Draghi torna dall'America e si arrabbia: "Sul Pnrr basta sabotaggi"

E Centinaio si smarca da Giorgetti e Garavaglia. La faccenda delle spiagge accende la faida nel Carroccio

Valerio Valentini

Il ddl Concorrenza è ancora impantanato. Le manovre di Lega, Forza Italia e Pd per bloccare la messa a gara delle concessioni balneari. Prima la richiesta di una nuova proroga di 5 anni, poi l'idea di ricorrere al golden power. Le avvertenze della Commissione europea e l'ira del premier, che ora vuole un chiarimento dai leader politici. L'ipotesi della fiducia

Più che una furbizia, nella bugia innocente c’era forse  premura. Che insomma  il “capo ufficio”, come lo chiamano i suoi collaboratori, aveva da pensare alla guerra, al colloquio con Joe Biden, all’incontro con Janet Yellen, e starlo ad angustiare con le lagne dei balneari pareva di un sadismo innecessario. Per cui “tranquillo, presidente”, gli era stato detto, “sul ddl Concorrenza è tutto a posto”. E così al suo ritorno, quando Mario Draghi s’è accorto che a posto non è, e che il confronto coi partiti è sempre impantanato lì, spiaggiato, le rassicurazioni tradite si sono tramutate in collera: “Ma non è possibile”.  Del resto i giorni che dovevano essere di mediazione s’erano risolti nel solito stallo, non privo di provocazioni. Al punto che l’ultima versione presentata a Palazzo Chigi dai relatori di maggioranza prevedeva addirittura l’applicazione del golden power sulle concessioni balneari. Il bagnasciuga come bene strategico, gli ombrelloni come asset sensibile. Addirittura.

Non che fosse l’unico, degli elementi farseschi contenuti nella bozza presentata al governo, in una trasversale battaglia per la conservazione, dal leghista Paolo Ripamonti e dal dem Stefano Collina. Che alla già generosa mediazione  avanzata dal sottosegretario alla Presidenza, Roberto Garofoli, il quale prospettava una proroga di due anni oltre il termine del 2023 indicato dal Consiglio di stato per la sospensione delle concessioni, e in più garantiva degli indennizzi per i gestori uscenti, rilanciavano come negoziatori incalliti. Cinque anni di proroga, ma solo dopo aver concluso una mappatura completa delle concessioni esistenti: quindi, teoricamente, il rinvio delle gare all’anno del mai. E poi, appunto, la più strampalata delle proposte: l’applicazione  del golden power, per evitare “intrusioni straniere” e scongiurare “il rischio di una svendita delle nostre spiagge a grandi player extraeuropei”. Giustificazioni al limite del risibile.

E però la manovra, spudorata, ha comunque avuto il suo effetto. Quello, cioè, di fare in modo che neppure giovedì si avviasse il voto in commissione Industria al Senato, dove il ddl Concorrenza giace da mesi in attesa che si risolva quest’ultimo punto: i balneari.

Il tutto, del resto, risponde a una chiara strategia del logoramento che vede coinvolti, a vario titolo e in diversa misura, un po’ tutti i partiti, con Lega e Forza Italia in testa a fomentare la rabbia degli operatori, a paventare disastri, a incitare i sindacati, anziché rabbonirli, perché continuino a protestare contro la Bolkestein. “Tanto il tempo gioca dalla nostra parte: Draghi, quando capirà che sui balneari si spiaggia, per non perdere il treno del Pnrr deciderà di stralciare quell’articolo”, ripete Maurizio Gasparri. E nella Lega la situazione è ancora più surreale. Perché il compromesso studiato da Garofoli è stato messo a punto col consenso di due ministri del Carroccio: Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia. E però Gian Marco Centinaio, sottosegretario all’Agricoltura, quasi attribuendosi una delega non riconosciutagli, come rivendicando la bontà di quella proroga  delle concessioni al 2033 da lui voluta in epoca di Conte I, nonostante il Consiglio di stato l’abbia intanto bocciata, insiste perché i suoi senatori non cedano. E quelli non cedono. E allora Pd e M5s stanno alla finestra: “Se a destra si ergono a paladini dei balneari, perché dovremmo essere noi a intestarci questa misura, proprio in un anno elettorale?”.

Non se ne esce. E infatti Garofoli ha deciso che non è più il caso di perpetrare questo rito estenuante delle riunioni a Palazzo Chigi. E, anzi, ha spiegato ai capigruppo di maggioranza che finché non si risolve la faccenda dei balneari viene sospeso pure l’iter della delega fiscale. Anche perché è al ddl Concorrenza che va data priorità, visto che su quello incombono le scadenze europee. Entro dicembre la legge deve essere pienamente approvata: ma per varare i decreti attuativi, il ddl dovrebbe essere licenziato da entrambe le Camere entro il prossimo mese. E invece deve ancora iniziare l’esame in commissione al Senato.

Ecco perché, forse, l’elemento che, solo, può cambiare l’inerzia di questa partita, è appunto l’arrabbiatura di Draghi. Il quale ha lasciato intendere che se davvero le mediazioni proposte sono state rigettate dai partiti, tanto vale tornare alla versione iniziale. E  andare alla conta. Ricorrendo, se servisse, anche alla fiducia. Perché “sul Pnrr non si accettano sabotaggi”, e perché la Commissione europea ha già spiegato a Palazzo Chigi che, benché non contemplata nel piano del Recovery, la risoluzione della questione dei balneari serve a superare una procedura d’infrazione per la quale ogni anno, da molti anni, l’Italia viene rimbrottata da Bruxelles. E del resto già sulla messa a gara delle concessioni idroelettriche, che Lega e M5s volevano fosse la più lasca possibile, gli ispettori di Ursula von der Leyen sono stati così pignoli da suggerire al governo di evitare ogni tentativo di raggiro delle norme comunitarie. Ed è per questo che la prossima settimana non è escluso che il premier chieda, anche su questo, un chiarimento politico ai leader di maggioranza. 
 

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  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.