(Foto di Ansa) 

Il retroscena

"Vi aspetto da me in Thailandia", da Bettini gli inviti ai dem e a Conte

Simone Canettieri

Tutti cercano l'ideologo del Pd che è sull'isola di Koh Samui e aspetta gli amici per quest'estate. Sullo sfondo il dopo Zingaretti e il futuro del M5s. Ecco chi andrà a trovarlo

Estate 2022 a Koh Samui, bettiniani già precettati. Goffredo li sta chiamando a raccolta. Uno a uno. “Mi venite a trovare a giugno?”. Qualcuno giura di aver già preso il biglietto, altri promettono di aver chiesto le ferie. L’invito è stato fatto arrivare anche al “caro Giuseppe”, che alla fonte dell’ideologo si abbevera. I due sono diventati molto amici, si sa. Che farà Conte? Passate le amministrative, troverà qualche giorno per  staccare un po’? “Troppo rischioso, vi immaginate le polemiche se si venisse a sapere?”, raccontano dal M5s. L’ex premier in questa fase deve essere sempre visibile e al centro della pugna: guerra in Ucraina, a Draghi e al Pd, no termovalorizzatore di Roma (questa sera incontra Virginia Raggi e i consiglieri comunali capitolini alle 19 nella sede del partito). Colpo su colpo. E’ la nuova strategia. Come dimostrato anche domenica per la finale degli Internazionali di tennis (Conte era in prima fila, tribuna vip, l’unico a non alzarsi in piedi durante la premiazione perché, come gli era stato consigliato, altrimenti in tv “ti riprendono all’altezza dell’addome” invece eccotelo dietro a Novak Djokovic su tutti gli schermi, in una sorta di effetto Dpcm sulla terra rossa). 


Tuttavia l’isola thailandese, dove Bettini da sempre si rigenera, chiama. E dunque “a Koh Samui, a Koh Samui!”. La prospettiva non è male per i fortunati convocati. La giornata tipo di Goffredo venne raccontata in una mitica intervista raccolta dal Corriere: libri, nuotate in piscina, tre famiglie adottive a tenergli compagnia, monaci buddisti che pregano in sottofondo, pochissime telefonate ma di altissima qualità politica. E silenzio. L’ideale per chiudere l’ultima fatica letteraria. Una messa in stato d’accusa del Pd, con tanto di bussola internazionale per il dopo Draghi. “Una bomba”, confidano i  beninformati, intenzionati a prendere per la gola i curiosi con il saggio che uscirà a settembre per  Edizioni Ponte Sisto. Il buon Goffredo manca a un pezzo di sinistra e anche a Giuseppe Conte, capo dei grillini, avvistato più volte dalle parti di via Po, nella capitale, dove il monaco tiene la residenza italiana. “Ci vediamo presto”, si sono salutati così, l’ultima volta. E chissà se alla fine non ci scapperà un blitz. L’amicizia per l’ideologo del modello Roma – “ma io non mi occupo di Roma da una vita!” – è un valore sacro che non ha età. E allora tra i fortunati precettati ci dovrebbe essere Federico Lobuono, enfant prodige del Campidoglio, assunto nel gabinetto del sindaco Roberto Gualtieri per occuparsi delle politiche giovanili e dell’inclusione di genere.

Sogna di diventare sindaco della notte e intanto studierà quella magica della Thailandia. Fedelissimi in trasferta. Pochi, ma sceltissimi. Maurizio Venafro, Andrea Cocco. Capaci dirigenti regionali (ed ex) a cui è stato recapitato l’invito: “Che fate, mi venite a trovare?”.  Al di là delle legittime rimpatriate, il Pd romano, e dunque quello nazionale, è in subbuglio. C’è da scegliere il successore di Nicola Zingaretti nel Lazio. Al momento i due candidati alle primarie sono gli assessori Alessio D’Amato e Daniele Leodori. I due quasi non si parlano. E si rinfacciano a vicenda strani rapporti con l’opposizione, usata da una o dall’altra parte per far uscire negli ultimi anni scandaletti e falle nel Lazio (esempio: la vicenda della truffa delle mascherine durante il Covid). Bettini vorrebbe Enrico Gasbarra, ex europarlamentare e amministratore di lungo corso.

Ma Goffredo ha uomini in tutti i comitati dei candidati”. Il senatore dem Bruno Astorre non vuole dimettersi da segretario regionale: pensa alle prossime liste elettorali, è l’accusa interna. E poi c’è da scegliere il segretario del Pd di Roma: se sarà Valeria Baglio, capogruppo in Aula Giulio Cesare, potrebbe liberare il posto a Giulia Tempesta (molto vicina al potentissimo deputato Claudio Mancini). Che caos. E poi le alleanze, il rapporto con il M5s di Conte (sabato 28 maggio gli attivisti M5s hanno precettato piazza Sant’Apostoli per una manifestazione). Servirebbe un miracolo, un uomo di ingegno e rara finezza politica. La sera andavamo a Koh Samui.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.