di violenza liquida, era forse questa la società liquida. All’odio politico, sentimento quasi naturale a considerarlo ora che è al tramonto, si sostituisce il disprezzo antropologico, e nessuno di noi ne è esente (pensate alla parola d’ordine qui inventata dal sottoscritto: combatterli per ciò che sono prima che per quel che fanno: una cosa orribile). Violenza, dunque, generatrice di nuova violenza, inevitabilmente. Anche Francesco è preoccupato, sente puzza di anni Trenta

 

A un certo punto, dopo Charlie Hebdo, dopo il 13 novembre di Parigi, forse anche molto prima, dicemmo da neoconservatori non pentiti che dovevamo applicare al terrorismo internazionale islamista una violenza incomparabilmente superiore alla sua, più strenua, ardua e forte. Avevamo evocato, a difesa dello status quo, cioè del way of life, o chiamatelo come volete, insomma della pace civile e opulenta di Neuilly, come dice Buttafuoco che sarà presto decapitato in quanto Giafar Al Sikli dalle nuove Giovanne d’Arco, ma per fortuna ha sette teste e sette vite, avevamo evocato, si diceva, una violenza che era nelle corde della società occidentale, però come guerra civile. Un piccolo errore di piazzamento del concetto, perdonabile?

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • Beresina

    Beresina

    09 Gennaio 2019 - 19:07

    Vera la denuncia della violenza anche se andrebbero meglio approfondite le cause che sono forse proprio nelle caratteristiche di questa società che apparentmeente Ferrara tanto ama.Però attenzione a stravolgere la realtà. due esempi, circa i "burini" gialli, come si fa aparlare di buoni stipendi quando nessuno, nemmeno quelli di En marceh contestano la realtà di un problema reale che tooca la Francia delle campagne e della provincia in genere. Secondo, i migranti sequestrati in mare son persone che nessuno può negare stiano cercando di entrare illegalmente in Europa, sapendo che una volta che sono sbarcati nessuno è in grado rimandarli indietro. Ferrara difende giustamente la legalità come nel caso della Francia, ma non vedo quale legalità sia difesa dalle ONG che raccolgono i migranti in mare che agiscono di fatto comeaiutop alla realizzazione di un progetto illegale. Doveroso salvare le vite in mare, ma questo non ha niente a che vedere con poi di fatto farli immigrare contra legem.

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  • bagattoniangela

    09 Gennaio 2019 - 14:02

    Alimentare odio e intolleranza è un corso e ricorso storico. Alimentarlo dallo scranno del Viminale finisce per danneggiare tutto e tutti.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    09 Gennaio 2019 - 12:12

    O accettiamo il Caso, il Karma, il Destino come duci o l’Uomo come la misura di tutte le cose. Tertium non datur. In ambedue casi la violenza è consustanziale. La Pace è un intervallo. Più o meno lungo, più o meno diffuso, più o meno condiviso, tra il manifestarsi delle nostre passioni, che, nel momento in cui erompono sono nativamente violente. Che non è solo violenza fisica. Siamo immersi nell'era dell’effimero, dei proclami deresponsabilizzanti, nel limbo anarchico dell’illusione del “popolo legislatore”, della Libertà a senso unico, degli eterni luoghi comuni venduti come verità. Il contesto ideale in cui i furbi, gli imbroglioni, i venditori di fumo, gli annusatori del vento di giornata, gli ambiziosi senza freno e morale e la violenza trovano i loro spazi. Ovviamente quelle genie non hanno alcun interesse a normalizzare la situazione: dovrebbero rinunciare al loro pane quotidiano.

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  • leless1960

    09 Gennaio 2019 - 11:11

    Sono da mesi d'accordo con questo articolo, che si respira aria di prefascismo, non solo per la violenza, ma soprattutto per la diffidenza verso le regole e le istituzioni parlamentari. Però, intimamente, segretamente, io che ho praticato tanti anni arti marziali, aspetto che mi capiti qualche violento a tiro, in particolare sogno di essere aggredito (legittima difesa) da un grillino.

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