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Scusate, ma chi li paga i “casseurs” gialli?

La ministra Schiappa denuncia la complicità di chi sostiene i violenti, anche dell’Italia. E si prende di puttana dell’Eliseo

11 Gennaio 2019 alle 06:16

Scusate, ma chi li paga i “casseurs” gialli?

Marlene Schiappa (foto LaPresse)

Milano. Ma chi li finanzia i “casseurs”, i gilet gialli violenti che picchiano, insultano, devastano, minacciano? Il Monde ha fatto un resoconto agghiacciante delle intimidazioni che arrivano ai deputati e simpatizzanti macroniani, con il racconto puntuale delle auto incendiate e degli atti di vandalismo targetizzati. C’è chi chiede allora: ma di che vivono questi violenti catarifrangenti? Da dove vengono i 120 mila e passa euro della colletta per l’ex pugile Christophe Dettinger, immortalato in un video di una manifestazione dei gilet gialli mentre picchia due agenti di polizia (si è poi costituito)? Il ministro per le Pari opportunità francese, Marlène Schiappa, ha detto che potrebbero esserci degli sponsor stranieri, “non è una domanda pretestuosa se si guardano le posizioni dei responsabili italiani”, ha aggiunto, e mentre puntualizzava, spiegava che questi gilet gialli sono molto popolari all’estero, in una parte ben precisa di mondo, è stata ricoperta di insulti. In Francia, in Italia, basta vedere i social: lei stessa ne ha elencati alcuni, “puttana ebrea, puttana dell’Eliseo, ti meriti un colpo in testa, ti prenderemo”, ha detto che le minacce arrivano online, al telefono, a migliaia, tutti i giorni. Ha denunciato, lo fa sempre, e ha ribadito: chi non dice nulla è complice.

 

L’accusa di complicità è una materia incandescente, anche tra gli stessi gilet gialli ci si scotta, perché chi vuole manifestare oggi non può più farlo senza dover portare il peso delle violenze. Non sono più una rivoluzione dal basso pacifica, i gilet gialli: sono aggressivi e intimidatori quando sono in piazza al sabato e per tutto il resto della settimana sono l’avamposto della lotta europea tra europeisti e antieuropeisti, forze liberali e forze antiliberali (con gli auguri di buone cose da parte dei putiniani e dei trumpiani). Non c’è bisogno di vedere i bonifici – anche se per le autorità francesi sarebbero utili – perché il sostegno ideologico, soprattutto senza condanna delle violenze, è già complicità, e non si è puttane dell’Eliseo quando la si denuncia.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    11 Gennaio 2019 - 16:04

    In effetti qualche dubbio potrebbe anche essere legittimo. Che ci siano gruppi e organizzazioni che cerchino di influenzare il voto elettorale europeo non è solo probabile ma certo. Macron rappresenta un pericolo per i sovranisti e gli antieuropeisti e come ormai dovremmo aver capito anche potenze esterne non vedono di buon occhio una Europa unita e potente. La Russia per dirne una ma anche gli Stati Uniti di Trump e non dimentichiamo la Cina. Insomma, i soldi per aizzare le folle potrebbero arrivare da tante parti, sia interne che esterne e sarebbe bene esserne consapevoli.

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  • pg.to

    11 Gennaio 2019 - 13:01

    Tra i gilets jaunes e i No Tav io vedo molte similitudini: tutti e due i movimenti non disdegnano di avere al loro interno i casseurs e i violenti (nel caso torinese tutti i peggiori soggetti dei centri sociali che riescono a radunare) Inutile che qualcuno nel movimento faccia finta di condannare le violenze: se non li allontanano vuol dire che sono espressamente conniventi.

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