Così il M5s ha trovato un modo per fare entrare Dibba in Parlamento a settembre

Valerio Valentini

Nelle prossime ore il deputato Emilio Carelli verrà nominato consigliere in AgCom. Alla Camera si liberà il seggio di Fiumicino: e il descamisado di Vigna Clara è il candidato naturale per quel collegio 

L'incastro perfetto, lo chiamano nel M5s. Laddove si dimostra che pure la perfezione è un concetto impalpabile, fumoso, di sicuro discutibile. Per i grillini, ad esempio, perfetto è uno schema che prevede di liberare un seggio alla Camera per poterlo concedere ad Alessandro Di Battista. Il marchingegno elaborato ha a che vedere col gran ballo delle nomine che s'aprirà domani in Parlamento, e che verrà inaugurato col rinnovo di vertici dell'AgCom. L'accordo di maggioranza, chiuso in queste ore e ormai considerato blindato, prevede che il nuovo presidente sia Giacomo Lasorella, vice segretario generale di Montecitorio, gradito a Luigi Di Maio. E che, in qualità di consiglieri, siano eletti due deputati. Il primo è Antonello Giacomelli, vice presidente della commissione di Vigilanza Rai, già sottosegretario renziano al Mise ma da sempre uomo assai vicino a Dario Franceschini. L'altro è Emilio Carelli, ex direttore di SkyTg24 entrato nelle grazie del M5s che voleva mostrare un volto istituzionale alla vigilia delle politiche del 2018, e attuale responsabile Comunicazione del partito. L'intesa tra Pd e M5s stabilisce che il primo venga votato congiuntamente dalla Camera, il secondo dal Senato. Entrambi, però, pescati dagli scranni di Montecitorio. Una stranezza, certo. Ma è una stranezza che si spiega alla luce della fragilità della maggioranza a Palazzo Madama, dove qualsiasi riduzione della truppa rischierebbe di essere esiziale, dacché, una volta eletti, i nuovi consiglieri dell'Agenzia per le garanzie nelle telecomunicazioni dovranno rinunciare al loro incarico parlamentare. 

  

E allora qui sta il nodo. O meglio, l'incastro che consentirebbe di raggiungere la supposta perfezione. Perché Emilio Carelli è stato eletto alla Camera in un collegio uninominale. Che, nella fattispecie, quello di Fiumicino e dintorni. E dunque l'idea di candidare Dibba, il milite ignobile di Vigna Clara, in un collegio che raccoglie i voti della periferia ovest di Roma, è qualcosa di più di una tentazione. Sarebbe, appunto, un disegno fin troppo conciliante coi desideri dell'ex reporter di dubbio talento, poi aspirante falegname per caso, quindi responsabile editoriale a tempo perso e infine promotore di congressi di partito a giorni alterni, uomo insomma in cerca di occupazione stabile e di lauto compenso mensile, tanto più ora che sta per diventare padre per la seconda volta. E, si sa, chi tiene famiglia alla fine si accontenta: anche di dover tornare in Parlamento passando dalla porta di servizio delle elezioni suppletive.

 

L'appuntamento col destino potrebbe essere a settembre. Quando, accorpandole con le regionali e le amministrative, si terranno anche le elezioni per riassegnare i seggi di Camera e Senato rimasti vacanti. In Sardegna si dovrà eleggere il sostituto di Vittoria Bogo Deledda, senatrice del M5s prematuramente scomparsa. E a Fiumicino, appunto, il subentro di Carelli. Dibba non ha mai fatto mistero di voler tornare sul proscenio della politica che conta, costretto com'è a brancicare nel buio del suo status da ex deputato. E in fondo, anche chi non lo ama nel M5s – e nei gruppi parlamentari sono in parecchi a non amarlo – la considera un'ipotesi auspicabile, nella convinzione che, una volta accontentato, il descamisado romano, costante motivo di fibrillazione per il governo e per il Movimento per via delle sue proposte a metà tra il provocatorio e il bislacco, possa rientrare nei ranghi e dismettere il ruolo di picconatore. 

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