Di Maio e Dibba alla guerra degli stracci

Redazione

Il duello fra il ministro e il leader descamisado può segnare la fine del grillismo

La seconda fase del grillismo assomiglia in parte alla prima, con il rinnovato duello fra l’azzimato Luigi Di Maio e il descamisado Alessandro Di Battista per la guida del M5s. Senza ormai più inibizioni, tornato dalle sue lunghe vacanze iraniane dov’era andato in cerca d’ispirazione, l’ex deputato ha detto che i Cinque stelle hanno bisogno di un congresso. Dibba è dunque in campagna elettorale, con il solito contorno di fregnacce terzomondiste e no global con una decina di anni di ritardo. Ma anche Di Maio non è da meno, nei suoi panni di ministro degli Esteri, ormai già consumato nel ruolo di steward a Pratica di Mare e Ciampino. Il M5s dovrà ancora convivere con il rinnovato scontro, che va avanti dal giorno in cui il partito di Grillo era un movimento di protesta. La differenza rispetto a qualche mese fa è che c’è anche un terzo incomodo, stavolta: Giuseppe Conte. Il premier ambisce a una qualche leadership, non è ancora chiaro se del M5s o del presunto partito di Conte. Per Di Maio è più semplice sfidare Dibba, che sembra sempre pronto a salire e concionare su un palco con un casco in mano, pronto a spaventare i moderati. Di Maio, di fronte a Dibba, può sempre presentarsi come quello “normale” (si fa per dire); un politico ormai di lungo corso che ha fatto il vicepresidente della Camera, il vicepresidente del Consiglio e il ministro degli Esteri.

 

 

 

Di Maio e Dibba insomma si giocano le spoglie del M5s, che per la prima volta da quando esistono si trovano di fronte a un bivio. La scissione è possibile, diversamente da prima, anche perché Conte è un elemento di instabilità per il M5s. I sondaggi dicono che è l’unico che si salva del governo, il che va a scapito degli ego di ministri e altri leader di partito. E se Di Maio è il M5s che s’è fatto casta, Dibba resta il fasciocomunista delle origini. La polarizzazione è destinata ad aumentare, anche perché da una parte Di Maio sarà insidiato dalle ambizioni di Conte, dall’altra Dibba cercherà di recuperare la paccottiglia antiestablishment rimasta disorientata. E più lo scontro sarà vero, più saranno elevate le possibilità di osservare uno spassoso processo al grillismo. Forse è il caso di recuperare qualche pacchetto di popcorn avanzato a Renzi.

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