Le regionali

Gualtieri spinge D'Amato, ma si prepara a Rocca. E sui rifiuti conta su Meloni

Gianluca De Rosa

Nel Pd si spera ancora nel sorpasso dell'assessore uscente, ma intanto a palazzo Senatorio blindano i dossier caldi: Giubileo, Expo, termovalorizzatore e metro

Il sogno di Roberto Gualtieri è che Alessio D’Amato riesca a fare un colpaccio che avrebbe del clamoroso: vincere le elezioni regionali del Lazio, evitando, dopo 10 anni di governo di centrosinistra a guida Nicola Zingaretti, che la Regione passi alla destra. “E’ un politico e un uomo straordinario, serve una Regione che aiuti la capitale”, diceva ieri alla chiusura della campagna elettorale. Il sindaco di Roma è stato tra i primi a convincersi sul nome di D’Amato. Unito all’uscente assessore alla Sanità da un punto: il sì convinto a al termovalorizzatore della capitale, che un pezzo di Pd locale avrebbe volentieri sacrificato sull’altare dell’alleanza elettorale con il M5s. Gualtieri sa però anche che quella spaccatura potrebbe portare alla sconfitta: i voti a Donatella Bianchi, candidata di Giuseppe Conte, potrebbero essere fatali. Ieri era alla Garbatella per la chiusura della campagna elettorale del candidato governatore dem: “Possiamo vincere”, ha gridato. Con un pezzo di testa però il sindaco e il suo staff guardano già alla probabile coabitazione con la nuova giunta regionale di centrodestra guidata da Francesco Rocca.


Il sindaco non brilla per empatia e verve comunicativa, ma tutti gli riconoscono ottime doti diplomatiche, perfezionate negli anni al Parlamento europeo quando con David Sassoli e Antonio Tajani faceva squadra bipartisan per l’Italia. Gualtieri ha cerchiato pochi obiettivi, ma chiari e importanti. Da un lato i grandi eventi: il Giubileo del 2025 e il lavoro per portare nella capitale l’Expo del 2030. Dall’altro le due grandi sfide di Roma: rifiuti e trasporti, con l’obiettivo di costruire il nuovo termovalorizzatore e di dare un input decisivo all’ampliamento della rete metropolitana della capitale. Sono questi i pilastri che non dovranno crollare. Per evitare che la coabitazione possa in qualche modo toccarli il sindaco punta più in alto, non a via Cristoforo Colombo, sede della presidenza della Regione, ma a Palazzo Chigi. Fiducioso in una leale collaborazione della premier, Giorgia Meloni dalla Garbatella, che per la capitale ha già dimostrato di avere una speciale sensibilità. “Per Roma con Meloni c’è piena convergenza”, dicono ogni volta che si tocca l’argomento in Campidoglio. E in effetti il lavoro sul Giubileo sta procedendo: il dpcm per far partire le gare da 1,8 miliardi è stato pubblicato. Meloni ha affidato il dossier al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Sui trasporti il governo non solo ha confermato gli 1,2 miliardi per andare avanti con la metro C, ma ne ha aggiunto un altro per permettere il completamento della linea. I fondi inizialmente non erano in legge di bilancio e si racconta che sarebbe stata proprio la premier a superare gli storici veti della Ragioneria dello Stato preoccupata dagli extracosti. Anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sembra essersi appassionato alla questione. Solo nell’ultimo mese insieme al sindaco ha visitato due volte i cantieri della linea verde.


Più spinosa la questione del termovalorizzatore. Parlando con il Foglio Rocca lo ha già detto: “Noi faremo un nostro piano rifiuti e con Gualtieri vorremmo parlare”, lasciando intendere che l’impianto non si discuterà, ma su come e dove farlo vorrà mettere bocca. Anche su questo Gualtieri spera in Meloni. Attualmente la norma voluta dal governo Draghi dà al sindaco poteri commissariali (nel suo ruolo di commissario per il Giubileo) in deroga totale al piano rifiuti regionale. Insomma, se Rocca volesse mettere i bastoni tra le ruote al sindaco dovrebbe cambiare la legge passando dal Parlamento. A Palazzo senatorio sono convinti che questo non accadrà. A far sperare il sindaco è il voto su un emendamento presentato mesi fa dal M5s e da Sinistra italiana, un documento che chiedeva di limitare i poteri conferiti a Gualtieri, usando come argine proprio il piano rifiuti regionale, contro quell’atto Pd e centrodestra hanno votato insieme.


Intanto però si spera nel miracolo di D’Amato. Perché accada Roma sarà cruciale. Nelle altre province fermare il centrodestra è impossibile, ma il voto di Roma è forse in grado di ribaltare l’esito. Per vincere, è il calcolo che si fa nel Pd in queste ore, bisogna prendere 80-100 mila voti in più del centrodestra, che in caso di bassa affluenza significa quasi il 10 per cento in più. Un’impresa. Bisogna ricordare che al primo turno delle amministrative che elessero il sindaco, Gualtieri arrivò secondo, a 30 mila voti di distanza da Michetti. Questa volta però la coalizione conta anche il Terzo polo di Calenda che allora di voti ne prese poco meno di 220 mila.