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La libertà è la vita

Ciò che vogliamo proteggere e ciò a cui non vogliamo rinunciare. Pensare alle alternative per trovare il giusto confine

28 Marzo 2020 alle 06:00

La libertà è la vita

(foto LaPresse)

Il punto in fondo è tutto lì: che ne sarà delle nostre libertà? E’ stato scritto da molti in questi giorni che tra coloro che verranno maggiormente colpiti dalla furia del coronavirus non ci sono soltanto esseri in carne e ossa ma anche soggetti il cui profilo corrisponde più a una categoria del pensiero che a quella di un essere umano. Ci si interroga giustamente, e lo facciamo tutti ogni giorno, su quale siano le misure più adatte per governare...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    28 Marzo 2020 - 15:28

    Al direttore - Non è il "buonismo" in sé, brutto neologismo applicato a gogò, ma il modo di usarlo e diffonderlo per mascherare interessi terreni, di parte e settoriali. Vale anche per il sovranismo e la libertà.

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  • In77rn

    28 Marzo 2020 - 14:17

    È vergognoso abdicare a ogni diritto universale per difendere solo sulla carta la speranza di vita di pochi. Un concetto di suicidio collettivo con il placet di un popolo terrorizzato h24 da giornali e tv. Un passo verso lo stato totalitario a 5 stelle.

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  • pietro spina

    28 Marzo 2020 - 09:49

    A me pare che il problema non sia tanto "a quali libertà siamo disposti a rinunciare adesso", perché ci stiamo rinunciando tutti e poco importa quanto sia obtorto il collo (anche se definire "schizzinosi" quelli che manifestano la sofferenza mi pare poco rispettoso). Il problema è quale libertà stiamo pensando per il dopo, per il tempo normale, per la fine dell'emergenza. E quello che preoccupa è che non riusciamo a pensare quale sarà la fine dell'emergenza e si fa strada l'idea che il tempo normale non tornerà o non sarà più come prima (con il retropensiero, più o meno esplicito, che il nostro stile di vita di prima era sbagliato, era la colpa che ci ha portato a questo o ci ha esposto a questo senza le protezioni che hanno coloro che hanno rinunciato da tempo alla libertà, è questo che significa prospettar il modello cinese). Si può rinunciare a tutta la libertà, oggi, in nome di una libertà futura, ma se la prospettiva è una libertà condizionata? Pensiamo al dopo.

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  • In77rn

    28 Marzo 2020 - 09:11

    Seguendo il ragionamento di Cerasa: se alla fine proprio occorre, anche se un po' a malincuore, va benissimo così. Per tutelare il 4 per mille degli italiani, gli altri finiscano tutti vittime di provvedimenti da stato totalitario per mesi o anni. Va bene così: per salvare (forse) qualcuno, che si sacrifichino tutti quei diritti costituzionali che (dice oggi Cerasa) poi alla fine snobbiamo nel quotidiano. Quindi via il diritto alla libera circolazione, nel cestino quello all'istruzione, al macero quello al lavoro, nel cesso quello all'iniziativa imprenditoriale, a monte quello alla professione religiosa. Qualcuno dirà: ma tutto, pur di tutelare quello alla salute e dunque alla vita! Ammesso e non concesso il sacrificio valesse la pena, Cerasa ha forse notato che abbiamo il record mondiale delle vittime e che Europa o non Europa le scelte del nostro governo che scimmiottano quelle cinesi dello Hubei (oggi in rivolta) sono del tutto fallimentari? Va bene così?

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