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Se anche “Neruda è uno stupratore”

#MeToo contro il Nobel cileno. Ma se cade anche il vate dell’amore per le donne e dell’impegno, chi si salva?

25 Novembre 2018 alle 06:05

Se anche “Neruda è uno stupratore”

Foto tratta da Wikipedia

Roma. Se non si salva neppure Don Pablo Neruda, il poeta dell’amore e dell’impegno politico, l’antifascista perseguitato, il vate rosso che canta la bellezza delle donne, i loro “seni di corrente immobile”, immortalato nel film “Il Postino” con Massimo Troisi, chi potrà mai salvarsi? Ha iniziato il Times Literary Supplement: “Vale la pena ancora leggere Neruda?”. Si inizia con un articolo di giornale e si finisce con una campagna per impedire che il sommo poeta comunista, premio Nobel per la Letteratura, dia il proprio nome all’aeroporto internazionale di Santiago del Cile.

 

La Camera bassa del paese ha votato lo scorso mese per intitolare l’aeroporto a Neruda, noto per il suo enciclopedico Canto General, la grande storia in versi delle Americhe. E come racconta il Guardian, è subito partita una campagna contro la decisione, sostenuta dal movimento NiUnaMenos contro il femminicidio e dal movimento globale #MeToo. “Non c’è ragione per rinominare l’aeroporto in un momento in cui le donne stanno solo ora iniziando a denunciare i loro abusatori”, ha detto l’attivista Karen Vergara Sánchez. L’attuale controversia scaturisce da una pagina del libro di memorie del poeta, in cui descrive una scena di sesso con una cameriera di Ceylon, dove Neruda aveva occupato un posto da diplomatico nel 1929. Neruda racconterà di averla presa per il polso e portata in camera da letto. “L’incontro è stato simile a quello fra un uomo e una statua” ha raccontato il poeta. Isabel Allende, autrice e attivista per i diritti delle donne, ha affermato che “come molte giovani femministe in Cile, sono disgustata da alcuni aspetti della vita di Neruda”, aggiungendo però che “il Canto General è ancora un capolavoro”. L’artista cilena Carla Moreno ha ritratto l’osannato poeta rosso con una spirale di escrementi in testa e il titolo “Maschilista progressista”. Neruda è finito nel mirino della storica confederazione sindacale spagnola, la Comisiones Obreras de España. Due studiose, l’educatrice Yera Moreno e l’accademica Melani Penna, hanno stilato per quel sindacato un decalogo che contempla al punto sette l’abolizione dalle letture obbligatorie di scrittori “maschilisti e misogini”, in primis Neruda. Mario Vargas Llosa, il peruviano Nobel per la Letteratura, ha scritto sul País: “Attualmente il più risoluto nemico della letteratura, che pretende di depurarla dal maschilismo, da molteplici pregiudizi e immoralità, è il femminismo che appoggia apertamente questa offensiva antiletteraria e anticulturale”. Ha continuato Vargas Llosa che “è ovvio che, con questo tipo di approccio a un’opera letteraria, non ci sia romanzo della letteratura occidentale che scampi all’incinerimento. ‘Santuario’, per esempio, in cui il degenerato Popeye svergina la pura Temple con una pannocchia non avrebbe dovuto essere proibito, e William Faulkner, il suo autore, spedito all’ergastolo?”.

 

E perché non spedirci anche Arthur Koestler, l’autore di “Buio a mezzogiorno” e stupratore seriale? O il Nobel William Golding, l’autore del “Signore delle mosche”, che ha ammesso di aver cercato da adolescente di stuprare una ragazza di quindici anni? Neruda non era, come vogliono far credere le femministe, “malato di sessismo”. Era invece, come avrebbe detto un altro Nobel per la Letteratura, il messicano Octavio Paz, “malato di stalinismo”. E’ per quel peccato, forse, che non gli andrebbe intitolato un aeroporto.

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