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Velleitarismo più trucismo uguale Salvini

I tifosi, i porti, i flop. La dimensione velleitaria del Truce aggiunge un aspetto di farsa alla tragedia di averlo al Viminale

10 Gennaio 2019 alle 06:16

Velleitarismo più trucismo uguale Salvini

Matteo Salvini (foto Imagoeconomica)

Joseph Joubert non è un amico di Macron, ma uno scrittore francese tra Sette e Ottocento, e di poche parole. Sosteneva che il castigo dei cattivi principi o capi politici è che appaiono peggiori di quello che sono. Ecco, il Truce è anche un Velleitario. E’ meglio di come appare, nel senso che la sua sola attività conosciuta è apparire il peggio possibile. Porta voti, pensa, avere un cuore nutelloso grande così ma dissimularlo nel bolsonarismo ubriaco. In verità il...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    10 Gennaio 2019 - 17:05

    De gustibus … Non capisco, peccato mio, ovvio, tutto l’ossessivo, dissacrante, delegittimante impegno culturale contro Salvini. Profuma di pregiudizio, a prescindere. Attualmente, domani è un altro giorno, è l’unico in grado di imperdire che sul bianco del tricolore non vengano stampate le Cinque Stelle. Il logo della Casaleggio&Co.Si pensa forse di “democristianizzare” il Vaffa? Bah, con le platee italiche tutto fa brodo. Già, le platee.

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    • stearm

      10 Gennaio 2019 - 21:09

      Il mio giudizio su Salvini si basa su trent'anni di leghismo, esperienza che reputo, dati alla mano, fallimentare e velleitaria se paragonata alle dichiarazioni d'intenti. Prima di esprimere un giudizio sul leghismo quanto bisogna aspettare ancora e soprattutto cosa? Comunque va bene, giudichiamo Salvini fra cinque anni, ma almeno stabiliamo prima sulla base di cosa, perchè altrimenti si dirà anche fra cinque anni che qualunque giudizio si basa solo su un pregiudizio. Gli esami si dice non finiscono mai, per la Lega vale l'opposto: gli esami sono procrastinati a data da definire.

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  • leobrun

    10 Gennaio 2019 - 17:05

    Gli italiani, coglioni, continuano a tifare TRUCE, buon per loro.

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  • ancian99

    10 Gennaio 2019 - 15:03

    Mi sembra di capire da quanto leggo nei commenti che il velleitarismo non fa paura, non preoccupa nessuno. Mi sembra che manchi totalmente la memoria storica. Nessuno ricorda che con la farsa della Marcia su Roma cominciò il ventennio fascista. Vennero poi le leggi razziali, dopo che si concretizzarono l'amicizia con Hitler e l'alleanza con la Germania nazional-socialista che portò Mussolini, lacché di Hitler, a dichiarare la guerra contro la Francia e l'Inghilterra. Le amicizie di Salvini con capi di regimi sovranisti in Ungheria, in Polonia, consolidate mediante visite fatte senza averne il potere, senza una previa decisione collegiale del Consiglio dei Ministri, non interessano nessuno. Nessuno si preoccupa di sapere come un Ministro dell'Interno può assumere decisioni che travalicano i poteri previsti dalla Costituzione. Ciò significa che agli Italiani importa solo che i migranti non arrivino più in Italia, per godersi in pace il reddito di cittadinanza.

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    • stearm

      10 Gennaio 2019 - 16:04

      No, Ancian a me non fa paura tutto ciò in un senso ben specifico. Quelli che citi tu, come possibili precursori, erano dei folli esaltati, ma capaci. Qui stiamo parlando di Grillo e Salvini, ovvero due saltimbanchi televisivi (in quanto tali anche simpatici a modo loro). A me fa paura chi di questi fenomeni da baraccone ha paura, ovvero quella destra storicamente moderata che si sta calando le braghe di fronte appunto al clamore suscitato da questi saltimbanchi. A me fa paura Cameron che, per non perdere qualche voto, ha deciso di indire un referendum sull'uscita dall'Unione Europea senza nemmeno prefigurare un'opzione di uscita. Fanno paura i repubblicani, che terrorizzati dal velleitarismo spettacolare di Trump, si stanno calando letteralmente le braghe di fronte ai nativisti americani. Mi fanno paura gli Zagrebelski e i Galli della Loggia, anche la Gabanelli la considero una pericolosa giacobina. Ma che Grillo e Salvini governino la vedo più come nemesi, spero governino a lungo.

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  • stearm

    10 Gennaio 2019 - 13:01

    Essere velleitario è il più grande pregio di Salvini. Velleitario comunque è anche l'humus sociale e culturale che ha prodotto Salvini (e tutto il leghismo), ovvero quello della decadente provincia padana. L'unico lascito del leghismo sono rotonde e capannoni, un pò poco per competere sui mercati globali, tralasciando il giudizio estetico, che però conta anch'esso, perchè il capitale umano non è esteticamente attratto da un paesaggio di rotonde e capannoni che si estende per chilometri, quindi, potendo scegliere, non si trasferisce di certo in Brianza o nel Trevigiano. Anzi, il capitale umano che vi si forma nonostante il nulla che lo circonda, alla prima occasione fa le valigie e se ne va. E chi rimane appunto quando vede una rotonda si commuove e pensa che sia la più grande invenzione del secolo. Doppia selezione: i migliori scappano, chi resta, vede in Salvini il Messia. Viva comunque il velleitarismo. Se Robespierre fosse stato velleitario, ci saremmo risparmiati il Terrore.

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    • Dario

      Dario

      10 Gennaio 2019 - 15:03

      Condivido in parte. I capannoni e le rotonde, che certamente abbondano, non sono proprio tutto quello che le amministrazioni leghiste hanno lasciato al nord-est e alla Lombardia. Queste due regioni restano ai vertici per la sanità, per la produttività, per gli esiti scolastici e universitari, e persino per la gestione degli immigrati (grazie semplicemente al fatto che dove c'è lavoro anche l'integrazione viaggia molto più speditamente, come insegna l'esperienza tutta italiana degli anni '50-'60). Lo so che non è tutta farina del sacco leghista, e anzi per molti aspetti certi risultati si sono ottenuti a dispetto di. Ed è vero che l'Emilia Romagna, mai leghista, viaggia più o meno agli stessi livelli. Però che la Lega abbia almeno garantito la manutenzione di una macchina che funzionava benino se non bene, mi pare che non si possa negare, specialmente se il confronto è fatto con altre situazioni italiche. Partire da una buona base facilita di molto il percorso.

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      • eleonid

        10 Gennaio 2019 - 15:03

        Se non sbaglio la Lega nasceva sulle ceneri delle rovine della DC per opporsi ai comunisti. O meglio i leghisti erano ex comunisti che da furbacchioni avevano , come oggi fatto dal M5s, cavalcato la protesta dei laboriosi ed intraprendenti nordisti che si vedevano spellare dalle tasse di uno Stato governato da una classe politica senza più orientamento e allo sfascio . Quindi se il nord ha mantenuto buoni standard economici e sociali è soprattutto per la gente che lo abitava e spero ancora lo abiti che a voglia di fare impresa , e che si è espressa politicamente in parte per la Lega, in parte per Forza Italia ed in parte per il PD. Oggi ,stando ai sondaggi, sembrerebbe che sia la Lega del truce a beneficiare di questo retaggio. Staremmo a vedere come andrà a finire , con le cazzate che la Lega sta facendo nel governo gialloverde.

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        • Dario

          Dario

          10 Gennaio 2019 - 18:06

          Abbastanza d'accordo, tranne sul fatto che i leghisti fossero ex comunisti. Questo è successo di recente. Prima erano ex democristiani. Se va a vedere le percentuali di voto praticamente coincidono. Dopo l'89 i democristiani sono andati in libera uscita, la chiesa non li tratteneva più e poiché nel nord la componente DC era fondamentalmente destrorsa quando la DC è esplosa sono finiti in gran parte nella Lega o in FI, ad annate alterne.

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        • stearm

          10 Gennaio 2019 - 17:05

          Sì, Eleonid, tutto vero, ma sono passati 30 anni e hanno governato ininterrottamente in molte delle regioni e provincie più ricche ed economicamente avanzate del paese. Dopo 30 anni bisognerebbe anche chiedersi se una forza che si è presentata e viene considerata dai suoi elettori come una forza 'rivoluzionaria' abbia prodotto qualche cambiamento in questi ultimi trent'anni. Se il retaggio è non aver fatto danni, è un retaggio fallimentare. Che poi, se chiedi a un elettore leghista, ti dice che in realtà si stava meglio trent'anni fa, ma certo la colpa deve essere di qualcun'altro, non di chi hanno scelto loro come classe dirigente, anche perchè, ad essere onesti, hanno votato se stessi, ovvero l'amministratore leghista vede veramente il mondo come il suo elettore medio, è uno di loro, sono uno espressione dell'altro. Di Salvini ce ne sono milioni tra la Brianza e il Friuli. E qui è il vero dramma però. Perchè il legame è forte e impervio all'evidenza, un fallimento collettivo.

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      • stearm

        10 Gennaio 2019 - 15:03

        La mia critica non era poi così radicale. Non hanno distrutto nulla, relativamente al passato. ma il lascito -inteso come quello 30 anni (no, dico 30 anni) il leghismo ha portato di nuovo- sono le rotonde. Il problema quale è allora? Che in 30 anni il mondo è cambiato, l'immobilismo quando gli altri si trasformano è una sconfitta. 30 anni sono tanti. Insomma, il velleitarismo che Ferrara imputa a Salvini è l'altra faccia dell'immobilismo che contrassegna il trentennio di amministrazioni leghiste), ovvero chi vuole cambiare tutto e non riesce a cambiare nulla è velleitario e genera appunto immobilismo, ovvero nulla cambia, nè in bene nè in peggio, almeno in assoluto. Relativamente equivale però ad un declino. Pure i russi con Putin non stanno messi peggio che prima di Putin, è che in molte parti del mondo -sia in occidente che altrove- gli ultimi trent'anni- si sono sviluppati e anche le masse ne hanno beneficiato. Ecco magari in Brianza o in Veneto non se ne sono accorti.

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        • Dario

          Dario

          10 Gennaio 2019 - 19:07

          Forse ha ragione. Il Lombardo Veneto (che poi bisognerebbe distinguere...) va avanti in una aurea medietas, che diventa mediocritas se confrontato con le esperienze europee più avanzate (fa eccezione però Milano, che è in piena trance agonistica), per esempio in materia ambientale, paesaggistica e di welness complessivo. Il tentativo ad esempio di promuovere le colline del prosecco a territorio unesco, sul modello della val d'Orcia è fallito perché a differenza delle colline del Brunello quelle di Conegliano-Valdobbiadene sono state stravolte dalla monocultura; si è arrivati a spianare la sommità di alcuni colli per lavorarci meglio i vigneti, per tacere delle irrorazioni dei pesticidi con l'elicottero, ora per fortuna vietate. Però se per l'Italia si deve parlare di rinnovamento non vedo da dove si debba partire se non dalla Pianura Padana.

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    • stearm

      10 Gennaio 2019 - 15:03

      E l'autonomia o l'indipendenza delle regioni del Nord non cambierebbero questo stato delle cose. C'è un problema di selezione avversa delle elites. Se si prende chi ha amministrato negli ultimi trent'anni un comune del trevigiano e lo si mette a governare tutto il Nord Italia, i risultati non potranno essere che esponenzialmente catastrofici. Bisognerebbe importare amministratori da Singapore per risollevare il Nord Italia e, visto che gli elettori del Nord non voterebbero mai per uno che non parla qualche forma di dialetto lombardo-veneto, non sottoporre l'operato dell'amministrato importato da Singapore al giudizio del popolo. Insomma, come la mettiamo, è game-over, un lento inesorabile declino/suicidio collettivo. Capisco che Giorgetti rispetto a Salvini sembra pure intelligente, e certamente lo è relativamente alla ristrettezza culturale dell'ambiente da cui è emerso. Fosse nato a Singapore, Giorgetti avrebbe fatto l'amministratore di condominio.

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